I martiri testimoni della risurrezione
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- Created: 07 Aprile 2015
GERUSALEMME, 7. «Ogni giorno, in Medio oriente, siamo testimoni di avvenimenti tragici che ci rendono ancora contemporanei del calvario. Ma la nostra gioia e la nostra fede nel Risorto nessuno ce la può togliere, perché il Signore ci invita da oggi, benché in mezzo alle difficoltà, a gustare le primizie della sua Risurrezione».
È quanto ha affermato il patriarca di Gerusalemme dei Latini, monsignor Fouad Twal, durante la messa della Domenica di Pasqua celebrata al Santo Sep olcro. Il patriarca, rivolgendosi ai numerosi fedeli, ha suggerito di seppellire nella tomba di Cristo le inclinazioni mondane, le incoerenze, le divisioni religiose, la violenza, la mancanza di fede e le paure. «Da questa tomba sono uscite la luce e la pace.
È quanto ha affermato il patriarca di Gerusalemme dei Latini, monsignor Fouad Twal, durante la messa della Domenica di Pasqua celebrata al Santo Sep olcro. Il patriarca, rivolgendosi ai numerosi fedeli, ha suggerito di seppellire nella tomba di Cristo le inclinazioni mondane, le incoerenze, le divisioni religiose, la violenza, la mancanza di fede e le paure. «Da questa tomba sono uscite la luce e la pace.
EGITTO - Posa della prima pietra della chiesa dedicata ai “Martiri di Libia”
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- Created: 01 Aprile 2015
Il governatore di Minya aveva tenuto una riunione del comitato di conciliazione con rappresentanti anziani e autorevoli dei clan familiari cristiani e musulmani della zona. All'incontro avevano partecipato anche alti rappresentanti dell'esercito e delle forze di sicurezza. Gli incontri di conciliazione e l'intervento di autorità giudiziarie e militari sono serviti anche a superare le proteste e le resistenze che gruppi islamisti locali avevano messo in atto nel tentativo di bloccare il progetto di costruzione della chiesa, sponsorizzato dal governo. (GV)
© (Agenzia Fides 1/4/2015).
© (Agenzia Fides 1/4/2015).
Chiesa nel mondo Giornata Missionari Martiri: 1.062 uccisi dal 1980 al 2014
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- Created: 23 Marzo 2015
Domani, 24 marzo si celebra la “Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei Missionari Martiri”, promossa dal Movimento Giovanile delle Pontificie Opere Missionarie, nel giorno anniversario dell’assassinio di mons. Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador (24 marzo 1980), che sarà beatificato il 23 maggio. L’iniziativa intende ricordare, con la preghiera e il digiuno, tutti i missionari che sono stati uccisi nel mondo e gli operatori pastorali che hanno versato il sangue per testimoniare il Vangelo.
1.602 missionari uccisi dal 1980 al 2014
Secondo i dati in possesso dell’agenzia Fides, nel decennio 1980-1989
1.602 missionari uccisi dal 1980 al 2014
Secondo i dati in possesso dell’agenzia Fides, nel decennio 1980-1989
«L’ISIS TIENE IN OSTAGGIO DECINE DI FAMIGLIE; UN 17ENNE È STATO MARTIRIZZATO»
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- Created: 26 Febbraio 2015
L’Isis avanza in Siria e conquista due villaggi Cristiani Assiri nella regione del Khabour. La notizia proviene dall’Archimandita Emanuel Youkhana del CAPNI (Christian Aid Program Nohadra-Iraq): i terroristi hanno circondato due villaggi del governatorato di Hassaké (al confine con l’Iraq): Tel Shamiram e Tel Hormizd. Decine di famiglie sono state fatte prigioniere: 50 di Tel Shamiram, 26 di Tel Gouran e 28 di Tel Jazira, mentre altri 14 giovani (12 uomini e 2 donne) sono tenuti in ostaggio dai miliziani sunniti. Un 17enne di nome Milad è stato martirizzato e ucciso.
I martiri della Libia tra i santi della Chiesa copta
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- Created: 23 Febbraio 2015
Ad appena una settimana dalla loro esecuzione il patriarca copto Tawadros ha inserito i nomi dei 21 martiri trucidati dall'Is nel Synaxarium di Giorgio Bernardelli
Santi subito e non solo nella percezione dei cristiani egiziani. Ad appena una settimana dal loro barbaro eccidio, il papa copto Tawadros II ha deciso di iscrivere i 21 martiri - sgozzati dal sedicente Stato islamico in Libia semplicemente perché cristiani - nel Synaxarium, cioè nel libro della Chiesa copta.
Tawadros ha anche stabilito che la loro memoria sia celebrata il giorno 8 del mese di Amshir, che corrisponde al 15 febbraio del calendario gregoriano ed è il giorno in cui è stato diffuso il video della loro macabra uccisione. Significativamente il patriarca copto ha deciso di mantenere quella data nonostante il calendario liturgico copto preveda per quel giorno la festa della Presentazione di Gesù al Tempio.
Santi subito e non solo nella percezione dei cristiani egiziani. Ad appena una settimana dal loro barbaro eccidio, il papa copto Tawadros II ha deciso di iscrivere i 21 martiri - sgozzati dal sedicente Stato islamico in Libia semplicemente perché cristiani - nel Synaxarium, cioè nel libro della Chiesa copta.
Tawadros ha anche stabilito che la loro memoria sia celebrata il giorno 8 del mese di Amshir, che corrisponde al 15 febbraio del calendario gregoriano ed è il giorno in cui è stato diffuso il video della loro macabra uccisione. Significativamente il patriarca copto ha deciso di mantenere quella data nonostante il calendario liturgico copto preveda per quel giorno la festa della Presentazione di Gesù al Tempio.
INDIA - EGITTO Card. Gracias: Il martirio dei copti egiziani porti dialogo e pace tra tutte le religioni
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- Created: 20 Febbraio 2015
di Card. Oswald Gracias*
*arcivescovo di Mumbai, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici di rito latino dell'India (Ccbi) e della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche (Fabc).
(Ha collaborato Nirmala Carvalho)
Come presidente della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche (Fabc), l'arcivescovo di Mumbai invia ad AsiaNews un messaggio di cordoglio alle comunità cristiane in Egitto e in Libia. "Preghiamo per loro e per la conversione dei cuori di quelli che hanno commesso questi crimini".
Mumbai (AsiaNews) - I nostri cuori sanguinano per i 21 cittadini egiziani copti uccisi in Libia. Noi membri della Chiesa dell'Asia chiniamo la nostra testa in preghiera e offriamo le nostre condoglianze e il nostro affetto a Sua Santità papa Tawadros II, alle famiglie dei martiri, al popolo egiziano e a mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, vicario apostolico di Tripoli.
Questo assassinio deliberato di 21 giovani uomini innocenti - uccisi solo perché cristiani - è un atto malvagio e codardo. Dinanzi alla morte, questi martiri hanno mostrato un coraggio, una forza e una dignità immensi.
Preghiamo affinché il sacrificio delle loro vite porti grazie di pace per tutta la famiglia copta, nel mezzo di questi crimini insensati e tragici. Nel primo giorno di Quaresima, ho offerto la mia eucarestia per loro, pregando per l'eterno riposo delle anime dei nostri 21 copti cristiani e per le loro famiglie in lutto.
Questo atto crudele sottolinea il bisogno urgente di promuovere la pace e il dialogo tra le religioni, e la necessità urgente e pressante di correggere quelle visioni distorte, false e ingannevoli di Dio e della religione. Quanto accaduto è contro la natura di Dio e contro tutte le religioni. Preghiamo per loro e per la conversione dei cuori di quelli che hanno commesso questi crimini.
© asianews - 20.2.2015
*arcivescovo di Mumbai, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici di rito latino dell'India (Ccbi) e della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche (Fabc).
(Ha collaborato Nirmala Carvalho)
Come presidente della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche (Fabc), l'arcivescovo di Mumbai invia ad AsiaNews un messaggio di cordoglio alle comunità cristiane in Egitto e in Libia. "Preghiamo per loro e per la conversione dei cuori di quelli che hanno commesso questi crimini".
Mumbai (AsiaNews) - I nostri cuori sanguinano per i 21 cittadini egiziani copti uccisi in Libia. Noi membri della Chiesa dell'Asia chiniamo la nostra testa in preghiera e offriamo le nostre condoglianze e il nostro affetto a Sua Santità papa Tawadros II, alle famiglie dei martiri, al popolo egiziano e a mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, vicario apostolico di Tripoli.
Questo assassinio deliberato di 21 giovani uomini innocenti - uccisi solo perché cristiani - è un atto malvagio e codardo. Dinanzi alla morte, questi martiri hanno mostrato un coraggio, una forza e una dignità immensi.
Preghiamo affinché il sacrificio delle loro vite porti grazie di pace per tutta la famiglia copta, nel mezzo di questi crimini insensati e tragici. Nel primo giorno di Quaresima, ho offerto la mia eucarestia per loro, pregando per l'eterno riposo delle anime dei nostri 21 copti cristiani e per le loro famiglie in lutto.
Questo atto crudele sottolinea il bisogno urgente di promuovere la pace e il dialogo tra le religioni, e la necessità urgente e pressante di correggere quelle visioni distorte, false e ingannevoli di Dio e della religione. Quanto accaduto è contro la natura di Dio e contro tutte le religioni. Preghiamo per loro e per la conversione dei cuori di quelli che hanno commesso questi crimini.
© asianews - 20.2.2015
INDIA - EGYPT Card. Gracias: May the Martyrdom of the Egyptian Copts bring dialogue and peace among all religions
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- Created: 20 Febbraio 2015
by Card. Oswald Gracias*
* Archbishop of Mumbai, president of the Latin rite Catholic Bishops Conference of India (CCBI) and the Federation of Asian Bishops' Conferences (FABC).
(Nirmala Carvalho contributed)
As president of the Federation of Asian Bishops' Conferences (FABC), the Archbishop of Mumbai sends AsiaNews a message of condolence to the Christian communities in Egypt and Libya. "We pray for them and for the conversion of the hearts of those who have committed these crimes."
