Piccoli numeri grandi responsabilità

gregorio iiiBEIRUT, 16. «È triste e terribile vedere come le crisi che attraversano il Medio oriente spingano i cristiani all’emigrazione in aumento esponenziale, ma la nostra tristezza è ancora più profonda se osserviamo che questa emigrazione tocca l’equilibrio stesso del Libano. Quali saranno dunque le prospettive per i Paesi a minore stabilità, dilaniati dalle guerre e dove regna il caos? Dobbiamo lavorare allora, nelle nostre eparchie e parrocchie e anche nella diaspora, per tentare di frenare questo andamento che è una vera e propria emorragia».
Nel discorso di apertura del sinodo della Chiesa grecomelkita, ieri ad Aïn Trez, in Libano, il patriarca Gregorios III Laham, ha parlato soprattutto dell’emigrazione forzata dei cristiani dalla Siria e dal Libano, invitando tuttavia a non lasciarsi prendere dallo sconforto e a battersi per limitarne la portata. Parlando della «preziosa presenza» delle Chiese orientali cattoliche e ortodosse in una regione a stragrande maggioranza musulmana, il patriarca di Antiochia dei GrecoMelkiti ha detto che si tratta di «un piccolo gregge» ma con «una grande responsabilità in questa terra dove è nato e si è espanso il cristianesimo. Siete come il lievito nella pasta», ha osservato, ricordando le numerose opere della Chiesa nei campi educativo, sanitario o assistenziale. «Siete cittadini di questi Paesi e avete perciò il dovere e il diritto di partecipare pienamente alla vita e alla crescita della vostra nazione. Nella regione siete chiamati a essere artigiani di pace, riconciliazione e sviluppo, a promuovere il dialogo, a costruire ponti, secondo lo spirito delle beatitudini, a proclamare il Vangelo della pace, aperti alla collaborazione con le autorità nazionali e internazionali». Laham, citando Papa Francesco, ha detto che «l’ecumenismo del sangue e della comunione noi lo viviamo giorno dopo giorno innanzitutto sul campo, sopportando insieme una crisi quotidiana ma anche lavorando, riunendoci e pubblicando insieme, cattolici e ortodossi, lettere per le nostre Chiese. Senza dimenticare i vertici che riuniscono regolarmente in Libano i responsabili delle comunità cristiane e musulmane in cui tutte le confessioni sono rappresentate». Il patriarca ha poi colto l’occasione per lanciare nuovamente un invito alla fratellanza rivolto ai musulmani e ai cristiani: «Dobbiamo, possiamo e vogliamo restare insieme per costruire insieme un mondo migliore per le nostre future generazioni e il nostro avvenire comune». I lavori del sinodo stanno affrontando le conseguenze della crisi che tocca il Libano, la Siria (al quinto anno di guerra) e l’Iraq, in particolare il grave problema dei rifugiati che pesa enormemente sulle eparchie, specialmente quella di Damasco che ne ha accolto il numero più grande, con un budget mensile fra i 40.000 e i 50.000 dollari. «La nostra riconoscenza — ha sottolineato il patriarca — va a ciascuno di coloro che in queste crisi sono rimasti al nostro fianco esprimendo con azioni concrete la loro solidarietà e prossimità, e particolarmente al nostro caro Libano che ha accolto e continua a ricevere il maggior numero di rifugiati siriani». All’ordine del giorno anche la questione della famiglia, in preparazione al sinodo dei vescovi in programma a ottobre in Vaticano, l’incontro dei giovani greco-melkiti (a settembre) e il congresso dei consacrati.

© Osservatore Romano - 17 giugno 2015