Di padre in figlio · Il viaggio del Papa in Lituania, Lettonia ed Estonia ·

Estonia d1c6e64e8a5cdc1a2aa8a16c82b2f565Per l’Estonia è un onore la visita del Papa. Fin dal suo annuncio, la notizia dell’arrivo di Francesco è stata accolta in modo estremamente positivo. Cattolici e non, stiamo tutti attendendo la visita del successore di Pietro nella nostra terra mariana.

L’auspicio è che possa aiutarci a risvegliare i nostri cuori per aprirli a Cristo.

Alcuni hanno espresso sorpresa per il fatto che il Pontefice venga nella piccola Estonia, in un paese dove oltretutto i cattolici sono appena lo 0,5 per cento della popolazione. In questa realtà, l’atteggiamento generale della nostra Chiesa continua a essere più o meno lo stesso: diffondere la fede e farla conoscere. Forse con il tempo è aumentata la consapevolezza della sfida che la trasmissione della fede di padre in figlio costituisce in molte famiglie. In una società che promuove sempre più il cambiamento, l’innovazione, favorendo un modo di vivere che dipende solo da se stessi e non da ciò che si è ricevuto, è evidente che la sfida è più grande rispetto ad altri periodi della storia.

Venticinque anni fa, quando venne tra noi Giovanni Paolo II, erano trascorsi appena due anni dall’indipendenza. E il suo messaggio qui, come in altri paesi dell’est europeo, fu: non abbiate paura! All’epoca lo stato estone era come un malato appena risvegliato dal coma, dal passo molto incerto, ma con grandi aspettative di pace e di unione con il resto dell’Europa, con grandi ideali — anche di tipo materiale — e grandi speranze. Un quarto di secolo dopo, lo stato e la società sono più stabili; hanno trovato il loro posto in Europa e nel mondo, ma i grandi ideali si sono un po’ addormentati.

Una volta un vescovo luterano mi ha detto che il regime sovietico aveva ottenuto l’unione dei cristiani “contro loro stessi”. Era una battuta, ma con un fondo di verità. Oggi le confessioni cristiane in Estonia sono più unite rispetto al periodo che ha preceduto la seconda guerra mondiale e hanno molta più stima reciproca.

È un fatto facilmente verificabile. Ognuno è libero di pensare ciò che vuole dell’ecumenismo, dei suoi successi e delle sue difficoltà. Ma è un dato di fatto che oggi l’unità dei cristiani in tanti paesi è molto più tangibile rispetto a sessant’anni fa. È con questo spirito che attendiamo l’arrivo del Santo Padre.

di Philippe Jourdan, Vescovo amministratore apostolico di Estonia

© Osservatore Romano   21.9.2018