In Ucraina serve saggezza
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- Creato: 20 Febbraio 2014
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KIEV, 20. È unanime da parte dei leader religiosi la condanna della violenza che sta insanguinando le strade della capitale ucraina. All’appello rivolto da Papa Francesco durante l’ultima udienza generale in piazza San Pietro, perché «cessi ogni azione violenta» e le parti in causa si adoperino nel «cercare la concordia e la pace», hanno fatto eco gli interventi dei rappresentanti delle Chiese cristiane presenti nel Paese: dai greco-cattolici agli ortodossi legati al patriarcato di Mosca, agli ortodossi del patriarcato di Kiev. Una ferma condanna è arrivata anche dal Consiglio delle Chiese e delle organizzazioni religiose ucraine, che in una dichiarazione ha esortato le parti a una posizione di «giustizia e saggezza» per «fermare il conflitto fratricida». Dal Consiglio anche la richiesta di un immediato cessate il fuoco, la ripresa dei negoziati e la sottolineatura dell’importanza dell’unità spirituale del popolo ucraino: «Chiediamo a tutti i fedeli di continuare le preghiere per l’Ucraina, la sua pace, l’unità e l’indipendenza. Nell’unità è il potere del popolo». Un appello perché sia fermato lo spargimento di sangue e la richiesta a tutte le chiese del Paese di suonare le campane in un momento in cui è forte il pericolo di un vero e proprio «fratricidio» è stato lanciato dall’arcivescovo maggiore di KyivHalyč, Sviatoslav Shevchuk, capo del sinodo della Chiesa greco-cattolica ucraina, da sempre impegnato con i suoi sacerdoti a fianco dei manifestanti di Maidan: «Con grande rammarico devo dire che gli appelli delle Chiese affinché fosse impedito lo spargimento di sangue e fosse trovata una soluzione pacifica al conflitto, non sono stati ascoltati. In nome di Dio condanno ogni violenza, ogni violazione dei diritti umani e della volontà del popolo. Vorrei ricordare con forza che chi ha potere ha anche la piena responsabilità per quanto sta accadendo nel Paese. Mi appello a ciascuno perché sia fermato immediatamente lo spargimento di sangue. Chiedo a tutti i figli della Chiesa di digiunare, pregare ed esprimere solidarietà alle vittime. In questo momento in cui l’Ucraina vive il pericolo di un fratricidio, lasciate che tutte le campane delle chiese suonino». La minaccia «sempre più reale» della «guerra civile» e del «collasso economico» è richiamata nell’app ello diffuso dal metropolita Anthony (Pakanych) della Chiesa ortodossa russa, che ha rinnovato l’invito, lanciato fin dall’inizio della crisi politica, a «interrompere immediatamente la violenza e riprendere il dialogo». Anche per Filarete, capo della Chiesa ortodossa ucraina - patriarcato di Kiev, che ha richiamato alle proprie responsabilità soprattutto il presidente Viktor Ianukovich, occorre «fermare subito la violenza». La Conferenza delle Chiese europee si dice «seriamente preoccupata» per l’escalation del conflitto, «condanna fermamente le uccisioni» e si appella «a tutte le parti» in vista di una «soluzione pacifica».© Osservatore Romano - 21 febbraio 2014