Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano
 

Diecimila migranti ammassati sotto un ponte

Washington , 17. Cresce l’emergenza migranti al confine tra Stati Uniti e Messico, dove oltre 10.000 persone — in maggioranza originarie di Haiti — sono state ammassate negli ultimi giorni dalle autorità del Texas sotto un ponte che collega la città di Del Rio con quella messicana di Ciudad Acuña, nello Stato frontaliero di Coahuila.
 
The Ecumenical Patriarchate has announced that the scheduled visit of the Ecumenical Patriarch Bartholomew to the United States of America will take place from October 23 to November 3.

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Durante il volo da Bratislava a Roma, nel pomeriggio di mercoledì 15 settembre, Papa Francesco ha incontrato i giornalisti al seguito, conversando con loro e rispondendo ad alcune domande. Il dialogo è stato introdotto dal direttore della Sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, che ha ringraziato il Pontefice «per questi giorni che si sono aperti con l’adorazione eucaristica a Budapest e conclusi con la celebrazione e la preghiera, unita, questa mattina a Šaštín». Tra questi due momenti, ha sottolineato, «tante immagini, tante parole, tanti incontri, ed è bello che si sia potuto riprendere a incontrarsi di persona. Bella anche la partecipazione e la gioia del popolo di Dio, in questi giorni». Pubblichiamo di seguito la trascrizione del colloquio.
 
Jozef Bartkovjak – Città del Vaticano
Tanti i frutti della visita del Papa in Slovacchia, che è stata la seconda tappa del 34esimo viaggio apostolico di Papa Francesco iniziato lo scorso 12 settembre a Budapest, in Ungheria. Di significati e momenti forti in terra slovacca - in particolare la Messa al Santuario di Šaštín - ci parla monsignor Stanislav Zvolenský, arcivescovo metropolita di Bratislava e Presidente della Conferenza Episcopale Slovacca:

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NICOSIA, Cyprus -- Cyprus' Orthodox Church formally took charge Thursday of two ornately decorated 18th century doors stolen from a church in the ethnically divided island's breakaway north and reclaimed from a Japanese art college after a long legal battle.  --  Communications and Works Minister Yiannis Karousos said the wooden doors — painted with religious scenes, carved and gilded — were discovered at the Kanazawa Art College more than 20 years ago and their return followed “long and intensive efforts.”

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Questo è il secondo anno in cui siamo costretti a fare un Kippùr diverso, con limitazione del numero dei partecipanti alla tefillà, cosa che pesa soprattutto al momento finale. L’anno passato, pensando solo al Covid e non a tutto il resto delle amarezze, è stato l’anno dell’aumento vertiginoso delle vittime, poi delle vaccinazioni di massa. L’anno delle difficoltà economiche ma anche della solidarietà, che in questa comunità non è mancata. Siamo ancora nel mezzo della crisi, vediamo prospettive incoraggianti, ma dobbiamo difenderci e riorganizzarci. Aspettiamo tutti il ritorno alla normalità. Ma normalità non vuol dire il bene in assoluto. Quando si finisce lo studio di un trattato di Talmud si fa una piccola cerimonia di festeggiamento in cui si recita una preghiera nella quale si ringrazia il Signore che ha indicato, a chi vuole seguirlo, un comportamento particolare che lo distingue da altri: loro si svegliano presto e noi ci svegliano presto, loro si affaticano e noi ci affatichiamo, loro corrono e noi corriamo; ma bisogna vedere per cosa vale la pena di svegliarsi presto, correre e faticare. Queste domande di solito se le pone una persona che ha avuto un trauma e si vede crollare il mondo addosso, normalmente è difficile che una persona se le ponga. La reclusione e le limitazioni imposte dal Covid sono state per molti, ma non per tutti, un’occasione per riflettere. Kippùr con il Covid è una opportunità doppia per pensare. Ritorno alla normalità, sì, ma che sia una normalità diversa, che dia senso alla nostra vita.

