di Bernardo Cervellera
Mons. Ruggero Franceschini è in Italia per partecipare ai funerali di mons. Luigi Padovese a Milano. Egli conferma l’uccisione con rituale islamico del Vicario dell’Anatolia. E conferma anche la sanità di mente dell’assassino, da lui conosciuto da molto tempo. Un omicidio programmato e studiato nei particolari da gruppi eversivi, che vogliono allontanare la Turchia dall’Europa. La richiesta di aiuto alla Chiesa universale e a Roma.
 
I cristiani in Medio Oriente stanno subendo discriminazioni, con conseguenze anche sulla ripresa sociale ed economica di quelle terre. La violenza nei confronti di chi crede nel Vangelo mortifica l'azione pastorale della Chiesa e provoca condizioni di martirio. Tutto quanto avviene nell'indifferenza generalizzata dell'Occidente. Non si possono lasciare i cristiani di quelle terre soli e in balia del terrore e dei soprusi. La verità dei fatti deve essere riconosciuta e non taciuta. È la denuncia rivolta dal cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, all'opinione pubblica mondiale e ai responsabili delle nazioni in quest'intervista al nostro giornale.
 
Il Vescovo di San Marino-Montefeltro Mons. Luigi Negri vive con tutta la profondità del suo cuore il terribile e straordinario evento del martirio dei sette cristiani copti e dei nove feriti, accaduto in questi giorni in Egitto. Ringraziamo questi martiri perché ci testimoniano con il loro sangue che la fede vale più della vita e che il cristianesimo è solo una sequela di Cristo che muore e risorge, trascinando in questa straordinaria avventura di novità tutti coloro che credono in Lui e lo riconoscono Signore della loro vita e della loro morte. E’ una tristezza infinita, la nostra, ma sostenuta dalla consapevolezza lieta che Cristo parla oggi agli uomini, in maniera persuasiva, proprio attraverso la testimonianza del martirio.
I cristiani della nostra comunità sappiano alimentare, come i cristiani della grande epoca dei martiri, devozione ed affetto verso ciascuno di questi martiri, cominciando a sentirli e a venerarli come singolari protettori del nostro cammino di fede e di missione.
Che la loro protezione aiuti Vescovi e Sacerdoti (in questo anno sacerdotale) ad uscire dal politicamente e dal mass-mediaticamente corretto, per ritrovare anche nelle parole la forza dell’annuncio di quel Cristo che è l’unica ragione di vita per ogni uomo.
Pennabilli, 8 Gennaio 2010

+Luigi Negri
Vescovo di San Marino-Montefeltro
 
(La freccia nella foto indica padre Budkievicz al processo del 1923)
Un frate mantovano ha frugato gli archivi del Kgb per trovare i documenti ufficiali sul clero romano perseguitato e ucciso in 70 anni dal regime comunista.
La chiesa del Sacro Cuore a San Pietroburgo ha il sapore della fede bagnata dal sudore di gente semplice. Iniziarono a co­struirla, in epoca zarista, 15mila o­perai polacchi, che lavoravano nel­la vicina fabbrica di porcellane. Tuttavia non è mai stata completa­ta, perché i tre sacerdoti che – dal 1917 al 1937 – vi si sono succeduti, sono stati più volte arrestati. L’ulti­mo in ordine di tempo, padre Epi­fanio Akulov, fu fucilato durante u­na celebrazione religiosa. Quando, sessant’anni più tardi, il frate mino­re Fiorenzo Emilio Reati, 68 anni, mantovano di origine, tornò a cele­brare messa in quella chiesa, uti­lizzò il corporale macchiato del sangue del suo predecessore. «Po­tete immaginare – confida oggi – l’emozione che provai quando di­stesi quella tela di lino inamidato sopra l’altare. Io successore di un martire: in che avventura mi ero cacciato!».
 
Da 1600 anni l’Iraq è “un Paese di martiri”, che trova nello “Spirito Santo e nell’Eucaristia” la forza di “testimoniare la fede” nonostante le persecuzioni. È quanto dichiara ad AsiaNews mons. Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk, alla vigilia della settimana di celebrazioni per ricordare i 1600 anni dal massacro dei martiri irakeni. Una lunga serie passata e presente di violenze, che non hanno però interrotto “la storia sacra dei cristiani… e il loro cammino”. Nel 409 d. C. centinaia di cristiani sono stati decapitati per la loro fede.
 