* Archbishop of Mumbai, president of the Latin rite Catholic Bishops Conference of India (CCBI) and the Federation of Asian Bishops' Conferences (FABC).
(Nirmala Carvalho contributed)
As president of the Federation of Asian Bishops' Conferences (FABC), the Archbishop of Mumbai sends AsiaNews a message of condolence to the Christian communities in Egypt and Libya. "We pray for them and for the conversion of the hearts of those who have committed these crimes."
Church in Middle East - Coptic martyrs were poor 'but near to God'
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- Created: 18 Febbraio 2015
(Vatican Radio) The 21 Coptic Christians killed by Islamic militants in Libya were “very poor people, but very near to God,” said Fr Rafic Grieche, spokesman for the Catholic Church in Egypt.
“[These men] were not theologians, they were not people who even read the Bible or can read…but they have this faith and were brave,” he said in an interview with Vatican Radio.
Fr Greiche explained 17 of the men killed by the militants were from village of Samalut in Minya, and three others were from a village nearby. The men went to Libya as migrant workers to support their families.
“Two of these men did not even see their babies who were delivered during their kidnapping,” said Fr Greiche.
“[These men] were not theologians, they were not people who even read the Bible or can read…but they have this faith and were brave,” he said in an interview with Vatican Radio.
Fr Greiche explained 17 of the men killed by the militants were from village of Samalut in Minya, and three others were from a village nearby. The men went to Libya as migrant workers to support their families.
“Two of these men did not even see their babies who were delivered during their kidnapping,” said Fr Greiche.
Una selva di croci e nomi di martiri nel deserto dell'Arabia saudita
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- Created: 28 Gennaio 2015
E' la scoperta di un gruppo franco-saudita di archeologi capeggiati dal prof. Frédéric Imbert. Risalgono al periodo 470-475, quando l'usurpatore Yussuf ordinò il massacro dei cristiani, di cui vi è anche un'eco nel Corano. Un segno della vasta diffusione del cristianesimo nella penisola arabica fino all'arrivo dell'islam.
Vescovo di Islamabad: Paese sotto shock per il martirio di Peshawar, uniti contro il terrorismo
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- Created: 17 Dicembre 2014
di Jibran Khan
Mons. Rufin Anthony ha guidato una veglia di preghiera per ricordare le vittime dell’attacco talebano alla scuola militare. Nell’assalto sono morti 132 studenti, poco più che bambini, e nove insegnanti. Le drammatiche testimonianze dei sopravvissuti. Condanna unanime di leader religiosi cristiani e musulmani, politici e società civile. Il premier pakistano reintroduce la pena di morte per terrorismo.
Mons. Rufin Anthony ha guidato una veglia di preghiera per ricordare le vittime dell’attacco talebano alla scuola militare. Nell’assalto sono morti 132 studenti, poco più che bambini, e nove insegnanti. Le drammatiche testimonianze dei sopravvissuti. Condanna unanime di leader religiosi cristiani e musulmani, politici e società civile. Il premier pakistano reintroduce la pena di morte per terrorismo.
Papa e Patriarca ecumenico: Il martirio del Medio Oriente feconda il cammino unitario dei cristiani
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- Created: 30 Novembre 2014
Nella Dichiarazione congiunta che chiude la visita di Francesco in Turchia, i due vertici della Chiesa occidentale e orientale sottolineano di nuovo l'urgenza della piena unità: "Come i martiri sono seme fecondo per la vita cristiana, così l'ecumenismo della sofferenza aiuta il cammino unitario". Auspicato un dialogo con l'islam: "Musulmani e cristiani sono chiamati a lavorare insieme per amore della giustizia, della pace e del rispetto della dignità e dei diritti di ogni persona". Il testo integrale.
Istanbul (AsiaNews) - Come il sangue dei martiri "è stato seme di forza e di fertilità per la Chiesa, così anche la condivisione delle sofferenze quotidiane può essere uno strumento efficace di unità". Lo scrivono papa Francesco e il Patriarca ortodosso ecumenico Bartolomeo nella Dichiarazione comune che chiude la visita del pontefice in Turchia, in occasione della festa di Sant'Andrea. I vertici della Chiesa occidentale e di quella orientale auspicano anche un dialogo costruttivo con l'islam: "Lavoriamo insieme per la pace, la giustizia e la dignità di ogni persona". Di seguito il testo completo della Dichiarazione.
Noi, Papa Francesco e il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, esprimiamo la nostra profonda gratitudine a Dio per il dono di questo nuovo incontro che ci consente, in presenza dei membri del Santo Sinodo, del clero e dei fedeli del Patriarcato Ecumenico, di celebrare insieme la festa di Sant'Andrea, il primo chiamato ed il fratello dell'Apostolo Pietro. Il nostro ricordo degli Apostoli, che proclamarono la buona novella del Vangelo al mondo, attraverso la loro predicazione e la testimonianza del martirio, rafforza in noi il desiderio di continuare a camminare insieme al fine di superare, con amore e fiducia, gli ostacoli che ci dividono.
In occasione dell'incontro a Gerusalemme dello scorso maggio, nel quale abbiamo ricordato lo storico abbraccio tra i nostri venerabili predecessori Papa Paolo VI ed il Patriarca Ecumenico Atenagora, abbiamo firmato una dichiarazione congiunta. Oggi, nella felice occasione di un ulteriore fraterno incontro, vogliamo riaffermare insieme le nostre comuni intenzioni e preoccupazioni.
Esprimiamo la nostra sincera e ferma intenzione, in obbedienza alla volontà di nostro Signore Gesù Cristo, di intensificare i nostri sforzi per la promozione della piena unità tra tutti i cristiani e soprattutto tra cattolici e ortodossi. Vogliamo inoltre sostenere il dialogo teologico promosso dalla Commissione Mista Internazionale, che, istituita esattamente trentacinque anni fa dal Patriarca Ecumenico Dimitrios e da Papa Giovanni Paolo II qui al Fanar, sta trattando attualmente le questioni più difficili che hanno segnato la storia della nostra divisione e che richiedono uno studio attento e approfondito. A tal fine, assicuriamo la nostra fervente preghiera come Pastori della Chiesa, chiedendo ai fedeli di unirsi a noi nella comune invocazione che «tutti siano una sola cosa ... perché il mondo creda» (Gv 17,21).
Esprimiamo la nostra comune preoccupazione per la situazione in Iraq, in Siria e in tutto il Medio Oriente. Siamo uniti nel desiderio di pace e di stabilità e nella volontà di promuovere la risoluzione dei conflitti attraverso il dialogo e la riconciliazione. Riconoscendo gli sforzi già fatti per offrire assistenza alla regione, ci appelliamo al contempo a tutti coloro che hanno la responsabilità del destino dei popoli affinché intensifichino il loro impegno per le comunità che soffrono e consentano loro, comprese quelle cristiane, di rimanere nella loro terra natia. Non possiamo rassegnarci a un Medio Oriente senza i cristiani, che lì hanno professato il nome di Gesù per duemila anni. Molti nostri fratelli e sorelle sono perseguitati e sono stati costretti con la violenza a lasciare le loro case. Sembra addirittura che si sia perduto il valore della vita umana e che la persona umana non abbia più importanza e possa essere sacrificata ad altri interessi. E tutto questo, tragicamente, incontra l'indifferenza di molti. Come San Paolo ci ricorda: «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui» (1 Cor 12,26).
Questa è la legge della vita cristiana e in questo senso noi possiamo dire che c'è anche un ecumenismo della sofferenza. Come il sangue dei martiri è stato seme di forza e di fertilità per la Chiesa, così anche la condivisione delle sofferenze quotidiane può essere uno strumento efficace di unità. La terribile situazione dei cristiani e di tutti coloro che soffrono in Medio Oriente richiede non solo una costante preghiera, ma anche una risposta appropriata da parte della comunità internazionale.
Le grandi sfide che ha di fronte il mondo nella situazione attuale, richiedono la solidarietà di tutte le persone di buona volontà. Pertanto, riconosciamo l'importanza anche della promozione di un dialogo costruttivo con l'Islam, basato sul mutuo rispetto e sull'amicizia. Ispirati da comuni valori e rafforzati da un genuino sentimento fraterno, musulmani e cristiani sono chiamati a lavorare insieme per amore della giustizia, della pace e del rispetto della dignità e dei diritti di ogni persona, specialmente nelle regioni dove essi, un tempo, vissero per secoli in una coesistenza pacifica e adesso soffrono insieme tragicamente per gli orrori della guerra. Inoltre, come leader cristiani, esortiamo tutti i leader religiosi a proseguire e a rafforzare il dialogo interreligioso e a compiere ogni sforzo per costruire una cultura di pace e di solidarietà fra le persone e fra i popoli.
Ricordiamo anche tutti i popoli che soffrono a causa della guerra. In particolare, preghiamo per la pace in Ucraina, un Paese con un'antica tradizione cristiana, e facciamo appello alle parti coinvolte nel conflitto a ricercare il cammino del dialogo e del rispetto del diritto internazionale per mettere fine al conflitto e permettere a tutti gli Ucraini di vivere in armonia. I nostri pensieri sono rivolti a tutti i fedeli delle nostre Chiese nel mondo, che salutiamo, affidandoli a Cristo nostro Salvatore, perché possano essere testimoni instancabili dell'amore di Dio. Innalziamo la nostra fervente preghiera a Dio affinché conceda il dono della pace, nell'amore e nell'unità, a tutta la famiglia umana.
«Il Signore della pace vi dia la pace sempre e in ogni modo. Il Signore sia con tutti voi» (2 Ts 3,16).
© asianews --
Istanbul (AsiaNews) - Come il sangue dei martiri "è stato seme di forza e di fertilità per la Chiesa, così anche la condivisione delle sofferenze quotidiane può essere uno strumento efficace di unità". Lo scrivono papa Francesco e il Patriarca ortodosso ecumenico Bartolomeo nella Dichiarazione comune che chiude la visita del pontefice in Turchia, in occasione della festa di Sant'Andrea. I vertici della Chiesa occidentale e di quella orientale auspicano anche un dialogo costruttivo con l'islam: "Lavoriamo insieme per la pace, la giustizia e la dignità di ogni persona". Di seguito il testo completo della Dichiarazione.
