Monsignor Warduni da Baghdad a Novara racconta la Chiesa nei paesi in guerra
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- Creato: 11 Marzo 2016
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«Il grido di Abele da una terra cosparsa di sangue». È dedicata alla Chiesa dei martiri, quella che lotta in un mondo che si sta riducendo sempre di più, la testimonianza che monsignor Shlemon Warduni porterà questa sera a Novara. L’ausiliare del patriarca caldeo di Baghdad parlerà alle 20,45 in Duomo nell’ambito del cammino spirituale e culturale proposto da «Passio».
Con lui il vescovo Franco Giulio Brambilla e don Renato Sacco, il parroco di Cesara coordinatore nazionale di Pax Christi che in questi giorni con Warduni è stato anche a Brescia, Trento e Bolzano. Tanti appuntamenti un solo filo conduttore: la volontà di resistere - anche a costo della vita - contro l’avanzata del Isis e ogni forma di integralismo religioso che sconfina nel terrorismo. Warduni nei suoi viaggi in Italia ha sempre fatto tappa nel Vco e nel Novarese. «E’ un’occasione - dice don Sacco che più volte ha ricambiato la visita del vescovo caldeo recandosi a Baghdad - per ascoltare, riflettere e vincere l’indifferenza.Un modo per condividere l’ascolto e la sofferenza di un testimone che parla a nome di molte altre persone che oggi continuano a soffrire e sperare nella pace a caro prezzo».
Domani «no alla guerra»
Un’altra invocazione alla pace, sempre a Novara, arriverà domani alle 10,30. Questa volta dal coordinamento che riunisce decine di associazioni e si mobilita in tutte le città con una giornata per dire «no alla guerra» impedendo un coinvolgimento dell’Italia nel conflitto che rischia di avvicinarsi ogni ora di più. L’appuntamento è davanti al Duomo. «Manifestiamo anche per lo smantellamento delle basi e delle servitù militari e la fine del commercio delle armi» scrive in un volantino il sindacato Usb.
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