Nel luogo del martirio di san Venceslao

di Vladimír Kelna
Prevosto della chiesa di San Venceslao a Stará Boleslav
La visita del Papa alla Repubblica Ceca farà tappa, nell'ultima giornata, a Stará Boleslav, una cittadina a una trentina di chilometri da Praga. Si tratta di un luogo che resta legato ai più grandi santi cristiani del Paese.
Cirillo e Metodio vennero qui a visitare la famiglia del principe. Santa Ludmila vi abitava con i suoi nipoti. In un angolo della basilica di San Venceslao riposa Bozena, la moglie del principe Oldrich. Vi si trovano inoltre le spoglie dei santi cinque fratelli martiri, discepoli di sant'Adalberto. Qui veniva in pellegrinaggio il carismatico san Procopio. E qui si preparò per la sua ultima battaglia san Giovanni Nepomuceno.
 

Cristiani, il nuovo martirio

Intervista a René Guitton
Difendere i cristiani perseguitati. Laicamente, «da umanista, in nome del dialogo tra le religioni e le civiltà». René Guitton ha fatto di tutto ciò un punto di onore del proprio impegno professionale e culturale. Già corrispondente di France 2 dal Marocco, Guitton ha intrapreso la carriera di editore che l’ha portato ad essere direttore generale delle edizioni Hachette.

Oggi lavora alle Éditions Calmann-Lévy; è membro del gruppo di esperti dell’Alleanza delle civiltà delle Nazioni Unite. Già autore di un libro sulla strage dei monaci di Tibhirine in Algeria (Si nous nous taisons, Calmann-Lévy), Guitton è ora nelle librerie francesi con un saggio-inchiesta sui cristiani perseguitati nel mondo: Ces chrétiens qu’on assassine (Flammarion, pp. 334, euro 21). Per tale opera – applaudita da Le Figaro, Le Monde des Religions e diversi media transalpini – ha appena ricevuto il Premio letterario dei diritti dell’uomo, giunto alla sua 26° edizione.
 
Nonostate sia tornata la calma è ancora massima allerta a Gojra, la cittadina pakistana del Punjab, teatro nei giorni scorsi di un terribile attacco contro la comunità cristiana da parte di fondamentalisti islamici. La polizia sta interrogando duecento persone sospettate di aver partecipato alle aggressioni che hanno causato la morte di otto cristiani. Una organizzazione locale per i diritti umani ha denunciato il fatto che le violenze non sono state spontanee ma premeditate e che dietro c'è Al-Qaeda. Intanto il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, con una lettera alla presidenza di turno svedese dell’Ue ha esortato l’Europa a lanciare un forte segnale contro le violenze anticristiane nel prossimo Consiglio dei ministri di settembre. Le aggressioni ai cristiani - ha affermato - si moltiplicano in tutto il mondo ed è arrivato il momento di dire basta. "La Ue non si può disinteressare – ha aggiunto - non può chiudere gli occhi". Ma per quale motivo in Pakistan i cristiani sono al centro di queste dure persecuzioni? Federico Piana lo ha chiesto Renzo Guolo, professore di sociologia delle religioni alle università di Padova e Torino :
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(Leopolis) – “The Martyrs’ Church”: this is the definition that last night opened the 37th meeting of the secretaries general of the European Bishops Conferences that is taking place in Leopolis, Ukraine. The history and experience of the Catholic Church in Ukraine, in both rites, the Byzantine and the Latin ones, have been addressed by the meeting, promoted by Ccee (Council of European Bishops Conferences) to commemorate “the pain endured under the oppression of the Communist regime that, in addition to deporting priests and bishops to the Siberian gulags, did not hesitate to close down the granaries to starve and subdue a population that did not intend to give up their Christian faith”. This morning, card. Lubomyr Husar, president of the Synod of the Greek Catholic Bishops, and mgr. Mieczys³aw Mokrzycki, president of the Latin Catholic Bishops Conference, spoke of the “renaissance of a Church that in a country that feels European intends to respond with the language of the Gospel to the difficulties and expectations of the people”. Membership of Ccee, the two Catholic leaders stated, “gives the Eastern Churches the great opportunity to offer a special spiritual and cultural contribution to Europe and at the same time to receive from the Western Churches an encouragement and a solidarity that are essential to face still-difficult situations”.
© SIR 10 luglio 2009
 