Noi, Papa Francesco e il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, esprimiamo la nostra profonda gratitudine a Dio per il dono di questo nuovo incontro che ci consente, in presenza dei membri del Santo Sinodo, del clero e dei fedeli del Patriarcato Ecumenico, di celebrare insieme la festa di Sant'Andrea, il primo chiamato ed il fratello dell'Apostolo Pietro. Il nostro ricordo degli Apostoli, che proclamarono la buona novella del Vangelo al mondo, attraverso la loro predicazione e la testimonianza del martirio, rafforza in noi il desiderio di continuare a camminare insieme al fine di superare, con amore e fiducia, gli ostacoli che ci dividono.
In occasione dell'incontro a Gerusalemme dello scorso maggio, nel quale abbiamo ricordato lo storico abbraccio tra i nostri venerabili predecessori Papa Paolo VI ed il Patriarca Ecumenico Atenagora, abbiamo firmato una dichiarazione congiunta. Oggi, nella felice occasione di un ulteriore fraterno incontro, vogliamo riaffermare insieme le nostre comuni intenzioni e preoccupazioni.
Esprimiamo la nostra sincera e ferma intenzione, in obbedienza alla volontà di nostro Signore Gesù Cristo, di intensificare i nostri sforzi per la promozione della piena unità tra tutti i cristiani e soprattutto tra cattolici e ortodossi. Vogliamo inoltre sostenere il dialogo teologico promosso dalla Commissione Mista Internazionale, che, istituita esattamente trentacinque anni fa dal Patriarca Ecumenico Dimitrios e da Papa Giovanni Paolo II qui al Fanar, sta trattando attualmente le questioni più difficili che hanno segnato la storia della nostra divisione e che richiedono uno studio attento e approfondito. A tal fine, assicuriamo la nostra fervente preghiera come Pastori della Chiesa, chiedendo ai fedeli di unirsi a noi nella comune invocazione che «tutti siano una sola cosa ... perché il mondo creda» (Gv 17,21).
Esprimiamo la nostra comune preoccupazione per la situazione in Iraq, in Siria e in tutto il Medio Oriente. Siamo uniti nel desiderio di pace e di stabilità e nella volontà di promuovere la risoluzione dei conflitti attraverso il dialogo e la riconciliazione. Riconoscendo gli sforzi già fatti per offrire assistenza alla regione, ci appelliamo al contempo a tutti coloro che hanno la responsabilità del destino dei popoli affinché intensifichino il loro impegno per le comunità che soffrono e consentano loro, comprese quelle cristiane, di rimanere nella loro terra natia. Non possiamo rassegnarci a un Medio Oriente senza i cristiani, che lì hanno professato il nome di Gesù per duemila anni. Molti nostri fratelli e sorelle sono perseguitati e sono stati costretti con la violenza a lasciare le loro case. Sembra addirittura che si sia perduto il valore della vita umana e che la persona umana non abbia più importanza e possa essere sacrificata ad altri interessi. E tutto questo, tragicamente, incontra l'indifferenza di molti. Come San Paolo ci ricorda: «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui» (1 Cor 12,26).
Questa è la legge della vita cristiana e in questo senso noi possiamo dire che c'è anche un ecumenismo della sofferenza. Come il sangue dei martiri è stato seme di forza e di fertilità per la Chiesa, così anche la condivisione delle sofferenze quotidiane può essere uno strumento efficace di unità. La terribile situazione dei cristiani e di tutti coloro che soffrono in Medio Oriente richiede non solo una costante preghiera, ma anche una risposta appropriata da parte della comunità internazionale.
Le grandi sfide che ha di fronte il mondo nella situazione attuale, richiedono la solidarietà di tutte le persone di buona volontà. Pertanto, riconosciamo l'importanza anche della promozione di un dialogo costruttivo con l'Islam, basato sul mutuo rispetto e sull'amicizia. Ispirati da comuni valori e rafforzati da un genuino sentimento fraterno, musulmani e cristiani sono chiamati a lavorare insieme per amore della giustizia, della pace e del rispetto della dignità e dei diritti di ogni persona, specialmente nelle regioni dove essi, un tempo, vissero per secoli in una coesistenza pacifica e adesso soffrono insieme tragicamente per gli orrori della guerra. Inoltre, come leader cristiani, esortiamo tutti i leader religiosi a proseguire e a rafforzare il dialogo interreligioso e a compiere ogni sforzo per costruire una cultura di pace e di solidarietà fra le persone e fra i popoli.
Ricordiamo anche tutti i popoli che soffrono a causa della guerra. In particolare, preghiamo per la pace in Ucraina, un Paese con un'antica tradizione cristiana, e facciamo appello alle parti coinvolte nel conflitto a ricercare il cammino del dialogo e del rispetto del diritto internazionale per mettere fine al conflitto e permettere a tutti gli Ucraini di vivere in armonia. I nostri pensieri sono rivolti a tutti i fedeli delle nostre Chiese nel mondo, che salutiamo, affidandoli a Cristo nostro Salvatore, perché possano essere testimoni instancabili dell'amore di Dio. Innalziamo la nostra fervente preghiera a Dio affinché conceda il dono della pace, nell'amore e nell'unità, a tutta la famiglia umana.
«Il Signore della pace vi dia la pace sempre e in ogni modo. Il Signore sia con tutti voi» (2 Ts 3,16).
© asianews --
TURKEY -VATICAN Pope and Ecumenical Patriarch: May the martyrdom of the Middle East nourish the journey of Christian unity
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- Created: 30 Novembre 2014
In the Common Declaration that ends the visit of Francis to Turkey, the two leaders of the Western and the Eastern Churches again emphasize the urgency for full unity, "Just as the blood of the martyrs was a seed of strength and fertility for the Church, so too the sharing of daily sufferings can become an effective instrument of unity". Call for dialogue with Islam, "Muslims and Christians are called to work together for the sake of justice, peace and respect for the dignity and rights of every person”. The full text.
Istanbul (AsiaNews) - Just as the blood of martyrs "the blood of the martyrs was a seed of strength and fertility for the Church, so too the sharing of daily sufferings can become an effective instrument of unity". This is the message at the heart of the Common Declaration signed today by Pope Francis and Orthodox Patriarch Bartholomew I. The signing brings to an end the pontiff's visit to Turkey, on the feast of St. Andrew. The leaders of the Western and the Eastern Churches also hope for a constructive dialogue with Islam: "To work together for the sake of justice, peace and respect for the dignity and rights of every person". Below is the full text of the Declaration.
We, Pope Francis and Ecumenical Patriarch Bartholomew I, express our profound gratitude to God for the gift of this new encounter enabling us, in the presence of the members of the Holy Synod, the clergy and the faithful of the Ecumenical Patriarchate, to celebrate together the feast of Saint Andrew, the first-called and brother of the Apostle Peter. Our remembrance of the Apostles, who proclaimed the good news of the Gospel to the world through their preaching and their witness of martyrdom, strengthens in us the aspiration to continue to walk together in order to overcome, in love and in truth, the obstacles that divide us.
On the occasion of our meeting in Jerusalem last May, in which we remembered the historical embrace of our venerable predecessors Pope Paul VI and the Ecumenical Patriarch Athenagoras, we signed a joint declaration. Today on the happy occasion of this further fraternal encounter, we wish to re-affirm together our shared intentions and concerns.
We express our sincere and firm resolution, in obedience to the will of our Lord Jesus Christ, to intensify our efforts to promote the full unity of all Christians, and above all between Catholics and Orthodox. As well, we intend to support the theological dialogue promoted by the Joint International Commission, instituted exactly thirty-five years ago by the Ecumenical Patriarch Dimitrios and Pope John Paul II here at the Phanar, and which is currently dealing with the most difficult questions that have marked the history of our division and that require careful and detailed study. To this end, we offer the assurance of our fervent prayer as Pastors of the Church, asking our faithful to join us in praying "that all may be one, that the world may believe" (Jn17:21).
We express our common concern for the current situation in Iraq, Syria and the whole Middle East. We are united in the desire for peace and stability and in the will to promote the resolution of conflicts through dialogue and reconciliation. While recognizing the efforts already being made to offer assistance to the region, at the same time, we call on all those who bear responsibility for the destiny of peoples to deepen their commitment to suffering communities, and to enable them, including the Christian ones, to remain in their native land. We cannot resign ourselves to a Middle East without Christians, who have professed the name of Jesus there for two thousand years. Many of our brothers and sisters are being persecuted and have been forced violently from their homes. It even seems that the value of human life has been lost, that the human person no longer matters and may be sacrificed to other interests. And, tragically, all this is met by the indifference of many. As Saint Paul reminds us, "If one member suffers, all suffer together; if one member is honoured, all rejoice together" (1 Cor 12:26). This is the law of the Christian life, and in this sense we can say that there is also an ecumenism of suffering. Just as the blood of the martyrs was a seed of strength and fertility for the Church, so too the sharing of daily sufferings can become an effective instrument of unity. The terrible situation of Christians and all those who are suffering in the Middle East calls not only for our constant prayer, but also for an appropriate response on the part of the international community.
The grave challenges facing the world in the present situation require the solidarity of all people of good will, and so we also recognize the importance of promoting a constructive dialogue with Islam based on mutual respect and friendship. Inspired by common values and strengthened by genuine fraternal sentiments, Muslims and Christians are called to work together for the sake of justice, peace and respect for the dignity and rights of every person, especially in those regions where they once lived for centuries in peaceful coexistence and now tragically suffer together the horrors of war. Moreover, as Christian leaders, we call on all religious leaders to pursue and to strengthen interreligious dialogue and to make every effort to build a culture of peace and solidarity between persons and between peoples. We also remember all the people who experience the sufferings of war. In particular, we pray for peace in Ukraine, a country of ancient Christian tradition, while we call upon all parties involved to pursue the path of dialogue and of respect for international law in order to bring an end to the conflict and allow all Ukrainians to live in harmony.
Our thoughts turn to all the faithful of our Churches throughout the world, whom we greet, entrusting them to Christ our Saviour, that they may be untiring witnesses to the love of God. We raise our fervent prayer that the Lord may grant the gift of peace in love and unity to the entire human family.