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Testo di Chiara Tamagno
Tra le pareti rocciose che si stagliano intorno al villaggio di Maalula, in Siria, è racchiusa la storia misteriosa di santa Tecla, la donna convertita dalla predicazione di San Paolo a Iconio e venerata come protomartire cristiana. Il luogo è avvolto nella quiete di un villaggio abbarbicato tra le montagne, fatto di centinaia di piccole abitazioni a forma di cubo e intonacate di bianco, azzurro, giallo, dove gli abitanti parlano ancora l’aramaico, la lingua di Gesù. In quest’oasi pare che santa Tecla si sia rifugiata e abbia vissuto fino a novant’anni. Di lei si scrisse già in tempi molto antichi ed è presentata come donna giovane, coraggiosa dedita all’opera di apostolato e anche per questo abbandonata dalla sua famiglia. Raffigurata spesso vicino a un leone o ad una colonna con base di fuoco, simboli del martirio, è venerata in numerosi santuari sparsi in tutto il mondo.
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Beirut (Agenzia Fides) – Nel Libano travolto da una crisi devastante, che ha effetti allarmanti anche sullo stato di salute del sistema scolastico nazionale, è importante e necessario che gli insegnamenti proposti da Papa Francesco nel cosiddetto “Documento di Abu Dhabi” e nell’Enciclica “Fratelli Tutti” diventino la ‘bussola’ in grado di orientare e ispirare l’opera educativa portata avanti dalle scuole cattoliche nel Paese dei Cedri. E’ questa la “pista” suggerita dal Cardinale libanese Béchara Boutros Raï nell’intervento pronunciato ieri, mercoledì 15 settembre, a Beirut, durante la sessione inaugurale dei 27esimo Colloquio delle scuole cattoliche libanesi.

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Visita del Cardinal Koch al Patriarca Sako

Il 14 settembre 2021 il Cardinale Koch, accompagnato da S.E. Mitja Leskovar, Nunzio Apostolico in Iraq, e dal Rev.do P. Hyacinthe Destivelle, Officiale del PCPUC, ha visitato il Cardinale Louis-Raphael Sako, Patriarca dei Caldei, presso la sua sede di Baghdad (Mansour).
 
«I marinai che percorrono i mari della Danimarca e della Norvegia dicono che oltre la Norvegia, verso settentrione, si trova l’Islanda. Più oltre c’è un’isola detta Grolandia. E ancora oltre, verso occidente, c’è una terra chiamata Marckalada. Gli abitanti del posto sono dei giganti: lì si trovano edifici di pietre così grosse che nessun uomo sarebbe in grado di metterle in posa, se non grandissimi giganti. Lì crescono alberi verdi e vivono moltissimi animali e uccelli. Però non c’è mai stato nessun marinaio che sia riuscito a sapere con certezza notizie su questa terra e sulle sue caratteristiche».
 
Fonte: https://ilsismografo.blogspot.com/2021/09/grecia-la-festa-dellesaltazione-della.html