THE MARTYRDOM OF PATIENCE

“Witness is more important than presence for the Church in Turkey”. According to the apostolic nuncio to Turkey, Mgr Antonio Lucibello, it is not a question of numbers. “In the twenties there were two million Christians in the country while today they are approximately 100,000. Today it is worth considering the appeal launched by the Turkish bishops more than ten years ago – which is still relevant today - “to shift our attention from the presence to the witness”. “The witness is effective for we are more touched by witnesses than by teachers”, said the nuncio who had followed card. Jean Louis Tauran, sent by the Pope to Turkey to celebrate the conclusion of the Pauline Year. This is true not only for Turkey, where “every day Christians experience the martyrdom of patience which can be turned into a bloody experience like in the case of Roman priest Andrea Santoro and other Christians”. Referring to the condition of the Church in Turkey, the nuncio points out that “she has high prestige, especially for the cultural and educational work carried out in her institutions such as Notre Dame de Sion and Saint Benoit in Istanbul. Muslims are proud of the education received at our centres”. “Nevertheless, we should pursue our dialogue with mutual understanding and respect starting from this Pauline Year”.
© SIR
 

IL MARTIRIO DELLA PAZIENZA

(Tarso) - “Ciò che è importante per la Chiesa in Turchia non è tanto la presenza quanto la testimonianza”. Per il nunzio apostolico in Turchia, mons. Antonio Lucibello non è questione di numeri. “I cristiani sono circa 100 mila oggi nel Paese, rispetto ai due milioni degli anni ‘20 ed oggi è valido e attuale l’appello - più di dieci anni fa - dei vescovi turchi di “passare dalla presenza alla testimonianza”. “La testimonianza è efficace - dice al SIR il nunzio che ha seguito il card. Jean Louis Tauran, inviato speciale del Papa in Turchia per le celebrazioni conclusive dell’Anno Paolino - si è, infatti, più sensibili ai testimoni che ai maestri”. Un discorso che non vale solo per la Turchia, dove pure “ogni giorno i cristiani fanno esperienza del martirio della pazienza, che può diventare anche cruento come accaduto per il sacerdote romano, don Andrea Santoro e per altri cristiani”. Riferendosi poi alla condizione della Chiesa in Turchia il nunzio ricorda come questa “goda di grande prestigio soprattutto per l’opera svolta in ambito culturale e formativo con centri quali il Notre Dame de Sion e di Saint Benoit ad Istanbul. Ci sono molti musulmani che vanno fieri dell’istruzione ricevuta presso questi nostri centri”. “Tuttavia – ha concluso - il dialogo deve proseguire con la conoscenza ed il rispetto reciproco ripartendo proprio da questo Anno Paolino”.

© SIR
 

Dalla Slovacchia dei martiri

Nel saluto conclusivo il nuovo presule ricorda la sua vocazione in una famiglia di sacerdoti
Al termine della chirotonia episcopale, il neo-ordinato arcivescovo Cyril Vasil' ha rivolto ai presenti un breve discorso, ricordando, tra l'altro, che nel suo anello episcopale - regalatogli dal padre - sono incastonate le reliquie dei beati martiri Peter Pavel Gojdic e Vasil Hopko, rispettivamente vescovo e ausiliare di Presov.

Siamo arrivati alla fine di una consacrazione episcopale in rito bizantino slavo, conferita a un figlio della Chiesa greco-cattolica slovacca. È il momento opportuno per un ringraziamento e per un bilancio.
Negli anni della mia infanzia la Chiesa greco-cattolica in Slovacchia viveva ancora nella situazione difficile e penosa di un'apparente libertà sotto il totale controllo del regime comunista. Una Chiesa da poco uscita dall'illegalità, da decenni privata del proprio vescovo eparchiale, il beato Peter Pavel Gojdic, morto martire nelle carceri comuniste.
 