"May the Lord of peace himself give you peace at all times and in every way. The Lord be with all of you" (2 Thess 3:16).
From the Phanar, 30 November 2014
© asianews
Istanbul (AsiaNews) - Just as the blood of martyrs "the blood of the martyrs was a seed of strength and fertility for the Church, so too the sharing of daily sufferings can become an effective instrument of unity". This is the message at the heart of the Common Declaration signed today by Pope Francis and Orthodox Patriarch Bartholomew I. The signing brings to an end the pontiff's visit to Turkey, on the feast of St. Andrew. The leaders of the Western and the Eastern Churches also hope for a constructive dialogue with Islam: "To work together for the sake of justice, peace and respect for the dignity and rights of every person". Below is the full text of the Declaration.
We, Pope Francis and Ecumenical Patriarch Bartholomew I, express our profound gratitude to God for the gift of this new encounter enabling us, in the presence of the members of the Holy Synod, the clergy and the faithful of the Ecumenical Patriarchate, to celebrate together the feast of Saint Andrew, the first-called and brother of the Apostle Peter. Our remembrance of the Apostles, who proclaimed the good news of the Gospel to the world through their preaching and their witness of martyrdom, strengthens in us the aspiration to continue to walk together in order to overcome, in love and in truth, the obstacles that divide us.
On the occasion of our meeting in Jerusalem last May, in which we remembered the historical embrace of our venerable predecessors Pope Paul VI and the Ecumenical Patriarch Athenagoras, we signed a joint declaration. Today on the happy occasion of this further fraternal encounter, we wish to re-affirm together our shared intentions and concerns.
We express our sincere and firm resolution, in obedience to the will of our Lord Jesus Christ, to intensify our efforts to promote the full unity of all Christians, and above all between Catholics and Orthodox. As well, we intend to support the theological dialogue promoted by the Joint International Commission, instituted exactly thirty-five years ago by the Ecumenical Patriarch Dimitrios and Pope John Paul II here at the Phanar, and which is currently dealing with the most difficult questions that have marked the history of our division and that require careful and detailed study. To this end, we offer the assurance of our fervent prayer as Pastors of the Church, asking our faithful to join us in praying "that all may be one, that the world may believe" (Jn17:21).
We express our common concern for the current situation in Iraq, Syria and the whole Middle East. We are united in the desire for peace and stability and in the will to promote the resolution of conflicts through dialogue and reconciliation. While recognizing the efforts already being made to offer assistance to the region, at the same time, we call on all those who bear responsibility for the destiny of peoples to deepen their commitment to suffering communities, and to enable them, including the Christian ones, to remain in their native land. We cannot resign ourselves to a Middle East without Christians, who have professed the name of Jesus there for two thousand years. Many of our brothers and sisters are being persecuted and have been forced violently from their homes. It even seems that the value of human life has been lost, that the human person no longer matters and may be sacrificed to other interests. And, tragically, all this is met by the indifference of many. As Saint Paul reminds us, "If one member suffers, all suffer together; if one member is honoured, all rejoice together" (1 Cor 12:26). This is the law of the Christian life, and in this sense we can say that there is also an ecumenism of suffering. Just as the blood of the martyrs was a seed of strength and fertility for the Church, so too the sharing of daily sufferings can become an effective instrument of unity. The terrible situation of Christians and all those who are suffering in the Middle East calls not only for our constant prayer, but also for an appropriate response on the part of the international community.
The grave challenges facing the world in the present situation require the solidarity of all people of good will, and so we also recognize the importance of promoting a constructive dialogue with Islam based on mutual respect and friendship. Inspired by common values and strengthened by genuine fraternal sentiments, Muslims and Christians are called to work together for the sake of justice, peace and respect for the dignity and rights of every person, especially in those regions where they once lived for centuries in peaceful coexistence and now tragically suffer together the horrors of war. Moreover, as Christian leaders, we call on all religious leaders to pursue and to strengthen interreligious dialogue and to make every effort to build a culture of peace and solidarity between persons and between peoples. We also remember all the people who experience the sufferings of war. In particular, we pray for peace in Ukraine, a country of ancient Christian tradition, while we call upon all parties involved to pursue the path of dialogue and of respect for international law in order to bring an end to the conflict and allow all Ukrainians to live in harmony.
Our thoughts turn to all the faithful of our Churches throughout the world, whom we greet, entrusting them to Christ our Saviour, that they may be untiring witnesses to the love of God. We raise our fervent prayer that the Lord may grant the gift of peace in love and unity to the entire human family.
"May the Lord of peace himself give you peace at all times and in every way. The Lord be with all of you" (2 Thess 3:16).
From the Phanar, 30 November 2014
© asianews
Card. Tauran: cristiani e yazidi "veri martiri" vittime di violenze
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- Created: 25 Novembre 2014
“Non possiamo rimanere in silenzio o indifferenti di fronte all’estrema, inumana e multiforme violenza subita dai cristiani e yazidi” in Iraq. Lo ha detto il card. Jean Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, al Colloquio Interreligioso tra Cristiani e Musulmani in corso nella capitale iraniana Teheran.
Greco-cattolici: tempo di martirio per la nostra chiesa nell'Est Ucraina
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- Created: 21 Agosto 2014
Il martirio nell’indifferenza
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- Created: 29 Luglio 2014
di MANUEL NIN
Per la mia ordinazione sacerdotale un amico monaco eremita mi regalò una Bibbia di Mosul, che riprendeva e completava alcune edizioni della Scrittura secondo l’antichissima versione siriaca detta Peshitta. Edita dal metropolita siro-cattolico di Damasco, Mor Clemens Joseph David, e con una prefazione del metropolita caldeo di Amid (Diyarbakir), Jirjis Abdisho Khayyat, è un testo importante che include libri che non si trovano nella Bibbia ebraica.
Per la mia ordinazione sacerdotale un amico monaco eremita mi regalò una Bibbia di Mosul, che riprendeva e completava alcune edizioni della Scrittura secondo l’antichissima versione siriaca detta Peshitta. Edita dal metropolita siro-cattolico di Damasco, Mor Clemens Joseph David, e con una prefazione del metropolita caldeo di Amid (Diyarbakir), Jirjis Abdisho Khayyat, è un testo importante che include libri che non si trovano nella Bibbia ebraica.
Da Sarajevo un no alla violenza in nome di Dio, imparando dalla testimonianza dei martiri
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- Created: 19 Giugno 2014
di Bernardo Cervellera
Al Convegno internazionale di Oasis, il card. Alencherry spinge i cristiani a fare il primo passo nel dialogo. La testimonianza del card. Puljic durante l'assedio di Sarajevo. Le guerre "religiose" utilizzate dai media, dai politici, dai commercianti di armi. Gli esempi di Nigeria e Egitto. I martiri cristiani spingono le altre religioni a separarsi dalla violenza.
Al Convegno internazionale di Oasis, il card. Alencherry spinge i cristiani a fare il primo passo nel dialogo. La testimonianza del card. Puljic durante l'assedio di Sarajevo. Le guerre "religiose" utilizzate dai media, dai politici, dai commercianti di armi. Gli esempi di Nigeria e Egitto. I martiri cristiani spingono le altre religioni a separarsi dalla violenza.
IN MEMORIA DEI MARTIRI DI BUTOVO
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- Created: 13 Maggio 2014
Il 10 maggio 2014, alla vigilia della Giornata di memoria dei Nuovi Martiri di Butovo, che si celebra ogni anno il 4° Sabato dopo la Pasqua, Sua Santità il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill ha celebrato la Divina Liturgia all’aperto sul sagrato della chiesa dei Nuovi Martiri e Confessori della Chiesa Russa al poligono di Butovo (il luogo delle esecuzioni di massa e della sepoltura delle vittime della repressione politica, tra cui molti chierici e laici, oggi glorificati nell’assemblea dei martiri).Hanno concelebrato con Sua Santità: il metropolita Arsenij di Istra, primo vicario del Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ a Mosca; l’arcivescovo Filaret (Karagodin); l’arcivescovo Evgenij di Vereja, presidente del comitato per l’istruzione della Chiesa ortodossa russa; l’arcivescovo Feognost di Sergiev Posad, presidente del Dipartimento sinodale per i monasteri e il monachesimo e vicario della Laura della Santa Trinità di San Sergio; l’arcivescovo Mark di Egorevsk, capo della Gestione del Patriarcato di Mosca per le istituzioni estere; il vescovo Ilian (Vostrjakov); il vescovo Tikhon di Vidnoe; il vescovo Feofilakt di Dmitrov, vicario del monastero stavropigiale di Sant’Andrea; il vescovo Roman di Serpukhov; il vescovo Sergij di Solnechnogorsk, capo della Segreteria amministrativa del Patriarcato di Mosca; il vescovo Ieronim (Chernyshev); il vescovo Panteleimon di Orekhovo-Zuevka, presidente del Dipartimento sinodale per la carità e il servizio sociale della Chiesa; il vescovo Savva di Voskresensk, primo vicegovernatore del Patriarcato di Mosca; il vescovo Nikolaj di Balashikha; il vescovo Konstantin di Zarajsk; l’arciprete Vladimir Divakov, segretario del Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ a Mosca; l’arciprete Alexander Ganaba, segretario dell’amministrazione diocesana della regione di Mosca; l’arciprete Mikhail Ryazantsev, sacrestano della Cattedrale di Cristo Salvatore; l’archimandrita Aleksej (Polikarpov), vicario del monastero stavropigiale di San Daniele; l’arciprete Dimitry (Smirnov); l’arciprete Vladimir Vorobiev, rettore dell’Università ortodossa San Tikhon per le discipline umanistiche; l’arciprete Nikolaj Balashov, vice presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca; l’igumeno Varfolomej (Petrov), vicario del monastero stavropigiale di San Nicola di Ugresha ; l’igumeno Sergej (Voronkov), vicario del monastero stavropigiale di San Giuseppe di Volokolamsk; l’archimandrita Feoktist (Dimitrov), rappresentante del Patriarca della Bulgaria presso il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’; l’archimandrita Alexander (Pihach), rappresentante della Chiesa Ortodossa in America presso il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’; l’arciprete Kirill Khaled, rettore della Chiesa dei Nuovi Martiri e Confessori russi a Butovo; diversi chierici della città e della regione di Mosca.