La tradizione liturgica siro occidentale celebra, con tutte le altre tradizioni  liturgiche di Oriente e di Occidente, il giorno 14 settembre la festa dell'Esaltazione  della santa Croce. La festa porta nei libri liturgici siriaci il titolo: “Esaltazione della  Croce", ed ha un’origine gerosolimitana collegata alla dedicazione della basilica della Risurrezione edificata sulla tomba del Signore nel 335, ed anche con la celebrazione  del ritrovamento della reliquia della Croce da parte dell'imperatrice Elena.
I testi  dell'ufficiatura sottolineano chiaramente in primo luogo il tema della croce come arma  di vittoria per i cristiani: "Segnato il nostro volto con l'immagine preziosa della croce,  tu ci fai la grazia, o Dio, di essere preservati dal nemico e di vincere le sue suggestioni…  La croce santa sia per noi un'arma invincibile contro il nemico". La festa dell'esaltazione  della croce coinvolge nella lode al Signore tutta la creazione che la inneggia come luogo  dove avviene la salvezza, e con delle espressioni cristologiche proprie della tradizione  siriaca: "Celebrando l'esaltazione della croce cosparsa con le gocce del sangue  vivificante del Verbo di Dio incarnato, gli eserciti del cielo intonano la lode ed esultano  per la salvezza del genere umano. Venite popoli, adorate la croce di salvezza, per cui il  mondo ha ottenuto la nuova vita".   Nell'ufficiatura del vespro, la liturgia siro occidentale collega in primo luogo  l'esaltazione della croce con gli imperatori Costantino ed Elena, ma soprattutto con la  vita della Chiesa stessa che la regge come vanto e sostegno: "Oggi la croce è apparsa a  Costantino ed Elena come segno di vittoria… Oggi gli apostoli si rallegrano e con Paolo  cantano: «il nostro vanto è la croce di nostro Signore Gesù Cristo». Oggi i martiri e i  confessori esultano perché tu, o Cristo, appeso sulla croce, sei la loro ricompensa… Oggi  la santa Chiesa si rallegra perché è la regina assisa alla tua destra vestita con la tua  croce". In parecchi dei suoi inni, Efrem il Siro parlerà della croce di Cristo come timone  della nave che è la Chiesa e che Cristo, il pilota conduce a porto tranquillo. In un secondo  momento, introdotti sempre con la parola "oggi", la liturgia della festa si trattiene a  fare una lettura in chiave cristologica di una lunga serie di fatti veterotestamentari che prefigurano la redenzione di Cristo adoperata per mezzo della sua croce: "Oggi  Abramo esulta perché il mistero della croce gli fu rivelato per mezzo dell'agnello che vide impigliato nel cespuglio… Oggi Mosè, il primo dei profeti, si rallegra perché ha  tracciato il segno della croce con le sue mani stese ed oranti in forma di croce… Oggi  Eliseo il profeta è nella gioia per il legno gettato nell'acqua e che fecce galleggiare il  ferro pesante, tipo della nostra natura umana che tu, o Cristo, hai innalzato ed onorato  per mezzo della tua croce…". La croce ancora viene cantata nella liturgia siro  occidentale come albero di vita, rifugio dei cristiani, compimento di tutti i misteri della Chiesa, saggezza dei credenti.   Uno dei testi del vespro della festa associa nella lode e la confessione, senza  distinzione Cristo e la croce stessa con gli stessi titoli cristologici dati e all'uno e  all'altra: "Signore, Re della gloria, ti lodiamo perché hai fatto della croce il vanto di  coloro che credono in te… Tu sei l'albero della vita per coloro che in te sperano, e sei  anche l'albero che mai appassisce, e medico e rimedio di coloro che appassiscono nel  peccato… Tu sei l'albero della vita piantato nel bel mezzo del paradiso e porti tutti alla  terra della promessa… Tu sei lo scettro di forza mandato da Sion contro i nemici e vinti  con la tua croce… Tu sei il mistero segreto e nascosto, manifestato a tutti gli uomini…".   L'ufficiatura notturna della festa, divisa in tre parti, prevede il canto di due salmi  per ognuna di esse: i salmi 43 e 60 per la prima; 135 e 138 per la seconda, ed il lungo  cantico di Abacuc 3, 1-19 per la terza. In quest'ufficiatura notturna troviamo ben sei  inni di sant'Efrem il Siro, due per ognuna delle parti, in cui l'autore canta il mistero  della croce di Cristo con delle immagini e dei simboli sviluppati nella sua poesia teologica;  il legno della croce sarà sempre fonte di un lungo sviluppo simbolico. Efrem accosta  volentieri Cristo innalzato sulla croce al carro dei cherubini descritto dal profeta  Ezechiele: "Cavalca la croce, sebbene, invisibilmente, cavalcasse il carro, quello dei  cherubini… Rimasero svergognati i crocifissori che lo fecero montare sul legno glorioso  rivestito di simboli… Ho visto la bellezza di Adamo, immagine di Colui che lo ha  plasmato… e la bellezza della croce, cavalcatura del Figlio del suo Signore…". Efrem  ancora allarga la simbologia della croce alla spada del cherubino messo alle porte del  paradiso, e la presenta anche come la lancia che uccide la morte: "Beato sei anche tu,  legno vivente, che fosti una lancia invisibile per la morte. Quella lancia infatti aveva  colpito il Figlio: trafitto da essa, con essa egli uccise la morte. La sua lancia ha  allontanato la lancia, poiché il suo perdono ha strappato il nostro documento di debito.  Il paradiso gioì perché erano tornati gli espulsi… Sia benedetto, Lui che mediante la sua  croce ha forzato il passaggio verso il paradiso". Efrem mette in parallelo, in uno dei suoi  inni e con delle immagini poetiche molto belle, i due alberi, quello del paradiso e quello  della croce: "E poiché Adamo si era avvicinato all'albero, si precipitò poi verso il fico.  Divenne simile al fico, delle cui foglie era coperto. Florido di foglie a modo di un legno,  Adamo venne presso il legno glorioso, da esso si rivestì di gloria, da esso acquistò  splendore, da esso udì la verità, che sarebbe di nuovo entrato nell'Eden". Finalmente in  uno degli inni sulla crocefissione, Efrem ancora canta il tema evangelico del prendere la  propria croce e seguire Cristo, faccendone una lettura doppia a Simone di Cirene che  porta la croce di Cristo e a Simone Pietro che muore anche lui in croce: "Beato anche  tu, Simone, che hai portato durante la vita la croce dietro al nostro Re. Sono fieri coloro  che portano le insegne dei re ma svanirono i re con le loro insegne. Beate le tue mani  che si alzarono e portarono in processione la croce che si chinò e ti donò la vita. Il tuo  fardello ti ha portato nella dimora della vita e ti ha trasferito là, poiché è il vascello del  Regno".  P. Manuel Nin  Esarca Apostolico
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“E la fatica nasce non tanto dal sacrificio di Cristo, che ammiriamo e veneriamo, ma dal fatto che Gesù ha voluto indicare, con la croce, anche la nostra strada, sia personale sia come presenza pubblica dei cristiani”. (Marco Invernizzi, Il mistero della Croce e l’assassinio di Bashir Gemayel, 14.9.21, alleanzacattolica.org).
 
