Sfida o scaltrezza?
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- Creato: 13 Agosto 2012
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Un atto di sfida o uno scaltro accordo? La decisione del 12 agosto, presa dal presidente egiziano, Mohammed Morsi membro dei Fratelli musulmani, di rimuovere il capo del Consiglio supremo militare e ministro della Difesa, Hussein Tantawi, e il capo di stato maggiore Sami Anan, ossia i due uomini che hanno gestito la transizione egiziana dopo la caduta dell'ex rais Hosni Mubarak, va oltre ogni lettura politica e potrebbe essere considerata un vero e proprio golpe. Tantawi, l’eroe del 1956, quando l’Egitto si oppose all’occupazione militare del Canale di Suez da parte di Francia, Regno Unito e Israele, silurato con poche righe di comunicato: “Svilupperemo un nuovo moderno Stato – ha affermato il presidente Morsi –, la decisione che ho preso non aveva come obiettivo singole persone e non ho intenzione di imbarazzare le istituzioni. Non ho inviato messaggi negativi a nessuno, il mio obiettivo è fare l’interesse del popolo”. Difficile non pensare che il Feldmaresciallo abbia pagato colpe storiche, quelle di essere troppo amico degli Usa e soprattutto di Israele e quella non meno pesante di essere un pericoloso rivale, più dei salafiti. Con questa scelta il presidente islamista Morsi ha di fatto annullato la seconda “dichiarazione costituzionale” fatta dai militari lo scorso 17 giugno che limitava i poteri del presidente. E ha provveduto, inoltre, a fare altre sostituzioni ai vertici delle Forze Armate. Al posto di Tantawi, cui è stato proposto l’incarico di ‘consigliere del presidente’, sale come nuovo ministro della Difesa Abdel-Fattah el-Sissi. Ancora più significativo è il fatto che Morsi abbia provveduto a nominare anche un vice-presidente, quel Mahmoud Mekki, magistrato, che aveva guidato, nel 2005, le prime proteste contro le frodi elettorali di Mubarak.Uno scaltro accordo? Alla luce di quanto accaduto è lecito chiedersi se Morsi non abbia assunto tali decisioni dopo aver ascoltato i pareri di diversi capi militari e che, come paventato da molti analisti, questi ultimi non abbiano barattato la testa di Tantawi per mantenere i loro ampi poteri nel settore economico e produttivo. Sullo sfondo, infatti, resta imprescindibile, per il presidente Morsi e non solo, il miliardo e mezzo di dollari che gli Usa versano alla Difesa egiziana. Soprattutto adesso che il Sinai è segnato da scontri tra forze egiziane – che hanno perso fino ad oggi 16 agenti - e qaedisti. Scontri che hanno portato all’allontanamento del capo dell’intelligence egiziana, Murad Muwafi, ritenuto molto vicino a Tantawi. Un fronte che accomuna sempre più l’islamista Morsi e il premier israeliano Bibi Netanyahu.
I cristiani tra prudenza e attesa. Davanti a questo nuovo scenario la posizione della minoranza cristiana, in particolare quella copto-cattolica, sembra essere di “attesa e prudenza”. Parlando a Daniele Rocchi dell’agenzia SIR, mons. Kyrillos William, vescovo di Assiut e vicario della Chiesa copto-cattolica in Egitto, ha ribadito che “si tratta di decisioni superiori che vengono dalla politica e che realizzano un compromesso. E’ stato detto che è stato fatto per il bene della rivoluzione. Il presidente adesso ha il potere nelle sue mani ed è capo assoluto del Paese, ed in assenza di Parlamento tocca a lui emanare leggi. E' presto per dire se le decisioni future saranno a beneficio dell’Egitto o del suo partito. La nostra posizione è di prudenza e di attesa. Non dimentichiamo che il 24 agosto i partiti liberali egiziani hanno promosso una grande manifestazione per chiedere la caduta di Morsi e dei Fratelli Musulmani. Vedremo cosa accadrà in quel giorno, non sono pochi coloro che hanno paura dell’islamizzazione del Paese e delle sue istituzioni”. E la paura dell’islamizzazione potrebbe essere uno dei temi al centro dell’incontro dei primi di dicembre, in Libano, di tutti i vescovi cattolici del Medio Oriente, in cui, spiega mons. William, “si vedrà come concretizzare l’esortazione post-sinodale che Benedetto XVI ci donerà nel suo prossimo viaggio, a settembre, sempre nel Paese dei cedri”. Prudenza anche nelle dichiarazioni di padre Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana, per il quale, se da una parte “le dimissioni di Hussein Tantawi chieste dal presidente Morsi sono positive e hanno posto fine al doppio potere fra militari e istituzioni civili, non adatto al buon governo del Paese", dall’altra “preoccupa l'eccessivo potere dei Fratelli musulmani e il rischio di un'islamizzazione della società egiziana". "Molti partiti – spiega il portavoce - pur condividendo la necessità di un cambio ai vertici, sostengono che Morsi ha agito in modo unilaterale senza consultare le altre forze politiche, aumentando la diffidenza verso gli islamisti. Tutti gli egiziani che credono in uno Stato laico hanno paura dei Fratelli musulmani ma senza l'eccessiva ingerenza dei militari la politica sarà più trasparente e si saprà chi prende le decisioni, siano esse giuste o errate. Se impopolari, i Fratelli musulmani saranno l'unico bersaglio di manifestazioni e proteste”.
© www.agensir.it - 13 agosto 2012