Durante la Liturgia hanno pregato le superiore e monache dei monasteri e pellegrini provenienti da Mosca e dalla regione di Mosca. Tra i fedeli c’era il presidente del Partito Popolare Socialista del Montenegro Srđan Milić, che si trovava in Russia in visita ufficiale per celebrare il Giorno della Vittoria.
Ha cantato il coro dell’Università ortodossa San Tikhon per le discipline umanistiche (diretto da T.I. Koroleva).
Nelle litanie sono state rivolte preghiere speciali per il riposo delle anime dei «servi di Dio che per la fede e la verità negli anni delle umiliazioni e delle persecuzioni contro la Chiesa di Cristo hanno sofferto terribili sofferenze e torture fino al martirio e alla morte in questo luogo, gerarchi, pastori, monaci e laici, i cui nomi Tu, o Signore, conosci».
Il sermone prima della Comunione è stato tenuto dal vescovo Roman di Serpukhov.
Dopo la Comunione, Sua Santità il Patriarca Kirill ha avuto una breve conversazione con Srđan Milić. Il Primate ha accolto gli ospiti provenienti dal Montenegro, sottolineando l’importanza di preservare l’unità della Chiesa in Montenegro per la prosperità del popolo montenegrino.
Al termine della Liturgia, il Primate della Chiesa russa ha tenuto un servizio di preghiera per i Nuovi Martiri e Confessori della Chiesa russa e per tutti i morti sepolti a Butovo.
Il rettore della chiesa al poligono di Butovo, arciprete Kirill Khaleda, ha rivolto parole di benvenuto a Sua Santità e gli ha presentato in dono i paramenti pasquali.
In conclusione, Sua Santità il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill ha rivolto ai fedeli la propria parola primaziale.
© mospat.ru 12 maggio 2014
Durante la Liturgia hanno pregato le superiore e monache dei monasteri e pellegrini provenienti da Mosca e dalla regione di Mosca. Tra i fedeli c’era il presidente del Partito Popolare Socialista del Montenegro Srđan Milić, che si trovava in Russia in visita ufficiale per celebrare il Giorno della Vittoria.
Ha cantato il coro dell’Università ortodossa San Tikhon per le discipline umanistiche (diretto da T.I. Koroleva).
Nelle litanie sono state rivolte preghiere speciali per il riposo delle anime dei «servi di Dio che per la fede e la verità negli anni delle umiliazioni e delle persecuzioni contro la Chiesa di Cristo hanno sofferto terribili sofferenze e torture fino al martirio e alla morte in questo luogo, gerarchi, pastori, monaci e laici, i cui nomi Tu, o Signore, conosci».
Il sermone prima della Comunione è stato tenuto dal vescovo Roman di Serpukhov.
Dopo la Comunione, Sua Santità il Patriarca Kirill ha avuto una breve conversazione con Srđan Milić. Il Primate ha accolto gli ospiti provenienti dal Montenegro, sottolineando l’importanza di preservare l’unità della Chiesa in Montenegro per la prosperità del popolo montenegrino.
Al termine della Liturgia, il Primate della Chiesa russa ha tenuto un servizio di preghiera per i Nuovi Martiri e Confessori della Chiesa russa e per tutti i morti sepolti a Butovo.
Il rettore della chiesa al poligono di Butovo, arciprete Kirill Khaleda, ha rivolto parole di benvenuto a Sua Santità e gli ha presentato in dono i paramenti pasquali.
In conclusione, Sua Santità il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill ha rivolto ai fedeli la propria parola primaziale.
© mospat.ru 12 maggio 2014
Nel genocidio degli armeni semi di martirio
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- Created: 11 Marzo 2014
"Il primo rifugio e l'ultima difesa: la Chiesa armena, Echmiadzin e il Genocidio armeno" è il titolo della mostra che ripercorre gli anni della persecuzione per mano dei Giovani Turchi. In luce anche le iniziative di soccorso realizzate in territorio armeno e russo a favore di quanti cercavano scampo fuggendo dalla Turchia ottomana. Papa Francesco l'ha definito "il primo genocidio del XX secolo"
Le città martiri dei cristiani di oriente
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- Created: 18 Dicembre 2013
Mossul e Aleppo vivono una pressione indescrivibile. I cristiani erano migliaia e ora sono ridotti drammaticamente spegnendo in essi ogni tentativo sereno di vivere il Natale. Sono l'espressione vivente del resto d'Israele.
La speranza non è spenta ma gli animi sono provati rischiando di far venir meno i "colori della festa".
Continua su SIR
La speranza non è spenta ma gli animi sono provati rischiando di far venir meno i "colori della festa".
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MARTIRIO E RICONCILIAZIONE
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- Created: 08 Ottobre 2013
L’annuncio della Chiesa Apostolica Armena di voler procedere alla canonizzazione dei martiri del genocidio, subito in Turchia agli inizi del XX secolo, ripropone un tema di fondo di tutta la nostra storia recente, la convivenza dei popoli e il dialogo tra le civiltà, le culture e le religioni nel mondo contemporaneo, in particolare nel continente europeo. Il fenomeno dello sterminio del popolo armeno, in seguito alla “pulizia etnica e religiosa” decisa da Kemal Ataturk all’alba del Novecento, fu un’anticipazione delle grandi contraddizioni poi esplose con il nazismo, la Shoa, le guerre e i conflitti che ci trasciniamo dietro anche ai nostri tempi. Abbiamo celebrato con enfasi l’ingresso nel terzo millennio, la globalizzazione, la rivoluzione informatica e tecnologica, ma in realtà non riusciamo a uscire dai fantasmi del secolo passato.
La Turchia è infatti lo specchio oscuro dell’Europa in tutta l’epoca moderna. Erede dell’Islam medievale, l’impero Ottomano determinò per secoli i confini geografici e culturali tra l’Europa e l’Asia nella sua dimensione meridionale (il “Medio Oriente”), laddove l’Oriente più vasto e settentrionale vedeva la contrapposizione e insieme l’integrazione con l’impero russo. La rivoluzione dei “giovani turchi” fu il tentativo di risolvere la questione di questo confronto tra Oriente e Occidente, immaginando una Turchia laica e “pulita”, costruita a immagine degli stati più moderni e secolarizzati come la Francia o l’Inghilterra. Non si trattava soltanto di liberarsi da un’etnia concorrente nella penisola anatolica, ma soprattutto eliminare la religione, sia quella cristiana che quella musulmana, e instaurare il regno della ragione e del progresso. La prima pulizia etnica fu rivolta verso il mondo greco, espulso dal territorio turco in contemporanea con lo speculare rigetto dei turchi dalla Grecia (ultima frontiera, mai del tutto pacificata, rimase l’isola di Cipro). Gli armeni vennero paradossalmente salvati dalla rivoluzione bolscevica, che pure aveva instaurato un regime fondato sull’ateismo, ma preferì inglobare nel calderone sovietico i resti di un popolo fiero e poco amalgamabile come quello armeno, con la sua antichissima tradizione cristiana, per marcare ancor più la propria differenza con l’Occidente europeo. Questo mondo “razionale”, in cui gli stati pretendevano di cancellare i popoli e le religioni, produsse i mostri dei lager nazisti e sovietici, delle guerre calde e fredde, della spartizione del mondo tra buoni e cattivi; e con questa finzione abbiamo vissuto fino a poco tempo fa.
Quel mondo è ormai finito, disintegrato come tutte le illusioni di una modernità che voleva rifare l’uomo a immagine di un dio prodotto dalla scienza e dalla tecnica. Il problema che non è nato un mondo nuovo, l’immagine si è completamente liquefatta, insieme alle carcasse delle nazioni e delle loro strutture statali, così perfette da essere divenute sterili e impotenti come i maschi dell’Occidente progredito, come le famiglie a brandelli, ormai sostituite da unioni di fatto sempre più indefinibili e provvisorie. La religione espulsa dal consesso delle società evolute si ripresenta in forme imprevedibili, a volte incontrollabili e minacciose. È necessaria una riconciliazione dell’uomo con se stesso, con la propria immagine perduta, quella donata dal Creatore e manifestata dal Redentore, il Martire della presunzione dell’uomo. Nei martiri cristiani del secolo scorso e di quello presente, nelle vittime di tutte le stragi, dei campi di sterminio e degli olocausti, fino ai disperati gettati nel mare di Lampedusa e ai cristiani massacrati nelle chiese dall’Egitto al Pakistan, nei loro volti risiede la vera speranza del nostro futuro. Veneriamo i martiri armeni, perché in essi c’è una parte di ciascuno di noi.
Stefano Caprio
La Turchia è infatti lo specchio oscuro dell’Europa in tutta l’epoca moderna. Erede dell’Islam medievale, l’impero Ottomano determinò per secoli i confini geografici e culturali tra l’Europa e l’Asia nella sua dimensione meridionale (il “Medio Oriente”), laddove l’Oriente più vasto e settentrionale vedeva la contrapposizione e insieme l’integrazione con l’impero russo. La rivoluzione dei “giovani turchi” fu il tentativo di risolvere la questione di questo confronto tra Oriente e Occidente, immaginando una Turchia laica e “pulita”, costruita a immagine degli stati più moderni e secolarizzati come la Francia o l’Inghilterra. Non si trattava soltanto di liberarsi da un’etnia concorrente nella penisola anatolica, ma soprattutto eliminare la religione, sia quella cristiana che quella musulmana, e instaurare il regno della ragione e del progresso. La prima pulizia etnica fu rivolta verso il mondo greco, espulso dal territorio turco in contemporanea con lo speculare rigetto dei turchi dalla Grecia (ultima frontiera, mai del tutto pacificata, rimase l’isola di Cipro). Gli armeni vennero paradossalmente salvati dalla rivoluzione bolscevica, che pure aveva instaurato un regime fondato sull’ateismo, ma preferì inglobare nel calderone sovietico i resti di un popolo fiero e poco amalgamabile come quello armeno, con la sua antichissima tradizione cristiana, per marcare ancor più la propria differenza con l’Occidente europeo. Questo mondo “razionale”, in cui gli stati pretendevano di cancellare i popoli e le religioni, produsse i mostri dei lager nazisti e sovietici, delle guerre calde e fredde, della spartizione del mondo tra buoni e cattivi; e con questa finzione abbiamo vissuto fino a poco tempo fa.
