Turchia Tensioni fra gli ortodossi. Sulla questione ucraina - L'Osservatore Romano
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- Creato: 12 Ottobre 2018
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Si aggrava il contrasto fra il Patriarcato di Mosca e quello di Costantinopoli in merito alla questione ucraina. Ieri il santo sinodo presieduto dal patriarca ecumenico Bartolomeo al termine dei suoi lavori ha diffuso un comunicato nel quale si enunciano una serie di misure che vanno decisamente nella direzione della concessione dell’autocefalia alla Chiesa ortodossa dell’Ucraina. E subito dopo è arrivata la reazione del patriarcato di Mosca, attraverso una dichiarazione rilasciata dal portavoce Vladimir Legoyda: «L’inedito atto anti-canonico del patriarcato di Costantinopoli costituisce un tentativo di distruggere le fondamenta stesse della struttura canonica della Chiesa ortodossa».La questione ecclesiastica dell’Ucraina, divenuta sempre più centrale negli ultimi mesi, è stata discussa «a lungo», come recita il comunicato del patriarcato ecumenico, nel corso delle tre giornate di lavori (9-11 ottobre) del santo sinodo, al quale hanno preso parte anche l’arcivescovo Daniel di Pamphilon (Stati Uniti) e il vescovo Ilarion di Edmonton (Canada), i due esarchi a Kiev nominati da Costantinopoli il 7 settembre scorso «nell’ambito dei preparativi per la concessione dell’autocefalia alla Chiesa ortodossa in Ucraina».
Preparativi che proseguono celermente e che sono stati confermati e rinnovati dal santo sinodo, il quale ha appunto dichiarato di «rinnovare la decisione già presa», ovvero «che il patriarcato ecumenico proceda alla concessione dell’autocefalia della Chiesa di Ucraina». Sempre in questa prospettiva, il santo sinodo ha deciso la revoca delle sanzioni canoniche nei confronti di Filaret (Denisenko), eletto “patriarca di Kiev” nel 1995 ma successivamente scomunicato, e del metropolita Macarius (Maletitch), capo di una autoproclamata (nel 1991) Chiesa autocefala ucraina, scomunicato anch’egli, entrambi in grave dissidio con la Chiesa ortodossa russa. Oltre alla revoca delle scomuniche a carico loro e dei loro seguaci, che si sono trovati in una situazione scismatica «per ragioni non-dogmatiche», sono state prese nel corso del sinodo una serie di decisioni che hanno la medesima linea di marcia e che dunque sembrano preludere all’autocefalia. In primo luogo, infatti, è stato stabilito di ripristinare presso la Chiesa di Kiev lo stavropigion di Costantinopoli, cioè un ufficio ecclesiale sotto le dirette dipendenze del patriarcato ecumenico. Ed è stato anche deciso di «revocare il vincolo giuridico della lettera sinodale dell’anno 1686», documento fondamentale con il quale il patriarcato ecumenico concesse al patriarcato di Mosca alcuni diritti sulla sede metropolitana dell’Ucraina, tra cui quello, viene ricordato nel comunicato del santo sinodo, di ordinare il metropolita di Kiev. Documento sul quale poggiano in particolare le rivendicazioni di Mosca circa le fonti della sua giurisdizione sull’Ucraina.
Nel comunicato diffuso ieri c’è anche traccia delle preoccupazioni che animano Costantinopoli rispetto all’evolversi della situazione: si fa infatti appello «a tutte le parti coinvolte» perché «evitino l’indebita appropriazione di chiese, monasteri e altre proprietà, nonché evitino qualsiasi altro atto di violenza o rappresaglia, affinché la pace e l’amore di Cristo possano prevalere».
La risposta di Mosca, come accennato, è stata immediata. Il portavoce della Chiesa ortodossa russa, Legoyda, ha definito la decisione del santo sinodo di Costantinopoli come «catastrofica per l’intero mondo ortodosso», sottolineando come sia stata ormai oltrepassata la «linea rossa». Di «atto illecito» ha parlato anche il metropolita Ilarione, presidente del dipartimento delle relazioni esterne del patriarcato, il quale ha assicurato che la questione sarà affrontata ufficialmente nel corso dei lavori del santo sinodo della Chiesa ortodossa russa in programma a Minsk, in Bielorussia, lunedì 15 ottobre.
L'Osservatore Romano, 12-13 ottobre 2018