Approvata dal sinodo della Chiesa ortodossa russa la dichiarazione congiunta dell’Avana

papa Francesco KirillMOSCA, 21. Un incontro storico che, attraverso la dichiarazione congiunta, ha sottolineato l’urgenza di difendere i cristiani nelle regioni in cui sono perseguitati e che ha contribuito a una parziale cessazione delle ostilità in Siria, salvando migliaia di vite: nella riunione del 16 aprile scorso a San Pietroburgo, il sinodo della Chiesa ortodossa russa è tornato fra l’altro sulla visita del patriarca Cirillo in America latina e sul colloquio avuto con Papa Francesco il 12 febbraio all’aerop orto dell’Avana.
La dichiarazione comune firmata da Cirillo e Francesco — si legge in una nota sul sito in rete del Dipartimento per le relazioni esterne — «contiene un appello alla comunità internazionale a prendere misure urgenti per porre fine al genocidio dei cristiani nel Vicino oriente, e a operare per la pace e la solidarietà in Ucraina». Il documento — che è stato approvato dal sinodo — mette in evidenza inoltre «la necessità di una cooperazione per la difesa dei fondamenti cristiani della civiltà europea», come i valori della famiglia tradizionale, il diritto alla vita e il rispetto della dignità umana. Il patriarcato di Mosca sottolinea l’importanza di alcuni punti della dichiarazione congiunta, in particolare là dove si chiede alla comunità internazionale di «agire urgentemente per prevenire l’ulteriore espulsione dei cristiani dal Medio oriente» e a fare «ogni sforzo possibile per porre fine al terrorismo con l’aiuto di azioni comuni, congiunte e coordinate». Dopo aver espresso soddisfazione per la generale accoglienza ricevuta dall’appello, nella speranza di «un ulteriore consolidamento delle forze che lottano contro il terrorismo internazionale», i metropoliti ortodossi russi condividono l’inquietudine contenuta nel documento dell’Avana «per la situazione in tanti Paesi in cui i cristiani si scontrano sempre più frequentemente con una restrizione della libertà religiosa, del diritto di testimoniare le proprie convinzioni e la possibilità di vivere conformemente a esse», nonché per «l’attuale limitazione dei diritti dei cristiani, se non addirittura la loro discriminazione, quando alcune forze politiche, guidate dall’ideologia di un secolarismo tante volte assai aggressivo, cercano di spingerli ai margini della vita pubblica». Nella riunione di San Pietroburgo, il patriarca Cirillo ha riferito i risultati della sua visita pastorale in America latina, svoltasi dall’11 al 22 febbraio, in concomitanza con il quarantacinquesimo anniversario dell’apertura della parrocchia della Chiesa russa all’Avana e con il settantesimo anniversario dell’erezione della diocesi di Argentina e America latina del patriarcato di Mosca. Com’è noto, nel corso del viaggio, il primate ortodosso ha visitato Cuba, Paraguay, Brasile e la stazione Bellingshausen sull’isola di Waterloo, in Antartide. In vista del concilio panortodosso che si terrà nell’isola greca di Creta dal 18 al 27 giugno, il Dipartimento per le relazioni esterne guidato dal metropolita di Volokolamsk, Hilarion, ha pubblicato martedì scorso una lunga dichiarazione nella quale chiarisce alcuni punti relativi alla posizione della Chiesa ortodossa russa sul grande evento e sui documenti all’ordine del giorno. Il concilio — si afferma nelle prime righe — «non dibatterà di questioni dogmatiche, che sono state affrontate e definitivamente approvate dai concili ecumenici», né può essere qualificato come “concilio ecumenico” «p oiché, contrariamente agli antichi concili ecumenici, non ha l’obiettivo di risolvere questioni dottrinali o di introdurre qualsivoglia novità nella vita liturgica della Chiesa, nella sua struttura canonica». I soli argomenti trattati a Creta saranno «quelli che, per ragioni storiche, non hanno ricevuto risposte universalmente accettate nell’ambito del diritto canonico», come per esempio la cooperazione per la pastorale degli ortodossi che vivono al di fuori delle frontiere canoniche delle Chiese locali. Il concilio è inoltre chiamato a esprimere un’opinione su alcune materie di attualità: l’importanza del digiuno e la sua osservanza oggi; l’autonomia e il modo di proclamarla; il sacramento del matrimonio e suoi impedimenti; la diaspora ortodossa; la missione della Chiesa ortodossa nel mondo contemporaneo; le relazioni della Chiesa ortodossa con l’insieme del mondo cristiano. Su quest’ultimo punto il patriarcato di Mosca si dilunga per fugare dubbi e timori emersi nelle ultime settimane nel mondo ortodosso. Precisa fra l’altro che non vi è contenuto alcun progetto di unione con i cattolici o di dichiarare l’ecumenismo come «una specie di insegnamento obbligatorio per tutti gli ortodossi». Auspicando chiarimenti, con gli altri cristiani, soprattutto su questioni ecclesiologiche, il patriarcato incoraggia tuttavia a un «dialogo reciprocamente rispettoso».

© Osservatore Romano - 22 aprile 2016