Ecologici perciò ecumenici
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- Creato: 20 Agosto 2015
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NICOLA GORI Il 1° settembre di ogni anno sarà un momento forte per il dialogo ecumenico. In quella data Papa Francesco ha infatti istituito la giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, scegliendo lo stesso giorno in cui già da tempo l’iniziativa viene celebrata dalla Chiesa ortodossa. «Un bel segno» commenta al nostro giornale il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Il porporato ricorda che il dialogo tra i cristiani si può sviluppare a vari livelli: la carità, la teologia, la cultura, l’amicizia, la collaborazione, e anche l’ecologia. Un ambito — già da tempo al centro dell’impegno ecumenico — che «accomuna tutti i cristiani », spiega rimarcando la sintonia di vedute tra Papa Francesco e il patriarca Bartolomeo, e assicurando che la Laudato si’ può aiutare ad approfondire il cammino comune verso l’orizzonte dell’unità.
Che significato ha la scelta di Papa Francesco di far coincidere la giornata di preghiera con l’analoga iniziativa già intrapresa dalla Chiesa ortodossa?
Aver trovato una data comune per la salvaguardia del creato — anche in attesa di stabilire una data comune per la Pasqua, come ha auspicato di recente lo stesso Pontefice — è un bel segno per il mondo ecumenico. È stata una bellissima idea quella del Patriarcato ecumenico di dedicare una giornata alla salvaguardia del creato, scegliendo una data particolarmente significativa. Infatti, il 1° settembre è l’inizio del nuovo anno liturgico nella Chiesa di Costantinopoli, come per noi lo è la prima domenica di Avvento. Papa Francesco era molto favorevole all’iniziativa e adesso anche la Chiesa cattolica ha proposto qualcosa di simile; ed è chiaro che non si è voluto scegliere una data diversa da quella del patriarcato ecumenico.
Quali frutti porterà in ambito ecumenico questa iniziativa?
La lettera che lo scorso 6 agosto il Papa ha inviato a me e al cardinale Turkson contiene l’esplicito invito a «prendere i necessari contatti con il patriarcato ecumenico e con le altre realtà ecumeniche, affinché tale giornata mondiale possa diventare segno di un cammino percorso insieme da tutti i credenti in Cristo ». Al dicastero è affidato inoltre il compito di «curare il coordinamento con iniziative simili intraprese dal Consiglio ecumenico delle Chiese». La giornata, quindi, rappresenta un’o ccasione favorevole per sviluppare una maggiore comunione tra le Chiese.
Quanto c’è di ecumenico nell’enciclica «Laudato si’»?
La tematica del creato e della sua salvaguardia indubbiamente accomuna tutti i cristiani. Dio è il Creatore, recita il primo articolo della professione di fede. È chiaro che l’enciclica non si rivolge soltanto ai cristiani, ma a tutti gli uomini. I cristiani, però, hanno una grande responsabilità nei confronti di questa tematica. Forse è utile vedere il creato e tutto ciò che ruota intorno a esso in un contesto più ampio, perché già da tempo è al centro del dialogo ecumenico. Ricordo solo la prima assemblea ecumenica europea svoltasi nel 1989 a Basilea, dove si discusse di pace, di giustizia e di salvaguardia del creato. In questo contesto, l’enciclica può aiutare ad approfondire gli sforzi avviati in precedenza.
Il fatto che l’enciclica faccia esplicito riferimento al pensiero del patriarca ecumenico Bartolomeo apre nuovi scenari nella ricerca dell’unità?
È interessante notare che nell’intro duzione Papa Francesco menzioni i Pontefici che hanno lavorato su questo tema: Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI. Vengono poi citati il patriarca Bartolomeo e san Francesco d’Assisi. Non dobbiamo dimenticare che esisteva una grande collaborazione tra Benedetto XVI e il patriarca Bartolomeo. Mi ricordo che Papa Ratzinger invitò il patriarca alla dodicesima assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi sul tema «La parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa », svoltasi nell’ottobre 2008. Bartolomeo intervenne al Sinodo con un discorso su parola di Dio e salvaguardia del creato. Per questo, la collaborazione e le buone relazioni tra Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli possono trovare oggi con l’enciclica di Papa Francesco una buona continuazione e possono aiutare molto nel contesto ecumenico.
Come va letto l’intervento del teologo Ioannis Zizioulas, in rappresentanza del patriarcato ecumenico e della Chiesa ortodossa, alla presentazione dell’enciclica?
La presenza di un teologo ortodosso per presentare al pubblico l’enciclica di Papa Francesco è stata una bellissima opportunità per il dialogo ecumenico. Il metropolita Zizioulas è un grande esperto di teologia ecclesiologica e antropologica, ed è un promotore della salvaguardia dell’ambiente e delle sue implicazioni. Il suo contributo è stato fondamentale nell’aiutare il patriarcato ecumenico ad approfondire la tematica.
Difesa dei poveri, ecologia, fraternità sono proposte come terreno di dialogo ecumenico. Come attuarle?
Dobbiamo renderci conto che il dialogo ecumenico si sviluppa su vari livelli: ecumenismo della carità, delle relazioni amichevoli, della teologia, della cultura e della collaborazione. Ritengo molto importante approfondire il dialogo fatto di collaborazione per difendere la dignità dei poveri. È su questo punto che il rapporto di amicizia e di scambio tra Chiese sorelle può essere fruttuoso. L’ecologia, soprattutto l’ecologia umana, ha un grande valore in questa enciclica. Per raggiungere l’obiettivo è fondamentale che i cristiani lavorino insieme. La tutela della dignità umana richiede, perciò, uno sforzo comune e una maggiore unità su questi argomenti. È una grande sfida che deve affrontare la Chiesa cattolica insieme con le altre Chiese e comunità ecclesiali.
È possibile far convergere le energie dei cristiani per raggiungere quell’ecologia integrale che il Papa richiede?
C’è un grande pericolo che incombe sul creato: esso necessita di protezione per evitare la sua distruzione. Coinvolgere l’umanità in questa azione è perciò una grande sfida per tutti i cristiani. È un impegno a cui tutti siamo chiamati, nessuno può sottrarsi. Questo apre in campo ecumenico nuove sfide da affrontare, in particolare, a livello etico. Infatti, tra i cristiani, purtroppo, esistono grandi differenze sulla bioetica, sull’etica della sessualità nel contesto di gender. Nella nostra società moderna è molto importante ritrovare l’unità su questi temi, perché se i cristiani non possono parlare a una sola voce su argomenti fondamentali come questi, si rischia che la voce cristiana diventi sempre più debole. In questo senso l’enciclica può aiutare a trovare un’intesa comune.
© Osservatore Romano - 21 agosto 2015