Iraq Incontro a Baghdad su iniziativa del patriarca Sako. I leader religiosi iracheni contro l’estremismo
- Dettagli
- Creato: 07 Marzo 2018
- Hits: 1799
La nascita di un consiglio permanente formato da personalità religiose e laiche irachene, far votare in parlamento una legge che punisca penalmente le forme di propaganda religiosa che istigano all’odio e alla violenza, favorire unavisione positiva delle altre fedi, porre al centro della ricostruzione del paese il concetto di cittadinanza (e non l’appartenenza settaria e confessionale) prevedendo pari diritti e doveri per tutti: è la pista comune di lavoro tracciata dai leader religiosi riunitisi nei giorni scorsi nella chiesa di San Giuseppe a Karrada, quartiere di Baghdad, su iniziativa del patriarca di Babilonia dei caldei, Louis Raphaël I Sako. All’incontro — riferiscono le agenzie Fides e AsiaNews — hanno preso parte una trentina di rappresentanti musulmani sciiti, sunniti, cristiani, sabei e yazidi, oltre a responsabili degli uffici politici incaricati dei rapporti con le diverse comunità religiose, insieme al nunzio apostolico in Giordania e in Iraq, arcivescovo Alberto Ortega Martín.
Nel corso della riunione sono state prese in considerazione anche le proposte di organizzare analoghi vertici in altre città irachene, come Najaf, e di monitorare con più attenzione la predicazione nei luoghi di culto, esaminando con cura i corsi impartiti nei centri di formazione religiosa, sempre nell’intento di contrastare il germe del fanatismo. «Nel giorno del giudizio divino — ha detto Sako nel discorso di apertura — non ci verrà chiesto se siamo musulmani sciiti o sunniti, cristiani cattolici o ortodossi, mandei o yazidi, ma piuttosto cosa abbiamo fatto per il nostro fratello, cosa abbiamo offerto al nostro popolo». L’estremismo religioso, che in questi anni ha assunto una deriva «spaventosa», rappresenta una minaccia per la sicurezza dell’Iraq e la vita dei cittadini, ha aggiunto il patriarca, sottolineando che, per questo, i leader religiosi devono avere una visione globale delle cause del fanatismo e della violenza in nome della fede e trovare soluzioni per eliminarli, salvaguardando il futuro delle nuove generazioni.
All’incontro, intitolato «Insieme davanti a Dio, per un mondo fondato sulla verità e per sradicare il fanatismo in nome della religione», sono intervenuti fra gli altri il presidente di Iraqi Sunni Endowment, Abdul latif Al-Hemyem, e il collega sciita Farhan Al-Saedy, insieme a personalità dell’attivismo e della società civile. Sako ha ringraziato quanti fra i leader religiosi, musulmani e non, hanno condannato gli atti di fanatismo e le violenze, elogiando coloro che promuovono un lavoro di studio e analisi dei testi sacri secondo un’ottica di moderazione, dialogo e pace.
I leader delle diverse fedi e culture hanno «responsabilità sul piano religioso, nazionale e umanitario» ed è essenziale scongiurare «lotte fra concittadini», lavorando per perseguire l’obiettivo della stabilità. La nostra missione — ha osservato il patriarca di Babilonia dei caldei — è incentrata «sull’educazione delle persone alla buona volontà, alla promozione dei valori di pace e convivenza». La diversità «è un valore che Dio stesso ha posto alla base della natura umana». Ciò comporta il rispetto di ciascuna fede, relazioni amichevoli fra le autorità religiose, costruzione di un rapporto di fiducia reciproco. Per questo potrà essere utile «promuovere azioni condivise in campo umanitario».
L'Osservatore Romano, 6-7 marzo 2018.Nel corso della riunione sono state prese in considerazione anche le proposte di organizzare analoghi vertici in altre città irachene, come Najaf, e di monitorare con più attenzione la predicazione nei luoghi di culto, esaminando con cura i corsi impartiti nei centri di formazione religiosa, sempre nell’intento di contrastare il germe del fanatismo. «Nel giorno del giudizio divino — ha detto Sako nel discorso di apertura — non ci verrà chiesto se siamo musulmani sciiti o sunniti, cristiani cattolici o ortodossi, mandei o yazidi, ma piuttosto cosa abbiamo fatto per il nostro fratello, cosa abbiamo offerto al nostro popolo». L’estremismo religioso, che in questi anni ha assunto una deriva «spaventosa», rappresenta una minaccia per la sicurezza dell’Iraq e la vita dei cittadini, ha aggiunto il patriarca, sottolineando che, per questo, i leader religiosi devono avere una visione globale delle cause del fanatismo e della violenza in nome della fede e trovare soluzioni per eliminarli, salvaguardando il futuro delle nuove generazioni.
All’incontro, intitolato «Insieme davanti a Dio, per un mondo fondato sulla verità e per sradicare il fanatismo in nome della religione», sono intervenuti fra gli altri il presidente di Iraqi Sunni Endowment, Abdul latif Al-Hemyem, e il collega sciita Farhan Al-Saedy, insieme a personalità dell’attivismo e della società civile. Sako ha ringraziato quanti fra i leader religiosi, musulmani e non, hanno condannato gli atti di fanatismo e le violenze, elogiando coloro che promuovono un lavoro di studio e analisi dei testi sacri secondo un’ottica di moderazione, dialogo e pace.
I leader delle diverse fedi e culture hanno «responsabilità sul piano religioso, nazionale e umanitario» ed è essenziale scongiurare «lotte fra concittadini», lavorando per perseguire l’obiettivo della stabilità. La nostra missione — ha osservato il patriarca di Babilonia dei caldei — è incentrata «sull’educazione delle persone alla buona volontà, alla promozione dei valori di pace e convivenza». La diversità «è un valore che Dio stesso ha posto alla base della natura umana». Ciò comporta il rispetto di ciascuna fede, relazioni amichevoli fra le autorità religiose, costruzione di un rapporto di fiducia reciproco. Per questo potrà essere utile «promuovere azioni condivise in campo umanitario».
©