Superare i campi rom si può. Ci sono già riuscite otto città italiane. Grandi e piccole, di centrosinistra, centrodestra, pentastellate. Lo hanno fatto integrando le persone e rispettandone la dignità. E, tra l’altro, risparmiando una montagna di soldi dei contribuenti, inghiottiti per anni nel mantenimento dei "ghetti etnici istituzionalizzati". La prova sta nelle tante buone pratiche analizzate dall’Associazione 21 luglio e pubblicate ora dalla Fondazione Cei Migrantes.
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Martirologio Romano: Memoria di san Giovanni, vescovo di Costantinopoli e dottore della Chiesa, che, nato ad Antiochia, ordinato sacerdote, meritò per la sua sublime eloquenza il titolo di Crisostomo e, eletto vescovo di quella sede, si mostrò ottimo pastore e maestro di fede. Condannato dai suoi nemici all’esilio, ne fu richiamato per decreto del papa sant’Innocenzo I e, durante il viaggio di ritorno, subendo molti maltrattamenti da parte dei soldati di guardia, il 14 settembre, rese l’anima a Dio presso Gumenek nel Ponto, nell’odierna Turchia.
(14 settembre: A Gumenek nel Ponto, nell’odierna Turchia, anniversario della morte di san Giovanni Crisostomo, vescovo, la cui memoria si celebra il giorno precedente a questo).
 
