Protezione per i cristiani d’Oriente
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- Creato: 17 Settembre 2014
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GINEVRA, 17. Le violenze perpetrate dai fondamentalisti dello Stato islamico rappresentano un «crimine contro l’umanità» perché sono una minaccia non solo per i cristiani, ma anche per le altre religioni e per l’intera comunità internazionale. È quanto affermano patriarchi e vescovi delle Chiese orientali, cattolici e ortodossi, che dalla tribuna della sede Onu di Ginevra ieri, martedì 16, hanno con vigore denunciato «il genocidio», «l’uccisione di innocenti» e «altri gravi abusi» in corso in Medio oriente, in particolare in Iraq e in Siria. In un appello — i cui primi firmatari sono il patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël I Sako, il patriarca di Antiochia dei Siri, Ignace Youssif III Yunan e l’arcivescovo siro-ortodosso di Mossul, Nicodemo Daoud Sharaf — i presuli chiedono l’intervento della comunità internazionale perché sia garantita «sicurezza, assistenza umanitaria, finanziaria e sociale» e soprattutto «assistenza medica e istruzione per i bambini». I leader cristiani aprono l’app ello ricordando innanzitutto la presenza quasi bimillenaria delle loro comunità nella regione e tornano a denunciare l’aggressione compiuta solo a motivo delle «nostre credenze religiose». Un fatto tanto più grave, in quanto ordito dai fondamentalisti «nel nome di Dio». Si tratta, si sottolinea, di «una chiara violazione del fondamentale diritto umano alla libertà religiosa». Infatti, l’ideologia con cui i miliziani dello Stato islamico giustificano la loro aggressione è «fondamentalmente contraria ai diritti umani poiché conduce al genocidio, all’omicidio di innocenti e ad altri gravi abusi». In questo senso, lo Stato islamico «è una minaccia non solo per i cristiani e altri gruppi etnici e religiosi, ma anche per tutta la società in Medio Oriente e per la comunità internazionale». Così, «se non fortemente condannata ed effettivamente distrutta, questa ideologia finisce per danneggiare l’intero sistema dei diritti umani, creando un pericoloso precedente di indifferenza verso la tutela delle persone vulnerabili». Anche per questo «i massacri e le atrocità commesse in Iraq e in Siria, che attualmente rimangono impuniti, costituiscono dei crimini contro l’umanità». E, conseguentemente, «in base alle leggi umanitarie internazionali, la comunità internazionale ha il dovere di intervenire e la responsabilità di proteggere le comunità e gli individui colpiti, secondo le definizioni sviluppate negli ultimi anni dall’assemblea generale delle Nazioni Unite». E, viene ricordato, «la responsabilità di proteggere si applica quando lo Stato — come nella situazione irachena — non è in grado di proteggere i propri cittadini». Per questo, «i cristiani in Iraq non dovrebbero essere privati dei loro diritti come comunità religiosa, come definito dalla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. I cristiani devono essere riconosciuti e trattati come cittadini al pari degli altri. Essi hanno il diritto di rimanere nella loro patria e protetti dallo Stato secondo un sistema giuridico compatibile con i diritti umani».
© Osservatore Romano - 18 settembre 2014