Quel mondo è ormai finito, disintegrato come tutte le illusioni di una modernità che voleva rifare l’uomo a immagine di un dio prodotto dalla scienza e dalla tecnica. Il problema che non è nato un mondo nuovo, l’immagine si è completamente liquefatta, insieme alle carcasse delle nazioni e delle loro strutture statali, così perfette da essere divenute sterili e impotenti come i maschi dell’Occidente progredito, come le famiglie a brandelli, ormai sostituite da unioni di fatto sempre più indefinibili e provvisorie. La religione espulsa dal consesso delle società evolute si ripresenta in forme imprevedibili, a volte incontrollabili e minacciose. È necessaria una riconciliazione dell’uomo con se stesso, con la propria immagine perduta, quella donata dal Creatore e manifestata dal Redentore, il Martire della presunzione dell’uomo. Nei martiri cristiani del secolo scorso e di quello presente, nelle vittime di tutte le stragi, dei campi di sterminio e degli olocausti, fino ai disperati gettati nel mare di Lampedusa e ai cristiani massacrati nelle chiese dall’Egitto al Pakistan, nei loro volti risiede la vera speranza del nostro futuro. Veneriamo i martiri armeni, perché in essi c’è una parte di ciascuno di noi.
Stefano Caprio
La Chiesa armena canonizzerà i martiri del genocidio
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- Created: 07 Ottobre 2013
Genocidio armeno. Il Sinodo dei vescovi studia come proclamare santi e martiri le vittime dei turchi
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- Created: 04 Ottobre 2013
Leone Grotti
Le vittime del genocidio armeno potrebbero essere canonizzate. A partire dal 1915 i turchi uccisero un milione e mezzo di armeni, che a 100 anni di distanza potrebbero essere proclamati martiri. SINODO CHIESA ARMENA. Il sinodo dei vescovi della Chiesa armena apostolica, che si è tenuto dal 24 al 27 settembre riunendo per la prima volta dopo sei secoli tutti i vescovi armeni apostolici, ha discusso di questa possibilità. «La canonizzazione delle vittime del genocidio armeno è in fase di studio, ma certo ha rappresentato uno dei punti più interessanti affrontati nel recente Sinodo», ha dichiarato a Fides padre Georges Dankaye.
Il rettore del Collegio Armeno di Roma e procuratore della Chiesa armena cattolica presso la Santa Sede ha aggiunto: «Si tenga conto che nella Chiesa armena apostolica gli ultimi santi sono stati proclamati nel VI secolo».
Le vittime del genocidio armeno potrebbero essere canonizzate. A partire dal 1915 i turchi uccisero un milione e mezzo di armeni, che a 100 anni di distanza potrebbero essere proclamati martiri. SINODO CHIESA ARMENA. Il sinodo dei vescovi della Chiesa armena apostolica, che si è tenuto dal 24 al 27 settembre riunendo per la prima volta dopo sei secoli tutti i vescovi armeni apostolici, ha discusso di questa possibilità. «La canonizzazione delle vittime del genocidio armeno è in fase di studio, ma certo ha rappresentato uno dei punti più interessanti affrontati nel recente Sinodo», ha dichiarato a Fides padre Georges Dankaye.
Il rettore del Collegio Armeno di Roma e procuratore della Chiesa armena cattolica presso la Santa Sede ha aggiunto: «Si tenga conto che nella Chiesa armena apostolica gli ultimi santi sono stati proclamati nel VI secolo».
La Chiesa non dimentica i suoi figli martiri
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- Created: 28 Settembre 2013
«La festa della pace sulla guerra, della fraternità sulla divisione, del perdono sull’odio, della carità divina sulla malvagità umana»: questo il senso della beatificazione di don Miroslav Bulešić, sacerdote e martire croato, così come la definisce il cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, nell’omelia durante il rito che presiede oggi, sabato 28 settembre, a Poreč-Pula, in Croazia, a nome del Papa.
Patriarch Sako: the Iraqi martyrs “example and witness of Christian faith "
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- Created: 15 Aprile 2013
by p. Albert Zarazeer
His Beatitude on a pilgrimage to the Cathedral of Our Lady of Salvation in Baghdad, scene of a bloody attack in October 2010. He emphasizes the symbolic value of the relics of the martyrs, as "precious faith-strengthening treasures". Their blood is a "seed of new life." Appeal to the community, to overcome their fear and walk towards "peace and prosperity".
His Beatitude on a pilgrimage to the Cathedral of Our Lady of Salvation in Baghdad, scene of a bloody attack in October 2010. He emphasizes the symbolic value of the relics of the martyrs, as "precious faith-strengthening treasures". Their blood is a "seed of new life." Appeal to the community, to overcome their fear and walk towards "peace and prosperity".
105 тысяч христиан убиты в 2012 году за свою веру
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- Created: 27 Dicembre 2012
26 декабря Церковь праздновала Первомученика Стефана, который, в то время как его побивали камнями, просил Господа не вменять этот грех людям, убивавшим его. И мысль, естественно, обращается к тому множеству христиан во всем мире, которых гонят или убивают за их веру в Иисуса Христа. О том, насколько это явление, к сожалению, распространено в мире, подтвердил в своем интервью Радио Ватикана координатор Наблюдательного комитета по вопросам религиозной свободы в Италии Массимо Интровинье: «По данным самого оснащенного и передового Центра религиозной статистики Дэвида Баррета в США в этом году было убито за веру 105 тысяч христиан: то есть, одна смерть каждые 5 минут. Пропорции поистине устрашающие…».
Есть страны, такие, как Нигерия, где из-за угроз фундаменталистов Боко Хаарам опасно даже просто пойти на Мессу, за это можно поплатиться жизнью. Но на самом деле таких мест много, и их можно разделить на три главные группы, – сказал Интровинье: страны с сильным присутствием исламского фундаментализма – Нигерия, Сомали, Мали, Пакистан и некоторые регионы Египта; страны, где еще правят тоталитарные режимы коммунистического толка, прежде всего Северная Корея и страны с этническим национализмом, которые идентифицируют национальную идентичность с определенной религией, представляя христиан предателями нации, – достаточно вспомнить о насилиях в индийском штате Орисcа. Да, во многих этих странах пойти на Мессу или на катехизацию – в Нигерии были убиты дети, которые шли на катехизис – стало само по себе опасным».
В Пакистане закон о богохульстве представляет огромную опасность для христиан. Именно из-за этого закона мы вспоминаем сегодня Азию Биби, мать пятерых детей, которая по сей день находится в тюрьме, осужденная на смерть во имя этого закона. «Италия стала первой страной, выступившей в защиту Азии Биби, – сказал далее Интровинье. – Наши усилия пока спасают ей жизнь, но не следует забывать о казнях и линчеваниях, когда разъяренные толпы, подстрекаемые каким-либо проповедником, бросаются на обвиняемого до суда. В Пакистане это стало обычным делом, и случай Азии Биби не является единичным».
Почему же христиане стали самой преследуемой группой верующих в мире?
«С одной стороны имеют место жестокие гонения, убийства и пытки, исходящие от определенных идеологий, – ответил Массимо Интровинье, – идеологии исламского радикального фундаментализма, наиболее агрессивных версий этно-национализма, и естественно, старых коммунистических идеологий. Следует также помнить о том и различать, что есть явления нетерпимости как факт определенной культуры, и есть дискриминация на основе несправедливых законодательных мер, которые проявляются также и в наших странах на Западе, как напомнил Святейший Отец в своем Послании на День мира 2013 года. Не случайно в поздравительной речи к Римской Курии с Рождеством несколько дней назад Папа остановился на опасностях и на – так сказать – культурной диктатуре, осуществляемой определенными идеологиями, и среди них есть идеология “гендера”. Эти идеологии ощущают опасность со стороны христиан и Церкви, и потому их лобби проводят кампании нетерпимости и дискриминации».
Св. Стефан просил Господа простить своих убийц. Прощают ли современные мученики своих гонителей? «Естественно, когда мы говорим о 105 тысячах убитых в год, не все они являются в мучениками в богословском смысле, – ответил Интровинье. – Тем не менее среди них есть и такие, кто сознательно отдают свою жизнь за Церковь, молясь о своих гонителях и прощая их. Это уникальная черта христианства, потому что многие другие культуры – прехристианские, а также пост-христианские – говорят, напротив, о праве и даже долге чести мщения. Христианство сыграло эту огромную цивилизирующую роль, о которой сегодня склонны забывать – оно заменило логику мщения логикой прощения».
http://ru.radiovaticana.va/index.asp - december 27th 2012
Есть страны, такие, как Нигерия, где из-за угроз фундаменталистов Боко Хаарам опасно даже просто пойти на Мессу, за это можно поплатиться жизнью. Но на самом деле таких мест много, и их можно разделить на три главные группы, – сказал Интровинье: страны с сильным присутствием исламского фундаментализма – Нигерия, Сомали, Мали, Пакистан и некоторые регионы Египта; страны, где еще правят тоталитарные режимы коммунистического толка, прежде всего Северная Корея и страны с этническим национализмом, которые идентифицируют национальную идентичность с определенной религией, представляя христиан предателями нации, – достаточно вспомнить о насилиях в индийском штате Орисcа. Да, во многих этих странах пойти на Мессу или на катехизацию – в Нигерии были убиты дети, которые шли на катехизис – стало само по себе опасным».
В Пакистане закон о богохульстве представляет огромную опасность для христиан. Именно из-за этого закона мы вспоминаем сегодня Азию Биби, мать пятерых детей, которая по сей день находится в тюрьме, осужденная на смерть во имя этого закона. «Италия стала первой страной, выступившей в защиту Азии Биби, – сказал далее Интровинье. – Наши усилия пока спасают ей жизнь, но не следует забывать о казнях и линчеваниях, когда разъяренные толпы, подстрекаемые каким-либо проповедником, бросаются на обвиняемого до суда. В Пакистане это стало обычным делом, и случай Азии Биби не является единичным».