(Sala stampa della Santa Sede)  Beatissimo Padre! La ringraziamo di cuore per aver accettato l’invito a presiedere personalmente la grande celebrazione a  conclusione del 52° Congresso Eucaristico Internazionale! Sin dai tempi di Papa San Giovanni XXIII, i Congressi Eucaristici e soprattutto le Sante Messe conclusive sono considerate come Statio Orbis, ossia come celebrazioni eucaristiche che manifestano anche visibilmente la formazione di un’unica grande comunità intorno alla Mensa del Signore. Questa celebrazione eucaristica di oggi è un fortissimo simbolo che segna la nostra unità attorno a Cristo, sotto il successore di San Pietro con i vescovi provenienti da tutto il mondo, con i sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose e con tutti i fedeli. La rappresentanza ecumenica dimostra il nostro comune desiderio di unità di tutti i battezzati. È una gioia speciale poter avere qui, oggi, insieme a noi, Sua Beatitudine Bartolomeo I, Patriarca di Costantinopoli.  La presenza anche di non cristiani, specialmente dei rappresentanti dell’ebraismo, ma anche di coloro che hanno un’altra visione del mondo, rappresenta per noi un segno vivo dei tempi, cioè la vocazione della Chiesa in seno all’umanità come messaggero di Cristo tra le nazioni. È lui stesso, Gesù Cristo, che è sorgente delle acque vive, e compie la promessa escatologica del Salmo (Sal 87, 6): «Tutte le mie sorgenti sono in te». Cristo in noi, Cristo nell’Eucaristia, è fonte della vita e della felicità eterna per tutti i popoli che vuole arrivare alle genti attraverso la nostra testimonianza e il nostro annuncio, attraverso la carità verso i poveri, gli ammalati, i perseguitati, coloro che portano grandi pesi per la loro lingua, la loro appartenenza etnica o nazionale e in generale verso tutti coloro che nel mondo sembrano perdere ogni senso e valore e soffrono di disperazione e smarrimento.  Budapest, nel centro dell’Ungheria e dell’Europa, è una città di ponti. Sentiamo la vocazione di essere ponti tra Oriente e Occidente, tra diversi mondi culturali e religiosi e tra varie nazioni. Per questo abbiamo firmato 15 anni fa l’atto di riconciliazione e di amicizia tra le Conferenze episcopali ungherese e slovacca, seguito da una solida esperienza comune di fratellanza e collaborazione reciproca. È stato accompagnato ugualmente da molta benedizione il percorso della Croce Missionaria attraverso  l’Ungheria e nei Paesi vicini. Le reliquie dei Santi e Beati della nostra regione hanno risvegliato la coscienza di poter vivere la santità anche oggi, seguendo l’esempio dei grandi Martiri e Confessori dell’ultimo secolo. Oltre a quelli già canonizzati, ricordiamo con venerazione i grandi pastori come il Card. Stefan Wyszynski, di cui la beatificazione si sta svolgendo a Varsavia in queste ore. Conserviamo anche con grande affetto la memoria del venerabile Servo di Dio Card. József Mindszenty, che ha dato un grande esempio di intrepida fedeltà a Cristo, alla Chiesa e al suo popolo. Santo Padre! Voglia accettare come dono da tutti noi, qui presenti, la copia di questa Croce Missionaria, che sia un ricordo dei Santi e Martiri della nostra regione. Le chiediamo di presiedere questa Santa Messa che si celebra anche visibilmente nel nome di tutta la Chiesa, e per tutta la Chiesa, affinché possiamo compiere la nostra vocazione nel mondo e per il mondo. Pronunci le parole di consacrazione dell’Eucaristia nella persona di Gesù Cristo, nostro Maestro e nostro Signore che resta sempre con noi. Grazie, Santo Padre!
 

Ecumenical Patriarch met Hungarian President

On Friday, September 10, 2021, Ecumenical Patriarch Bartholomew departed yesterday for Budapest to attend and speak at the closing events of the International Eucharistic Congress of the Roman Catholic Church in the presence of Pope Francis.
 
L'elettricità per Siria e Libano dipende dagli Stati Uniti
 
On this occasion, the Patriarch will communicate and cooperate with the President of the Republic, the Parliament, and the Government of the Country on issues of the Hungarian Patriarchal Exarchate and will establish the Church of the Three Hierarchs on the premises of the large property donated by the Government to Ecumenical Patriarchate for the needs of the Exarchate.
 
