Milioni di iracheni in fuga
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- Creato: 02 Giugno 2015
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BAGHDAD, 2. Sono ormai tre milioni gli iracheni costretti alla fuga dall’offensiva del cosiddetto Stato islamico (Is), tre milioni di persone che come casa hanno solo la paura e sulle quali il protrarsi del conflitto proietta ombre minacciose. La stima è del ministero delle Migrazioni iracheno, secondo il quale il brusco aumento è dovuto alla fuga degli abitanti della provincia di Al Anbar — a maggioranza sunnita, cioè la confessione islamica alla quale l’Is pretenderebbe di appartenere — dopo la conquista del capoluogo Ramadi e di altre località a opera del gruppo jihadista. Di fronte a questa situazione — e a quella persino più grave in Siria dove sono profughi almeno la metà degli abitanti — la coalizione internazionale cerca nuove strategie. A questo scopo ci sarà oggi una riunione dei ministri degli Esteri a Parigi, alla quale interverranno sia il primo ministro iracheno, Haider Al Abadi, sia i responsabili dell’alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, António Guterres, e dell'Unesco, Irina Bokova. Come noto, infatti, la furia dell’Is somma alla ferocia contro le popolazioni quella contro i siti sia religiosi sia archeologici, in molti casi considerati patrimonio dell’umanità. Sarà collegato solo in videoconferenza il segretario di Stato americano, John Kerry, costretto a rientrare in patria dopo essersi procurato, domenica, una frattura al femore mentre si trovava in Francia. In Iraq, l’azione internazionale e quella dell’esercito non hanno finora ottenuto gli esiti militari auspicati. Dopo mesi in cui si era parlato di una decisiva campagna di primavera contro l’Is a Mosul, che avrebbe dovuto essere risolutiva del conflitto, la situazione sul terreno è tutt’altro che rispondente a tali previsioni. Nonostante i continui bombardamenti aerei della coalizione, le milizie jihadiste hanno guadagnato sempre più terreno, affiancando le azioni terroristiche alle operazioni militari. È di ieri l’attentato suicida che ha provocato quarantacinque morti e una cinquantina di feriti nella base militare di Muthanna, dove sono acquartierate forze di polizia irachene e milizie sciite loro alleate. E la strategia dell’Is si avvale anche di una propaganda feroce, pervasiva e a suo modo professionale. Proprio ieri ai video di questo tipo diffusi dall’Is sul web se ne è aggiunto uno rudimentale, ma in qualche modo persino più inquietante, proprio perché non appare frutto di una regia propagandista. Il filmato, girato con un telefonino da un disertore del gruppo jihadista e pubblicato dalla Bbc, mostra un quattordicenne di nazionalità siriana torturato senza pietà. Anche sui fronti siriani la situazione sembra in questo momento volgersi a favore dell’Is. Qui, contrariamente che in Iraq, la coalizione internazionale opera senza alcun coordinamento con il Governo del presidente, Bashar Al Assad. L’e s e rc i t o siriano è stato costretto a ritirarsi da diverse aree e in altre l’Is ha preso il sopravvento anche sugli altri gruppi ribelli, avvicinandosi alla Turchia. Da Palmira, la storica città nel centro del Paese conquistata nelle scorse settimane, i jihadisti stanno avanzando verso le regioni di Homs e di D amasco. Né appare più rassicurante la situazione in Libia, dove le milizie che dichiarano appartenenza all’Is sono anch’esse all’offensiva, senza che la minaccia spinga le fazioni in lotta, rappresentate dal Governo islamista di Tripoli e da quello internazionalmente riconosciuto di Tobruk, a superare i contrasti e a mandare a buon fine il negoziato al quale lavora da mesi l’inviato dell’O nu, Bernardino León.© Osservatore Romano - 3 giugno 2015