Почему же христиане стали самой преследуемой группой верующих в мире?
«С одной стороны имеют место жестокие гонения, убийства и пытки, исходящие от определенных идеологий, – ответил Массимо Интровинье, – идеологии исламского радикального фундаментализма, наиболее агрессивных версий этно-национализма, и естественно, старых коммунистических идеологий. Следует также помнить о том и различать, что есть явления нетерпимости как факт определенной культуры, и есть дискриминация на основе несправедливых законодательных мер, которые проявляются также и в наших странах на Западе, как напомнил Святейший Отец в своем Послании на День мира 2013 года. Не случайно в поздравительной речи к Римской Курии с Рождеством несколько дней назад Папа остановился на опасностях и на – так сказать – культурной диктатуре, осуществляемой определенными идеологиями, и среди них есть идеология “гендера”. Эти идеологии ощущают опасность со стороны христиан и Церкви, и потому их лобби проводят кампании нетерпимости и дискриминации».
Св. Стефан просил Господа простить своих убийц. Прощают ли современные мученики своих гонителей? «Естественно, когда мы говорим о 105 тысячах убитых в год, не все они являются в мучениками в богословском смысле, – ответил Интровинье. – Тем не менее среди них есть и такие, кто сознательно отдают свою жизнь за Церковь, молясь о своих гонителях и прощая их. Это уникальная черта христианства, потому что многие другие культуры – прехристианские, а также пост-христианские – говорят, напротив, о праве и даже долге чести мщения. Христианство сыграло эту огромную цивилизирующую роль, о которой сегодня склонны забывать – оно заменило логику мщения логикой прощения».
http://ru.radiovaticana.va/index.asp - december 27th 2012
A Praga il cardinale Angelo Amato beatifica 14 martiri dell’ordine dei frati minori
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- Created: 17 Ottobre 2012
I martiri sono sale della terra e lu-ce del mondo e mostrano come sia possibile opporsi alla potenza del male con le armi della bontà e del-la carità. Testimonianza questa resa dal francescano Federico Bachstein e dai 13 compagni proclamati beati dal cardinale Angelo Amato, pre-fetto della Congregazione delle Cause dei Santi, quale rappresen-tante di Benedetto XVI, sabato 13 ottobre, nella cattedrale di Praga. Il porporato nell’omelia della mes-sa ha molto insistito su questo aspetto della loro testimonianza. «Il martirio — ha detto tra l’a l t ro — resta una costante nella storia della Chiesa e la beatitudine della persecuzione costituisce un segno prezioso della sequela Christi. Imi-tando il loro maestro e Signore, in-fatti, i martiri — come Stefano, gli apostoli e tutti i testimoni della fe-de uccisi in odium fidei in questi duemila anni di cristianesimo — hanno suggellato nel sangue la loro fedeltà al Vangelo. Nella fortezza dei martiri il Signore Gesù manife-sta la potenza della sua grazia, che dona agli inermi la capacità di sop-portare ogni ingiuria e ogni suppli-zio». È proprio nei perseguitati e negli uccisi a causa del Vangelo, che la Chiesa mostra «la vitalità di madre santa, che si oppone all’odio, alle tenebre e alla violenza del male, con la forza sovrabbon-dante della carità e del perdono». La testimonianza dei martiri è quindi fondamentale, perché essi incitano la comunità cristiana alla riconciliazione e alla fraternità per una convivenza pacifica. «I martiri — ha detto — vittime del male che costantemente si oppone al bene, ci invitano a essere misericordiosi, fermi e coerenti nella nostra carità senza limiti». Essi amano realmen-te, ha sottolineato il porporato, e «non in modo superficiale, coope-rando così al bene del nemico. Essi immettono l’amore dove c’è odio, la concordia dove c’è divisione, la pace dove c’è guerra, il perdono dove c’è l’offesa». Per questo, ha spiegato il cardinale, la beatifica-zione dei quattordici francescani è un invito a fronteggiare il male con un atteggiamento di perdono e di fratellanza per risvegliare il bene. Infatti, ha concluso il prefetto, «Il sangue dei martiri non è un grido di vendetta, ma un canto di perdo-no, un magnificat di lode al Signo-re. In questa umanamente inespli-cabile generosità risiede il segreto della loro vittoria sul male e un ap-pello a superare le divisioni, a riaf-fermare il nostro impegno ecclesia-le e sociale, in vista del bene co-mune e della pace». Alla celebrazione eucaristica era-no presenti, tra gli altri, i cardinali Dominik Duka, arcivescovo di Pra-ga, Miloslav Vlk, arcivescovo eme-rito, e Giovanni Coppa, oltre a nu-merosi vescovi della Repubblica Ceca, e a una folta rappresentanza di frati minori, tra questi, il postu-latore generale Giovan Giuseppe Califano. Per l’occasione i vescovi cechi hanno scritto una lettera pa-storale ai fedeli.
© Osservatore Romano - 17 ottobre 2012
© Osservatore Romano - 17 ottobre 2012
Mons. Bercea racconta al Sinodo il martirio della Chiesa romena sotto il comunismo
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- Created: 17 Ottobre 2012
Toccanti le testimonianze ascoltate nell'Aula sinodale delle Chiese che in anni recentissimi hanno versato il sangue sotto il regime comunista sovietico per il solo fatto di professare la fede in Cristo. Al microfono dell'inviato al Sinodo, Paolo Ondarza, le parole di mons. Virgil Bercea, vescovo di Oradea Mare in Romania:
R. – Dobbiamo ritornare alla testimonianza dei nostri martiri della Romania. Dal 1948 in poi, e fino al 1964, le carceri in Romania erano piene: c’erano cattolici, ortodossi… I comunisti hanno voluto distruggere la Chiesa e gli intellettuali per poter controllare tutto. Queste persone hanno dato la vita per Cristo: i comunisti hanno cercato di trovare tanti capi d’accusa, ma non ne avevano. La loro grande colpa era quella di essere cattolici. Riusciamo a cogliere questa testimonianza forte per il nostro oggi? In realtà, non sono tanto lontani da noi, sono ancora vive le persone che li hanno conosciuti.
D. – Ricordiamo che il martire cristiano non è un fanatico: il martire cristiano è qualcuno che non si piega nelle proprie convinzioni di fede di fronte alla prepotenza…
R. – Erano persone con una grande disponibilità, con una grande bontà e una grande carità. Ovunque siano stati, sono diventati dei modelli: riuscirono addirittura ad addolcire il comportamento di quelli che li sorvegliavano, che prima li avevano terrorizzati… Sono morti per amore di Cristo, non con arroganza ma con umiltà e con la pace nel cuore, con serenità, convinti che questo loro comportamento avrebbe portato la vita e la speranza. Sì, perché in quei momenti, quando tutto era grigio e buio, quando i comunisti erano riusciti a trasformare il nostro Paese in un grande carcere dal quale nessuno sarebbe potuto uscire, c’era bisogno di speranza. Ora, parlando con la Radio Vaticana, io ho questo ricordo: quando i miei genitori hanno avuto la prima radio – io vengo da un piccolo paesino – siamo riusciti ad ascoltare la Messa alla Radio Vaticana. La mia mamma ha messo una Croce sulla radio e nella nostra casa sono venute tante persone e davanti alla radio ci siamo trovati come davanti all’altare. All’inizio della liturgia, ci alzavamo tutti in piedi; al Vangelo, come si usa da noi, ci inginocchiavamo. Naturalmente, non potevamo fare la comunione, non avevamo un sacerdote, ma indossavamo tutti il vestito della domenica: partecipavamo davvero alla Messa. La prima volta che ho ascoltato la liturgia è stato alla Radio Vaticana. Mentre noi partecipavamo alla Messa attraverso la radio, i nostri martiri erano dietro alle sbarre. Eravamo uniti nella preghiera: le loro preghiere dal carcere e le nostre guidate dalla Radio Vaticana. Un mio zio che poi è diventato cardinale è stato 16 anni in carcere; quando è tornato, con i capelli rasati a zero, con gli occhi fuori dalle orbite, sono rimasto così impressionato dalla sua personalità! Era alto 1,85 metri, e l’hanno tenuto tre anni in isolamento in una stanza di un metro per un metro e cinquanta, e doveva stare in piedi tutto il giorno. Questi martiri erano esposti al freddo, a -30°… Vede, queste cose parlano ancora oggi, si trasmettono: il sangue dei martiri è il seme per la nascita di nuovi cristiani.
D. – Quello che lei sta raccontando suggerisce quanto possa essere potente il ruolo dei mezzi di comunicazione per arrivare nei luoghi nei quali è impossibile predicare il Vangelo. E anche oggi, questa sfida rimane attuale in tante parti del mondo …
R. – E’ importante: come Radio Vaticana avete fatto del bene, e continuate a farne. Pensi, la mia mamma anni fa ci ha fatto conoscere la Santa Messa attraverso la Radio Vaticana. Adesso lei è malata, a letto, e le tiene compagnia l’ascolto della Radio Vaticana! Qualcuno l’ha definita “la Chiesa dell’etere”. Veramente, fate un bene enorme: agli anziani ma anche ai giovani, a quelli che sono per strada e ascoltano la radio in macchina, dovunque nel mondo … Continuate a farlo, e fatelo con convinzione! Anche voi attraverso la Radio Vaticana fate una grandissima opera di evangelizzazione.
© www.radiovaticana.org - 17 ottobre 2012
R. – Dobbiamo ritornare alla testimonianza dei nostri martiri della Romania. Dal 1948 in poi, e fino al 1964, le carceri in Romania erano piene: c’erano cattolici, ortodossi… I comunisti hanno voluto distruggere la Chiesa e gli intellettuali per poter controllare tutto. Queste persone hanno dato la vita per Cristo: i comunisti hanno cercato di trovare tanti capi d’accusa, ma non ne avevano. La loro grande colpa era quella di essere cattolici. Riusciamo a cogliere questa testimonianza forte per il nostro oggi? In realtà, non sono tanto lontani da noi, sono ancora vive le persone che li hanno conosciuti.
