La Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia sul riconoscimento delle nozze gay negli Stati Uniti
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- Creato: 15 Luglio 2015
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NEW YORK, 15. «Non possiamo accettare dei principi, introdotti per decreto giuridico da un organo dello Stato, che contraddicono in modo così palese l’insegnamento, la volontà, la legge e l’amore di Dio»: è quanto si legge in una dichiarazione diffusa nei giorni scorsi dal sinodo della Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia (Rocor), che ha sede a New York, riguardante il riconoscimento dei matrimoni fra persone delle stesso sesso da parte della Corte suprema degli Stati Uniti. La Chiesa — formatasi all’estero dopo la repressione cominciata in seguito alla rivoluzione russa del 1917 (e dal maggio 2007 riavvicinatasi al patriarcato di Mosca con la cancellazione dello scisma) — contesta in particolare «il tentativo dello Stato di attribuirsi dei diritti che appartengono a Dio». È Dio, si legge ancora nel comunicato, e non lo Stato né le istanze giuridiche, «che ha creato l’uomo e la donna, che ha benedetto la loro unione, che solo dispone del diritto relativo alla natura fondamentale di questa unione». La Rocor parla dunque, a proposito della sentenza del supremo tribunale degli Stati Uniti, di «legalizzazione del peccato» perché il matrimonio, dalla creazione del mondo, «è e sarà sempre l’unione di un uomo e di una donna e la Chiesa non riconoscerà e benedirà altro che questa unione sacra, stabilita da Dio stesso». La società, che da sempre «ha attribuito il primo posto alla famiglia tradizionale e alla necessità di allevare i figli tra le braccia di un padre e di una madre », viene adesso «annichilita da un atto giuridico che eccede i suoi poteri».© Osservatore Romano - 16 luglio 2015