Nel cuore della Quaresima, stasera, nella basilica di santa Restituta all'interno della cattedrale partenopea, la Chiesa di Napoli si ritrova raccolta in una veglia di preghiera presieduta dal card. Crescenzio Sepe per la celebrazione ecumenica in memoria dei martiri cristiani. Infatti, alla presenza dei pastori e dei rappresentanti ecumenici della città la Chiesa di Napoli ricorderà coloro che, in questi ultimi anni, hanno offerto la loro vita per il Vangelo. L'iniziativa è organizzata dal Centro missionario diocesano, dalla Comunità di Sant'Egidio e dal Giaen (Gruppo interconfessionale attività ecumeniche Napoli). "Nella notte che il mondo attraversa non mancano testimoni della fede che illuminano il cammino dell'umanità. Per questo la memoria di coloro che hanno dato la vita per il Vangelo è così preziosa e significativa", spiegano i promotori che ricordano le parole di Roberto Angeli, un prete italiano finito nel lager nazista per aver aiutato gli ebrei: "Nella baracca 26 di Dachau, in mezzo a preti cattolici di ogni paese, pastori protestanti, pope ortodossi, tutti sacerdoti allo stato puro, senza poteri, né orpelli, né privilegi, rosi dalla fame e dal freddo, torturati dai pidocchi e dalla paura, senza più nessuna dignità oltre quella invisibile del sacerdozio, imparammo a scoprire l'essenza della vita e della fede".
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"I santi e i martiri - o, più semplicemente, i ‘testimoni' cristiani che hanno condotto una vita esemplare - possono contribuire a unificare le Chiese nelle quali sono nati?". E' l'interrogativo alla base del simposio "Una nube di testimoni: opportunità per una commemorazione ecumenica" che si aprirà domani (fino al 2 novembre) al monastero di Bose (Bi), per iniziativa della comunità monastica e della Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec). "Oggi - affermano gli organizzatori - si sta prendendo sempre più coscienza che i testimoni della fede, contemporanei come del passato, non appartengono solo a confessioni cristiane distinte, ma rappresentano un'eredità comune e una fonte di ispirazione per l'insieme dei cristiani e per il mondo intero". Il simposio intende "far conoscere la ricchezza della santità e del martirio come sono stati e sono vissuti nelle diverse tradizioni e contesti ecclesiali", così che questa consapevolezza possa "contribuire alla riconciliazione delle memorie e alla reciproca comprensione tra i cristiani". All'iniziativa parteciperanno circa ottanta teologi e responsabili di Chiese - ortodossi, cattolici, protestanti, anglicani e pentecostali - con l'obiettivo di offrire proposte concrete alle Chiese per la loro vita liturgica.
news by SIR
 
In occasione del 93° anniversario del genocidio del popolo armeno, si è celebrata a Roma, presso la Chiesa Armena di S. Nicola da Tolentino, una messa solenne in memoria delle vittime del "Metz Yeghern" (il grande male), presieduta da monsignor Joseph Kelekian, Rettore del Pontificio Collegio Armeno. Nella sua omelia, monsignor Kelekian si è soffermato sulla vicenda dolorosa che il popolo armeno ha patito durante gli anni 1915 -1916, e ha espresso l'amarezza per il mancato riconoscimento ufficiale e internazionale del "grande male del genocidio". "Oggi vogliamo che il genocidio del popolo armeno sia riconosciuto da tutto il mondo - ha affermato - . Non è un discorso politico, è una verità che deve scoppiare in tutto il mondo. Dobbiamo combattere fino in fondo per arrivare a questo risultato". Successivamente, ha spiegato che i tre milioni e mezzo di armeni attualmente nel mondo sono i discendenti di circa 350.000 superstiti al genocidio che hanno vissuto in situazioni difficili e disumane, e che domandano "giustizia agli occhi del mondo". "Siamo radunati qui per onorare i nostri martiri, e ringraziare i nostri parenti che ci hanno dato questa vita che viviamo oggi - ha concluso -. Speriamo che quello che abbiamo ereditato - la nostra fede e la nostra cultura armena - lo possiamo tramandare fedelmente a tutti i nostri discendenti. Amen".
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