D. – Ricordiamo che il martire cristiano non è un fanatico: il martire cristiano è qualcuno che non si piega nelle proprie convinzioni di fede di fronte alla prepotenza…
R. – Erano persone con una grande disponibilità, con una grande bontà e una grande carità. Ovunque siano stati, sono diventati dei modelli: riuscirono addirittura ad addolcire il comportamento di quelli che li sorvegliavano, che prima li avevano terrorizzati… Sono morti per amore di Cristo, non con arroganza ma con umiltà e con la pace nel cuore, con serenità, convinti che questo loro comportamento avrebbe portato la vita e la speranza. Sì, perché in quei momenti, quando tutto era grigio e buio, quando i comunisti erano riusciti a trasformare il nostro Paese in un grande carcere dal quale nessuno sarebbe potuto uscire, c’era bisogno di speranza. Ora, parlando con la Radio Vaticana, io ho questo ricordo: quando i miei genitori hanno avuto la prima radio – io vengo da un piccolo paesino – siamo riusciti ad ascoltare la Messa alla Radio Vaticana. La mia mamma ha messo una Croce sulla radio e nella nostra casa sono venute tante persone e davanti alla radio ci siamo trovati come davanti all’altare. All’inizio della liturgia, ci alzavamo tutti in piedi; al Vangelo, come si usa da noi, ci inginocchiavamo. Naturalmente, non potevamo fare la comunione, non avevamo un sacerdote, ma indossavamo tutti il vestito della domenica: partecipavamo davvero alla Messa. La prima volta che ho ascoltato la liturgia è stato alla Radio Vaticana. Mentre noi partecipavamo alla Messa attraverso la radio, i nostri martiri erano dietro alle sbarre. Eravamo uniti nella preghiera: le loro preghiere dal carcere e le nostre guidate dalla Radio Vaticana. Un mio zio che poi è diventato cardinale è stato 16 anni in carcere; quando è tornato, con i capelli rasati a zero, con gli occhi fuori dalle orbite, sono rimasto così impressionato dalla sua personalità! Era alto 1,85 metri, e l’hanno tenuto tre anni in isolamento in una stanza di un metro per un metro e cinquanta, e doveva stare in piedi tutto il giorno. Questi martiri erano esposti al freddo, a -30°… Vede, queste cose parlano ancora oggi, si trasmettono: il sangue dei martiri è il seme per la nascita di nuovi cristiani.
D. – Quello che lei sta raccontando suggerisce quanto possa essere potente il ruolo dei mezzi di comunicazione per arrivare nei luoghi nei quali è impossibile predicare il Vangelo. E anche oggi, questa sfida rimane attuale in tante parti del mondo …
R. – E’ importante: come Radio Vaticana avete fatto del bene, e continuate a farne. Pensi, la mia mamma anni fa ci ha fatto conoscere la Santa Messa attraverso la Radio Vaticana. Adesso lei è malata, a letto, e le tiene compagnia l’ascolto della Radio Vaticana! Qualcuno l’ha definita “la Chiesa dell’etere”. Veramente, fate un bene enorme: agli anziani ma anche ai giovani, a quelli che sono per strada e ascoltano la radio in macchina, dovunque nel mondo … Continuate a farlo, e fatelo con convinzione! Anche voi attraverso la Radio Vaticana fate una grandissima opera di evangelizzazione.
© www.radiovaticana.org - 17 ottobre 2012
His Beatitude Patriarch Sviatoslav Visits the Khram To The Venerable Nun Martyrs Olympia and Laurentia
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- Created: 30 Settembre 2012
On Sunday, September 23rd, under beautiful Saskatoon skies, His Beatitude Patriarch Sviatoslav honored the Ukrainian Sisters of St. Joseph with a visit to their Khram dedicated to the Venerable Nun Martyrs Olympia and Laurentia. After walking three times in procession around the Khram His Beatitude, together with their Excellencies Bryan Bayda, Eparch of Saskatoon; Michael Wiwchar, Bishop Emeritus of Saskatoon; and Stephan Meniok, Exarch of Donetsk-Kharkiv, Eastern Ukraine, as well as, several members of the Clergy and Sisters entered into it and celebrated a Moleben to the Nun Martyrs.
During the service His Beatitude blessed the newly erected iconostas and icon to the 27 Martyrs on the inside of the Khram, as well as, the new entrance bell tower and multi-purpose building on its grounds. Inside the new building, which is being referred to as "The Ark", given its shape and the fact that it was successfully built during a record rainy season, His Beatitude also blessed a well which is central to it, as well as, the water flowing from it.
Over 350 faithful participated in this historical event which marked the official completion of this multi-facility complex which includes a Monastery for the Sisters; a Khram to the Venerable Nun Martyrs Olympia and Laurentia in which their crucial elements and Our Lord and Saviour are ever present; a Trapezna building in which food is served and displays are held; the entrance archway which also serves as a bell tower; and, the new "Ark" which will house an Icon Corner and Martyrs Museum, the well/fountain, a coffee bar and meeting room, as well as, washroom facilities and a huge outdoor covered patio. Once all of these amenities are fully in place and functional the complex will be opened as a pilgrimage destination site.
The Ukrainian Sisters of St. Joseph of Saskatoon sincerely thank His Beatitude for praying with them and blessing the new installations at the Khram complex; and, in the words of Venerable Olympia continue to give "Glory to God for Everything".
Sisters of St. Joseph
© http://www.ugcc.org.ua/?L=2 - sept 26th 2012
During the service His Beatitude blessed the newly erected iconostas and icon to the 27 Martyrs on the inside of the Khram, as well as, the new entrance bell tower and multi-purpose building on its grounds. Inside the new building, which is being referred to as "The Ark", given its shape and the fact that it was successfully built during a record rainy season, His Beatitude also blessed a well which is central to it, as well as, the water flowing from it.
Over 350 faithful participated in this historical event which marked the official completion of this multi-facility complex which includes a Monastery for the Sisters; a Khram to the Venerable Nun Martyrs Olympia and Laurentia in which their crucial elements and Our Lord and Saviour are ever present; a Trapezna building in which food is served and displays are held; the entrance archway which also serves as a bell tower; and, the new "Ark" which will house an Icon Corner and Martyrs Museum, the well/fountain, a coffee bar and meeting room, as well as, washroom facilities and a huge outdoor covered patio. Once all of these amenities are fully in place and functional the complex will be opened as a pilgrimage destination site.
The Ukrainian Sisters of St. Joseph of Saskatoon sincerely thank His Beatitude for praying with them and blessing the new installations at the Khram complex; and, in the words of Venerable Olympia continue to give "Glory to God for Everything".
Sisters of St. Joseph
© http://www.ugcc.org.ua/?L=2 - sept 26th 2012
Presentazione del libro “Shahbaz Bhatti – Vita e martirio di un cristiano in Pakistan”
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- Created: 23 Giugno 2012
Giovedì 28 giugno 2012, alle ore 18.30, presso il Salone di Rappresentanza dell’Amministrazione Provinciale di Frosinone, presentazione del libro “Shahbaz Bhatti – Vita e martirio di un cristiano in Pakistan”.
Alla presenza degli autori ne discuteranno il Vescovo, S.E. Mons. Ambrogio Spreafico, il Consigliere speciale del Primo ministro del Pakistan per gli affari delle minoranze, Paul Bhatti, e il direttore della Caritas diocesana, Marco Toti.
Segue PDF
Presentazione_libro_SHAHBAZ_BHATTI_2012_.pdf
© www.diocesifrosinone.com - 23 giugno 2012
Alla presenza degli autori ne discuteranno il Vescovo, S.E. Mons. Ambrogio Spreafico, il Consigliere speciale del Primo ministro del Pakistan per gli affari delle minoranze, Paul Bhatti, e il direttore della Caritas diocesana, Marco Toti.
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Presentazione_libro_SHAHBAZ_BHATTI_2012_.pdf
© www.diocesifrosinone.com - 23 giugno 2012
Ирак: освящение "Церкви мучеников" в Киркуке
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- Created: 10 Maggio 2012
5 мая в Ираке в городе Киркук по инициативе халдейского архиепископа монс. Луиса Сако была освящена «Церковь мучеников».
По сообщению информационного агентства Sir, со ссылкой на сайт Baghdadhope, тем самым иракские верующие воздадут дань памяти 37 христианам, убитым в Киркуке с 2003 года, из общего числа 937 христиан, жестоко уничтоженных за тот же период на всей территории Ирака.
Именно «937 мученикам», по словам епископа Сако, была посвящена эта часовня, примыкающая к архиепископству. Здание может вместить до 70 человек и будет использоваться для совершения ежедневных Святых Месс, а также для молитвы и созерцания.
В конце апреля халдейский епископ организовал и провёл симпозиум под названием «Строить мосты для мира», в котором приняли участие все этнические компоненты Киркука. Одним из плодов, которые принесла эта встреча, прошедшая при поддержке городских властей, было создание специального комитета, состоящего из представителей христианских, курдских, арабских и туркменских общин, задачей которого является продвижение диалога на практике.
© http://www.radiovaticana.org/rus/index.asp - may 9th 2012
По сообщению информационного агентства Sir, со ссылкой на сайт Baghdadhope, тем самым иракские верующие воздадут дань памяти 37 христианам, убитым в Киркуке с 2003 года, из общего числа 937 христиан, жестоко уничтоженных за тот же период на всей территории Ирака.
Именно «937 мученикам», по словам епископа Сако, была посвящена эта часовня, примыкающая к архиепископству. Здание может вместить до 70 человек и будет использоваться для совершения ежедневных Святых Месс, а также для молитвы и созерцания.
В конце апреля халдейский епископ организовал и провёл симпозиум под названием «Строить мосты для мира», в котором приняли участие все этнические компоненты Киркука. Одним из плодов, которые принесла эта встреча, прошедшая при поддержке городских властей, было создание специального комитета, состоящего из представителей христианских, курдских, арабских и туркменских общин, задачей которого является продвижение диалога на практике.
© http://www.radiovaticana.org/rus/index.asp - may 9th 2012