Un anno senza cristiani a Mosul
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- Creato: 10 Giugno 2015
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Questa prima risposta del presidente Barack Obama, tuttavia non segnala mutamenti sostanziali. La coalizione internazionale a guida statunitense resta infatti impegnata solo con i raid dell’aviazione, senza truppe sul terreno, dove le operazioni rimangono prerogativa dell’esercito iracheno e delle milizie che lo affiancano. Fonti del Pentagono hanno spiegato che i nuovi istruttori statunitensi, che si aggiungeranno ai tremila già presenti, saranno inviati nella regione a nordovest di Baghdad, per sostenere gli sforzi delle forze locali che stanno tentando di riconquistare Ramadi e di cacciare i militanti dell’Is dalla provincia di Al Anbar. Il piano di Washington non è ancora stato definito nei particolari, ma al momento gli Stati Uniti e i loro alleati sembrano limitarsi a rafforzare le misure già adottate nell’anno ormai trascorso dalla conquista da parte dell’Is di Mosul, la seconda città irachena. Proprio ieri, nell’anniversario della conquista di Mosul da parte dell’Is, la Bbc ha diffuso una serie di video “clandestini”. Mostrano edifici fatti saltare in aria, scuole abbandonate e soprattutto i quartieri cristiani deserti. Perché nella notte tra il 9 e il 10 giugno 2014 decine di migliaia di cristiani sono stati costretti a lasciare la città. «Siamo stati sradicati e, con il trascorrere dei mesi, le nostre speranze di tornare a casa sono diminuite sempre più», ha dichiarato padre Georges Jahoula, sacerdote della diocesi siro-cattolica di Mosul in una testimonianza raccolta da Aiuto alla Chiesa che soffre. E le notizie che giungono dalla Piana di Ninive non alimentano certo l’ottimismo: lunedi i miliziani dello Stato islamico hanno trasformato in moschea la chiesa dedicata a Sant’Efrem.
© Osservatore Romano - 11 giugno 2015