Una strada praticabile · In Belarus’ la plenaria del Ccee su giovani e futuro dell’Europa ·
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- Creato: 01 Ottobre 2017
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«L’Europa, l’Unione europea, deve farsi sentire come madre, non come matrigna. Deve proporsi come realtà leggera e non oppressiva. Il che non significa più superficiale o meno efficace». Solo in questo modo i popoli che la compongono possono nuovamente “innamorarsi” dell’idea
comunitaria. Il presidente del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee), cardinale Angelo Bagnasco, ha sintetizzato così una strada praticabile per il futuro del vecchio continente. Il porporato ha parlato a margine della sessione plenaria dell’organismo episcopale, che si tiene a Minsk, in Belarus’, fino a domenica. Nella serata di oggi, sabato, è stato diffuso il documento conclusivo di un dibattito che ha avuto al centro i temi dei giovani e, appunto, dell’Europa. Riguardo a quest’ultimo, è stato sottolineato come il vecchio continente debba anzitutto riconsiderare se stesso non come un luogo geografico ma anzitutto come un’idea, una realtà spirituale che va al di là delle convenienze economiche o politiche.
Chiaramente la Chiesa ha il suo specifico da offrire, il messaggio di Cristo. Tuttavia — ha spiegato il presidente del Ccee — «la forza del Vangelo non è nelle nostre organizzazioni. Il nostro migliore alleato è proprio l’uomo, per come è, per come è stato creato da Dio, perché possiede dentro di sé un bisogno insopprimibile di bene, che può essere momentaneamente anestetizzato ma certo non ucciso dalla cultura dell’egoismo, dell’isolazionismo, dell’individualismo».
I vescovi riuniti a Minsk hanno esaminato il passato, il presente e il futuro dell’Europa partendo dalle radici, da san Benedetto, che ha introdotto il valore del lavoro e della preghiera operosa, trasmettendo il sapere antico, anche quello filosofico, a Cirillo e Metodio, che, introducendo una quarta lingua sacra, dopo l’ebraico, il greco e il latino, hanno fatto sì che il continente potesse respirare con due polmoni, a Oriente e a Occidente, per finire a Edith Stein, «esempio di quell’opposizione pacifica ai totalitarismi statali che, attraverso la scienza della croce sa trasformare l’opposizione in un bene utile a tutti». E se la cultura europea è ben rappresentata dal celebre affresco della Scuola di Atene, da Platone che mostra il cielo e Aristotele, che mostra la terra, oggi il dito di troppi europei, purtroppo, indica solo il basso. Per i presuli europei, i problemi dell’oggi, lo smarrimento dei giovani, la questione migratoria, il terrorismo nascono proprio dalla perdita del trascendente.
Chi per natura è portato a porsi delle domande di senso sulla propria esistenza sono invece i giovani, gli altri protagonisti delle riflessioni dei presuli riuniti a Minsk. A tal proposito, un documento ricavato dalle riflessioni e dai suggerimenti dei vescovi europei sulla questione giovanile verrà inviato alla segreteria del sinodo che si terrà in Vaticano nell’ottobre del 2018, affinché possa essere esaminato e discusso. Ad annunciarlo, venerdì, è stato il cardinale arcivescovo di Westminster, Vincent Gerard Nichols. «Faccio parte del comitato preparatorio del prossimo sinodo — ha detto il porporato nel corso di un briefing con la stampa — e sarà mia personale cura far sì che il testo venga recepito». Anche perché «i vescovi sono attesi da una grande sfida, quella di sapersi convertire, imparando a uscire un po’ da se stessi per andare incontro ai giovani e parlare da cuore e cuore».
Il problema dei giovani, ha detto poi il presidente del Ccee sintetizzando le riflessioni condotte nel corso della plenaria, «è uno solo: gli adulti. Alla base delle difficoltà dei ragazzi c’è infatti un rapporto conflittuale che è molto diverso da quello sperimentato a partire dal 1968 e oltre, quando c’era una contestazione che attaccava l’intero sistema. Oggi non si contesta il sistema quanto la condotta pratica. Il comportamento degli adulti provoca nei giovani grande incertezza, disorientamento, che si traduce in una sorta di confusione esistenziale. L’antidoto sta nel trovare qualcuno che anzitutto sia disponibile a vederli, questi giovani (molto spesso quasi invisibili agli occhi degli adulti), e che si sappia mettere in ascolto con la necessaria pazienza, senza avere la presunzione di risolvere tutto e subito. In questo senso il prossimo sinodo sarà un momento importante. San Giovanni Bosco diceva che il problema giovanile è un problema del cuore. Dobbiamo tenere conto che i giovani vogliono partecipare. E partecipare significa anche poter programmare, essere protagonisti, anche magari costruendo delle prospettive utopistiche. Va bene lo stesso. E noi pastori dobbiamo migliorare molto sotto questo aspetto».
Il tema giovanile si lega naturalmente a quello della famiglia, primo e fondamentale luogo educativo. Tra i presuli presenti a Minsk c’era anche l’arcivescovo di Armagh, Eamon Martin, presidente della Conferenza episcopale irlandese, che ha raccontato lo stato dei preparativi dell’incontro mondiale del prossimo agosto: «Ci aspettiamo — ha spiegato — fra i 20.000 e i 40.000 partecipanti. Chiaramente c’è molta attesa. Siamo molto grati per la scelta dell’Irlanda come sede di questo che noi vogliamo considerare non come un evento ma come un’opportunità. La famiglia da noi è ancora molto importante. E quella del prossimo agosto sarà la prima grande opportunità di dibattito dopo la pubblicazione di Amoris laetitia. Vogliamo dimostrare che il concetto cattolico di matrimonio è essenziale non solo per noi ma per la società intera. L’esortazione contiene dei passaggi bellissimi, importanti, concreti, che sono quelli con i quali i fedeli irlandesi vogliono confrontarsi, piuttosto che sulle parti che nel resto d’Europa hanno suscitato un dibattito acceso e qualche polemica».
dal nostro inviato a Minsk Marco Bellizi
© Osservatore Romano 30.9.2017