L'immortalità esiste in Cristo ed è offerta a tutti

bartolomeo-20ISTANBUL, 13. "Non serve annientare popoli per far sopravvivere altri popoli. Né c'è bisogno di annientare esseri umani indifesi per far vivere in modo più agiato altri esseri umani. Cristo offre a tutti la vita terrestre e la vita celeste. Egli è risorto per quanti desiderano seguirlo sulla via della risurrezione. Al contrario, quanti indirettamente o direttamente diffondono la morte, credendo così di prolungare o facilitare la propria vita, condannano se stessi alla morte eterna". Lo scrive il Patriarca ecumenico e arcivescovo di Costantinopoli, Bartolomeo, nel messaggio di Pasqua, che i fedeli ortodossi che seguono il calendario giuliano celebrano domenica 15 aprile. "Il nostro Signore Risorto, Gesù Cristo, è venuto al mondo affinché tutti gli uomini abbiano vita e ne abbiano in abbondanza. Sarebbe un grande errore credere che il benessere pervenga al genere umano attraverso lotte intestine", sottolinea Bartolomeo.
 Per il Patriarca ecumenico, il mondo lontano da Cristo cerca di accumulare beni materiali perché poggia su di essi la speranza della propria vita: "Sconsideratamente spera che attraverso la ricchezza eviterà la morte. E l'uomo che sbaglia nell'accumulare ricchezze, come se esse allungassero la sua vita, diffonde la morte agli altri. Egli strappa da loro la possibilità economica della sopravvivenza e spesso interrompe violentemente il filo della loro vita, sperando che così potrà salvare la propria vita". Ma, spiega l'arcivescovo di Costantinopoli, "grande è il suo errore". La vita si guadagna infatti solamente "con la fede in Cristo e con l'incorporazione in lui".
L'esperienza della Chiesa ortodossa assicura che "coloro i quali sono uniti a Cristo vivono anche dopo la morte, si ricongiungono con i viventi, conversano con loro, li sentono e spesso vengono incontro miracolosamente alle loro richieste". Non c'è più bisogno di cercare la mitologica "acqua dell'immortalità"; l'immortalità esiste in Cristo ed è offerta a tutti attraverso di lui.
Se la risurrezione di Cristo riguardasse solo lui stesso, osserva Bartolomeo, "il suo significato sarebbe per noi nullo". Ma Cristo non è risorto da solo; insieme a lui è risorto tutto il genere umano. Citando la divina liturgia di san Giovanni Crisostomo, in particolare il tono III dell'Apolitikion pasquale ("Divenne il primogenito dei morti"), sottolinea che "Cristo è risorto e nel sepolcro non vi è alcun morto, che Cristo, resuscitato dai morti, è divenuto primizia dei defunti", primizia - spiega il primate ortodosso - "evidentemente della resurrezione di tutti i defunti e di coloro che in seguito si sarebbero addormentati e del loro transito dalla morte alla vita".
Il messaggio è dunque gioioso per tutti, perché la risurrezione di Cristo annulla la forza della morte. Coloro che credono in lui, professano la risurrezione dei morti e per questo sono battezzati nella sua morte, risorgono insieme con lui e vivono la vita eterna: "Cristo ha fatto risorgere i morti e ha annullato la loro morte. Ha la forza di eluderla. Il fatto che abbia vinto la morte, conferma la sua avversione verso di essa. Cristo conduce alla vita, la riprende, eventualmente interrompendola, perché egli è "la vita e la nostra risurrezione". Per questo i credenti non hanno paura della morte. La nostra forza non consiste nell'invulnerabilità della nostra esistenza, ma nella sua risurrezione".
Bartolomeo conclude il messaggio di Pasqua invitando i fedeli a seguire Cristo in tutte le sue opere, ad aiutare coloro che sono privi dei mezzi di sussistenza affinché sopravvivano, a proclamare, a coloro che ignorano la risurrezione di Cristo, "che per mezzo di essa è stata eliminata la morte e che di conseguenza anche loro possono prendere parte alla sua risurrezione, credendo in lui e seguendo i suoi passi". La risurrezione è allora possibile "solo quando è offerta attraverso la risurrezione degli altri nostri fratelli": solo allora l'enunciazione vittoriosa "Cristo è risorto" agirà in modo salvifico per tutta l'umanità.

(©L'Osservatore Romano 14 aprile 2012)

Qui il messaggio del Patriarca
2012 Patriarchal Encyclical for Pascha