Senza unità non c’è futuro

bimbi-caldeiBAGHDAD, 18. Senza unità non c’è futuro per in cristiani in Medio Oriente. È quanto scrive il patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël I Sako, in una lettera indirizzata al patriarca della Chiesa assira d’Oriente, Mar Dinkha IV in occasione del suo settantottesimo compleanno, celebrato il 15 settembre scorso. Il patriarca Sako ha colto l’occasione del messaggio augurale per rivolgere alla guida spirituale della Chiesa assira anche un esplicito invito ad avviare un nuovo cammino di dialogo per ripristinare la piena comunione ecclesiale tra la comunità cristiana caldea, unita al vescovo di Roma, e quella assira. Nella missiva — come riferisce l’agenzia Fides — Sako si fa interprete dunque del «desiderio della Chiesa caldea riguardo all’attivazione di un dialogo per l’unità, che è il desiderio di Gesù. L’inizio di questo dialogo è oggi urgente, di fronte alle grandi sfide che minacciano la nostra sopravvivenza. Senza unità, non c’è futuro per noi. L’unità può aiutare a custodire la nostra presenza».
La Chiesa assira d’Oriente e la Chiesa cattolica nel suo insieme in un recente passato hanno già avviato un dialogo teologico, che nel 1994 ha portato alla stesura di una Dichiarazione cristologica comune, nella quale Giovanni Paolo II e il Mar Dinkha IV hanno riconosciuto di condividere la stessa fede in Gesù Cristo e nel mistero dell’incarnazione. Tuttavia, sino a oggi non si è mai dato ufficialmente inizio a un dialogo ecumenico ed ecclesiologico bilaterale tra la Chiesa caldea e la Chiesa assira d’Oriente, che condividono lo stesso patrimonio teologico, liturgico e spirituale. «Se abbiamo riconosciuto di confessare la stessa fede — spiega il patriarca Sako — a questo punto mi chiedo quali siano gli ostacoli a camminare insieme verso il riconoscimento della piena unità tra noi. Forse serve solo un po’ di coraggio nel cercare il metodo giusto. Penso alla possibilità di riunire insieme i nostri sinodi, e confrontarci sulle nostre comuni preoccupazioni, come la fuga dei nostri fedeli dalle terre d’origine e il dissiparsi del patrimonio millenario condiviso dalle nostre Chiese. Attendo con trepidazione la risposta dei nostri fratelli assiri». Un rinnovato invito all’unità e a servire i fedeli con umiltà — come riferisce il sito baghdadhope — è stato rivolto poi, sempre dal patriarca Sako ai partecipanti all’i n c o n t ro , svoltosi a Instanbul, che ha avuto per tema la riorganizzazione del servizio pastorale dei sacerdoti caldei che operano in Europa. Incontro, che ha visto tra i partecipanti anche il visitatore apostolico, Ramzi Garmou, eletto dal sinodo caldeo riunitosi nel giugno scorso. In particolare, sono stati scelti quattro sacerdoti, cui è stato affidato il compito di aiutare il visitatore apostolico nelle nazioni europee che contano il maggior numero di fedeli caldei: Francia, Germania, Belgio, Svezia. In base all’annunciata riorganizzazione i sacerdoti caldei che prestano servizio in Europa saranno trasferiti ogni sei anni in un’altra parrocchia, per alternare il loro operato in chiese con molti fedeli e altre più piccole, in grandi città o in piccoli centri. Sarà compito del visitatore apostolico fare una lista dettagliata dei sacerdoti e della durata del loro servizio per curarne il trasferimento. Ai sacerdoti dovranno essere affiancati dei diaconi permanenti di cui si dovrà curare la preparazione. Malgrado i sacerdoti caldei in Europa dipendano, anche economicamente, dalle diocesi latine, si è comunque deciso di creare una commissione per controllare i conti delle singole chiese per favorire una maggiore trasparenza finanziaria. Un altro punto all’ordine del giorno dell’incontro di Istanbul è stato quello riguardante l’unificazione del rito liturgico, in attesa dell’a p p ro v a z i o n e da parte della Santa Sede del messale rinnovato presentato dall’ultimo sinodo caldeo.

(©L'Osservatore Romano 19 settembre 2013)