CAUTO OTTIMISMO

E’ attesa per il prossimo 10 ottobre, a Zurigo, la firma del protocollo tra Turchia e Armenia, per la normalizzazione delle relazioni diplomatiche. Dopo un secolo di ostilità e silenzio, i due Paesi si riavvicinano con un firma, che da più parti è stata definita “storica”, anche se, la cautela è d’obbligo, come spiega a Sir Europa la scrittrice di origine armena Antonia Arslan, autrice di libri come "La masseria delle allodole" e “La strada di Smirne”. “Il mio è un cauto ottimismo – spiega - purtroppo è già capitato che l’eccellente diplomazia turca abbia fatto degli apparenti passi avanti che poi si sono rivelati vani” senza dimenticare che la normalizzazione dei rapporti non significa ancora il riconoscimento del genocidio armeno da parte turca. “Su questo piano, infatti, c’è ancora molto da lavorare”, afferma la scrittrice. “La diaspora armena è angosciata e irritata perché lasciata fuori, in qualche modo, da questo processo” aggiunge Arslan per la quale “è possibile che pur avendo l’approvazione dei rispettivi Governi, questo passo non venga avallato dai parlamenti nazionali. Specie in Turchia dove la casta militare è forte e spesso in conflitto con il premier Erdogan e con il presidente Abdullah Gul, che ha dato inizio a questo cammino, accettando lo scorso anno l’invito dell’omologo armeno, Serzh Sargsyan, a recarsi nello stadio di Yerevan per la partita di calcio Armenia-Turchia”.

© SIR - 29 settembre 2009