"Vogliamo mettere accanto al crocefisso i simboli delle altre religioni? Mettere tutto sullo stesso piano? Benissimo, lo si faccia. Mi chiedo, però: che senso ha? A questo punto, siamo onesti, togliamo qualsiasi simbolo, si avrà una società anonima, livellata verso il basso, senza conoscenza e senza storia. La fine della civiltà. Non solo di quella occidentale". Lo dice all'Adnkronos Suor Anna Monia Alfieri, tra le voci più accreditate sui problemi dell’organizzazione dei sistemi formativi e dal 2016 membro della Consulta di Pastorale scolastica e del Consiglio Nazionale Scuola della Cei.
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Quando si parla di Lutero e di protestantesimo – e in quest’anno lo si è fatto fin troppo (come però era pure doveroso, in fondo) – è difficile delimitare l’ambito degli argomenti da affrontare: che sia stato un riformatore o un rivoluzionario, il raggio degli effetti prodotti dalle sue azioni è stato tanto vasto e tanto profondo che pretendere di raccoglierne i contenuti essenziali in un’unica opera – fosse anche un grande simposio – è puro velleitarismo. Quanto più tale considerazione deve valere per i libri, per i saggi, per i singoli articoli, che pure talvolta si leggono imbastire ardite analogie tra monaci del XVI e dittatori del XX secolo, per non citare che gli esempi più emblematici.

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Dopo 106 anni di interruzione, domenica 29 agosto 2021 è stata nuovamente celebrata la messa nella chiesa apostolica armena della Santa Trinità, a Malatya (Turchia orientale). Nessun ufficio religioso vi era stato celebrato a partire dal genocidio armeno del 1915. Presieduta da Sahak Maşalyan, attuale patriarca armeno di Costantinopoli, la celebrazione è stata seguita da un gran numero di cristiani armeni della regione, a quanto riporta l’agenzia Fides.

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Salvatore Cernuzio - Città del Vaticano
“Il fatto che la Torah sia cruciale per l’ebraismo moderno non è messo in discussione in alcun modo”. E non si può assolutamente presumere che Papa Francesco “stia tornando a una cosiddetta ‘dottrina del disprezzo’”. La Santa Sede risponde alle “preoccupazioni” sollevate nelle scorse settimane da alcune personalità della comunità ebraica mondiale circa alcune dichiarazioni del Pontefice, pronunciate nell’udienza generale dello scorso 11 agosto, che a loro avviso sembravano svalutare la Legge ebraica ritenendola obsoleta.
 

Cosa resta dell’11 settembre

Alessandro Gisotti
 
di Paul Richard Gallagher
 
La prima destinazione annunciata dalla Santa Sede nel volo di ritorno dall’Iraq, l’8 marzo 2021, il viaggio di papa Francesco a Budapest è stato presentato rapidamente come un semplice spostamento nel quadro del Congresso eucaristico, e non come una visita di Stato – caso che invece si dà in Slovacchia. Questo format, contenuto in un’unica giornata, era già stato osservato in occasione dello spostamento del pontefice argentino al Parlamento europeo di Strasburgo, nel 2014, e del 70º anniversario del Consiglio Ecumenico delle Chiese a Ginevra nel 2017. 
 
“Insieme con i fratelli e le sorelle delle diverse confessioni cristiane preghiamo e operiamo per la casa comune, in questi tempi di grave crisi planetaria”. Il Papa ha concluso con questo invito l’udienza di oggi, prima dei saluti ai fedeli di lingua italiana che come di consueto concludono l’appuntamento del mercoledì con i fedeli, svoltosi oggi in Aula Paolo VI. “Oggi si celebra la Giornata mondiale per la custodia del creato”, ha ricordato Francesco: “E’ l’inizio del tempo del creato, che si compirà il 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi”. “Insieme con l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, abbiamo preparato un....

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Debora Donnini – Città del Vaticano