Conoscere e proteggere i bambini migranti · Appello congiunto delle agenzie umanitarie ·
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- Creato: 16 Febbraio 2018
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Le lacune nei dati su rifugiati, richiedenti asilo, migranti e sfollati stanno gravemente mettendo in pericolo le vite e il benessere di milioni di bambini migranti lasciati soli, abbandonati a loro stessi e che per questo rischiano di cadere nelle mani di trafficanti senza scrupoli . È l’allarme lanciato da un gruppo di agenzie delle Nazioni Unite e dell’Unione europea (Unicef, Unhcr, Oim, Eurostat e Ocse) che sottolineano la necessità di un sistema di registrazione più completo quale condizione imprescindibile per salvare vite umane. Le agenzie mettono in luce le allarmanti lacune nella disponibilità, affidabilità, tempestività e accessibilità dei dati e delle testimonianze essenziali per comprendere come le migrazioni e gli sfollamenti forzati colpiscano i bambini e le loro famiglie. Per esempio: le informazioni sull’età — registrate a livello di enti locali — sono disponibili solo per il 56 per cento della popolazione rifugiata sotto il mandato dell’Unhcr; solo il venti per cento dei paesi e dei territori che hanno dati sulle persone sfollate interne a causa di conflitti scompongono questi dati per età, fornendo un quadro completo della situazione. E la stessa cosa può dirsi nel caso di dati riguardanti l’origine, il sesso e le relazioni famigliari. La mancanza di informazioni sui bambini migranti e sfollati priva i minorenni colpiti della protezione e dei servizi di cui avrebbero bisogno. «Abbiamo bisogno di dati affidabili e migliori sui bambini migranti, per proteggerli e garantire il loro benessere. La disaggregazione di dati per età, sesso e origine può fornire informazioni utili sui bisogni reali dei bambini migranti. Ciò assicurerebbe che nessun bambino venga lasciato indietro e che non venga sfruttato. Tutti i bambini migranti hanno diritto ad assistenza e protezione, a prescindere dal loro status migratorio» ha dichiarato il Direttore generale dell’Oim, William Lacy Swing. «Il tempo è essenziale quando si parla di integrazione nell’istruzione» ha dichiarato il direttore dell’Ocse per l’occupazione, il lavoro e le politiche sociali, Stefano Scarpetta. «Il successo o il fallimento degli aiuti, in questa età così vulnerabile, può avere ripercussioni durature sul mercato del lavoro. Soltanto con un’ampia conoscenza, supportata da dati adeguati, possiamo identificare e rispondere ai bisogni di questi bambini, proteggerli meglio e costruire un futuro sulle loro abilità e capacità, durante il loro percorso prima nel sistema scolastico e in seguito nel mercato del lavoro» ha detto Scarpetta.© © Osservatore Romano 16.2.2018