Quello che ancora manca

cmuneMOSCA, 12. «Oggi siamo divisi nell’essenza stessa della testimonianza che siamo chiamati a portare al mondo esterno. Non parliamo con una sola voce, non predichiamo gli stessi insegnamenti morali, non siamo in grado di mostrare solidarietà comune nel sostenere i principi morali, su cui è stata costruita per secoli la vita della comunità cristiana»: non ha nascosto le difficoltà del dialogo ecumenico, in particolare con il mondo protestante, il metropolita di Volokolamsk, Hilarion, presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne (Decr) del Patriarcato di Mosca e rettore della Scuola di dottorato e alti studi teologici, in visita nei giorni scorsi nel Regno Unito.
Alla Facoltà teologica dell’Università di Winchester ha tenuto una relazione sul tema «C’è un futuro di cooperazione inter-cristiana?», nella quale ha sottolineato che oggi le differenze tra i cristiani di diverse confessioni non riguardano solo le questioni dottrinali ma interessano anche l’area della moralità, «quella in cui la testimonianza cristiana potrebbe essere unita indipendentemente dalle differenze dottrinali». Nel discorso — del quale il Decr ha diffuso una sintesi — Hilarion si è detto preoccupato perché, dopo molti decenni di dialogo tra i cristiani, ancora manca una totale convergenza di posizioni: «Questa convergenza non si è verificata e l’unità dei cristiani, che Dio ci ha comandato, non è stata ripristinata». Al contrario, «a tutt’oggi la divergenza è diventata sempre più profonda rispetto a cinquanta-settanta anni fa». Il riferimento è soprattutto al mondo protestante: sotto l’influenza dell’ideologia laica, ha osservato il relatore, alcune comunità cristiane si stanno allontanando dalle norme morali fondamentali sancite nelle pagine del Nuovo Testamento, nella predicazione di Cristo e nelle lettere dell’apostolo Paolo. Secondo il metropolita Hilarion, «oggi diventa sempre più difficile parlare di un unico sistema di valori spirituali e morali, accettato da tutti i cristiani in tutto il mondo. Oggi, ci sono diverse versioni del cristianesimo, proposte dalle diverse comunità. Da questo punto di vista, tutti i cristiani di oggi possono essere divisi in due gruppi, tradizionali e liberali. E un abisso divide non tanto gli ortodossi e i cattolici, o i cattolici e i protestanti, quanto piuttosto i “tradizionalisti” e i “lib erali”. Alcuni leader cristiani — rileva — affermano che la Chiesa dovrebbe essere abbastanza “inclusiva” p er riconoscere le norme comportamentali alternative e benedirle ufficialmente. I liberali ritengono che i tradizionalisti dovrebbero riconsiderare le loro opinioni, per essere al passo coi tempi. I tradizionalisti, a loro volta, accusano i liberali di rifiutare le norme cristiane generali fondamentali, di minare le basi della morale cristiana». Per la Chiesa ortodossa — ha messo in evidenza il presidente del Decr — «in questo caso non si tratta solo di “tradizionalismo” ma di fedeltà alla rivelazione divina, contenuta nella Sacra Scrittura, e di mantenere l’autenticità del messaggio cristiano. E se i cosiddetti cristiani liberali rifiutano la tradizionale comprensione delle norme morali, significa che siamo di fronte a un grave problema: non siamo solo divisi su questioni che, dal punto di vista del mondo esterno, possono essere considerate di natura “tecnica” e legate esclusivamente al dialogo interno tra cristiani. Oggi siamo divisi nell’essenza stessa della testimonianza che siamo chiamati a portare al mondo esterno». Al termine del discorso, ripetuto poi all’Università di Cambridge, il metropolita ha esortato ad azioni di solidarietà delle Chiese per difendere l’identità cristiana dell’Europa e proteggere i cristiani perseguitati nel Vicino oriente e nel Nord Africa. Argomento, tra l’altro, affrontato da Hilarion nel messaggio inviato ai partecipanti alla conferenza internazionale «Dignità umana, libertà e diritti. La dimensione cristiana», svoltasi dal 9 al 12 febbraio a Lubiana, in Slovenia. «Il tema scelto per la discussione della conferenza annuale organizzata dalla Fondazione per l’unità delle nazioni ortodosse — scrive — è particolarmente rilevante in un contesto di crescente tensione politica nel mondo, vera e propria minaccia di erosione della tradizione cristiana e violazioni dei diritti e delle libertà dei credenti. La società europea moderna si trova davanti a sfide riguardanti la libertà di pensiero e di espressione. Queste minacce derivano dal fatto che la libertà umana è sempre più intesa come totale permissivismo, che si estende fino all’insulto dei sentimenti religiosi dei credenti». Assieme a milioni di persone con punti di vista differenti, la Chiesa ortodossa russa «condanna nel modo più assoluto i metodi terroristici utilizzati da alcuni estremisti per difendere sentimenti pseudo-religiosi. Ma allo stesso tempo riteniamo che non si possano comprendere coloro che oltraggiano costumi e tradizioni sacre. La libertà di espressione e di stampa non deve violare il diritto dei credenti a difendere i loro sentimenti religiosi».

© Osservatore Romano - 13 febbario 2015