Mendicante per la Chiesa

dobriSOFIA, 21. Un enorme graffito su un palazzo di dieci piani a Sofia lo rappresenta con una candela in mano: basterebbe questo per comprendere la notorietà di “nonno Dobri”, al secolo Dobri Dimitrov Dobrev, morto martedì 13, all’età di 103 anni, nel monastero di San Giorgio a Kremikovtsi, alla periferia della capitale bulgara. A darne notizia è stata la Chiesa ortodossa e non poteva essere diversamente, visto che alla Chiesa, più precisamente ai suoi luoghi di culto, questo asceta dalla lunga barba bianca, perennemente vestito con un mantello nero rammendato, ha dedicato l’ultima parte della sua vita.
Conosciuto anche come “il santo di Bailovo”, il villaggio in cui era nato nel luglio 1914, Dobri (che in bulgaro significa “buono”) passava le sue giornate a mendicare davanti alle chiese, donando tutto ciò che raccoglieva per il loro restauro. Solo la cattedrale di Alexsandr Nevskij a Sofia ha ricevuto quasi 40.000 lev, l’equivalente di 20.000 euro, ma non si contano i monasteri e altri luoghi di culto — dalla parrocchia dei Santi Cirillo e Metodio a Bailovo al monastero della Madre di Dio a Eleshnishki, alla chiesa del villaggio di Gorno Kamartsi — che hanno avuto elemosine da Dimitrov Dobrev. Il padre di Dobrev morì durante la prima guerra mondiale e sua madre dovette crescere i figli da sola. Dimitrov si sposò nel 1940, all’inizio della seconda guerra mondiale, e durante un bombardamento a Sofia un ordigno gli cadde vicino e perse quasi completamente l’udito. Ebbe quattro figli ma nel corso degli anni si allontanò dalla propria famiglia e dagli aspetti materiali della vita e si dedicò interamente all’esperienza spirituale. Fu così che nel 2000 decise di donare tutti i suoi averi al patriarcato di Bulgaria, scegliendo di risiedere in una modesta dimora accanto alla chiesa parrocchiale di Bailovo. In quel periodo intraprese la sua missione di raccogliere fondi per il restauro di chiese e monasteri in tutto il paese. E percorreva venti chilometri al giorno per arrivare davanti alla cattedrale di Alexsandr Nevskij. “Nonno Dobri” — racconta chi l’ha conosciuto — non aveva paura del freddo, resisteva alla fame, non si faceva mai prendere dalla collera: «Irradiava dolcezza e mansuetudine e col sorriso era sempre pronto a baciare la mano di un bambino che metteva qualche spicciolo nel suo salvadanaio, a parlare di Dio con i passanti, a ringraziare sempre per la carità che veniva offerta». Nella sua umile dimora aveva il letto ma preferiva dormire sul pavimento. Sul tavolino un tozzo di pane e un pomodoro. La gente (molti si inginocchiavano davanti a lui) ora lo vuole davvero santo.

© Osservatore Romano 22 febbraio 2018