La Chiesa ortodossa ucraina e gli sforzi per l'unità
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- Creato: 06 Luglio 2008
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L'autocefalia non potrà mai diventare uno strumento di consolidamento per la Chiesa. Lo ha ribadito con decisione Vladimir, metropolita di Kiev e di tutta l'Ucraina, nella relazione presentata al recente Consiglio dei vescovi, durante il quale ha anche citato il nazionalismo, la secolarizzazione e il consumismo come le minacce più serie. "Le divisioni ecclesiastiche degli ultimi venti anni - ha detto Vladimir - hanno indebolito la nostra Chiesa e ostacolano la sua missione nella società, facilitando il diffondersi di diverse sette". Inoltre, "ogni anno che passa il muro che divide gli ortodossi nel nostro Paese diventa sempre più alto, e la società potrebbe presto vedere come norma la presenza di diverse Chiese ortodosse in Ucraina".
Con la caduta del regime sovietico e l'acquisizione dell'indipendenza da parte dell'Ucraina, la locale Chiesa ortodossa è infatti andata incontro a uno degli scismi più laceranti della sua storia. Non solo, l'Ucraina occidentale è diventata di fatto una delle sedi del movimento per l'autocefalia. In particolare i nazionalisti criticano i rapporti canonici della Chiesa ortodossa ucraina con il Patriarcato di Mosca affermando che ciò rende impossibile l'indipendenza dell'Ucraina.
Tuttavia - ha detto il metropolita di Kiev - "non dobbiamo dimenticare i nostri fratelli e le nostre sorelle da quella parte di muro. La Chiesa ortodossa ucraina ha circa undicimila parrocchie, mentre il numero delle parrocchie che rimangono fuori da questa comunione con l'ortodossia mondiale sono circa quattromila. Questi dati dimostrano che milioni di cristiani ortodossi in Ucraina sono fuori dalla comunione ecclesiastica. Sono privati della grazia dei santi sacramenti e la loro salvezza eterna è pregiudicata. Pertanto noi, come pastori responsabili, dobbiamo prendere delle misure decisive per superare lo scisma".
Il metropolita Vladimir ha parlato della necessità di tener conto di tutte le cause dello scisma, come la politicizzazione della vita della Chiesa, l'ideologia nazionalista su base etnica che è riuscita a penetrare in essa, l'orgoglio umano e la polarizzazione culturale della società ucraina. La Chiesa ortodossa ucraina - ha proseguito - "cerca di prendere le distanze da ogni piattaforma politica e ideologica" e "non si assume la responsabilità di determinare una qualsiasi scelta sociale dell'Ucraina". Già il Consiglio dei vescovi della Chiesa ortodossa ucraina che si è svolto a dicembre del 2007 ha denunciato i tentativi di trasformare la vita della Chiesa in una questione politica e "ha sottolineato alle forze di idee estremiste in seno alla nostra Chiesa che la loro attività è dannosa per gli interessi della Chiesa e ostacola gli sforzi volti a superare lo scisma ecclesiastico". Vladimir ha espresso la speranza che i rappresentanti dell'"autoproclamato" Patriarcato di Kiev, la cui ideologia si fonda sulla "ortodossia politica", facciano altrettanto. Il nodo da sciogliere sembra essere quello di una modifica dello status canonico della Chiesa ortodossa ucraina.
"Ho portato l'attenzione sul ripristino dell'unità ecclesiastica in Ucraina, poiché l'unità della Chiesa è il tema dell'attuale Consiglio dei vescovi. Spero che la pienezza della Chiesa ortodossa russa rappresentata qui dai suoi vescovi valuti adeguatamente questo problema difficile e urgente e che le sue deliberazioni siano incluse negli atti del Concilio", ha concluso il metropolita Vladimir.
(©L'Osservatore Romano - 6 luglio 2008)
Con la caduta del regime sovietico e l'acquisizione dell'indipendenza da parte dell'Ucraina, la locale Chiesa ortodossa è infatti andata incontro a uno degli scismi più laceranti della sua storia. Non solo, l'Ucraina occidentale è diventata di fatto una delle sedi del movimento per l'autocefalia. In particolare i nazionalisti criticano i rapporti canonici della Chiesa ortodossa ucraina con il Patriarcato di Mosca affermando che ciò rende impossibile l'indipendenza dell'Ucraina. Tuttavia - ha detto il metropolita di Kiev - "non dobbiamo dimenticare i nostri fratelli e le nostre sorelle da quella parte di muro. La Chiesa ortodossa ucraina ha circa undicimila parrocchie, mentre il numero delle parrocchie che rimangono fuori da questa comunione con l'ortodossia mondiale sono circa quattromila. Questi dati dimostrano che milioni di cristiani ortodossi in Ucraina sono fuori dalla comunione ecclesiastica. Sono privati della grazia dei santi sacramenti e la loro salvezza eterna è pregiudicata. Pertanto noi, come pastori responsabili, dobbiamo prendere delle misure decisive per superare lo scisma".
Il metropolita Vladimir ha parlato della necessità di tener conto di tutte le cause dello scisma, come la politicizzazione della vita della Chiesa, l'ideologia nazionalista su base etnica che è riuscita a penetrare in essa, l'orgoglio umano e la polarizzazione culturale della società ucraina. La Chiesa ortodossa ucraina - ha proseguito - "cerca di prendere le distanze da ogni piattaforma politica e ideologica" e "non si assume la responsabilità di determinare una qualsiasi scelta sociale dell'Ucraina". Già il Consiglio dei vescovi della Chiesa ortodossa ucraina che si è svolto a dicembre del 2007 ha denunciato i tentativi di trasformare la vita della Chiesa in una questione politica e "ha sottolineato alle forze di idee estremiste in seno alla nostra Chiesa che la loro attività è dannosa per gli interessi della Chiesa e ostacola gli sforzi volti a superare lo scisma ecclesiastico". Vladimir ha espresso la speranza che i rappresentanti dell'"autoproclamato" Patriarcato di Kiev, la cui ideologia si fonda sulla "ortodossia politica", facciano altrettanto. Il nodo da sciogliere sembra essere quello di una modifica dello status canonico della Chiesa ortodossa ucraina.
"Ho portato l'attenzione sul ripristino dell'unità ecclesiastica in Ucraina, poiché l'unità della Chiesa è il tema dell'attuale Consiglio dei vescovi. Spero che la pienezza della Chiesa ortodossa russa rappresentata qui dai suoi vescovi valuti adeguatamente questo problema difficile e urgente e che le sue deliberazioni siano incluse negli atti del Concilio", ha concluso il metropolita Vladimir.
(©L'Osservatore Romano - 6 luglio 2008)