Stati Uniti Non siamo più mormoni - L'Osservatore Romano
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- Creato: 23 Agosto 2018
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La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni non vuole più essere chiamata chiesa dei “mormoni”, in quanto questo termine va considerato un mero soprannome, il cui uso, si afferma va «scoraggiato». È quanto si legge nelle nuove linee guida pubblicate dalla Chiesa fondata da Joseph Smith, che nel 1830 pubblicò il Libro di Mormon, che sarebbe la traduzione di un antico testo, inciso su delle tavole d’oro rinvenuto da Smith a seguito all’apparizione di un angelo. È stato quindi dal nome del profeta Mormon che è nato, subito dopo la fondazione della Chiesa negli anni trenta del diciannovesimo secolo, il termine “mormoni”, sempre accettato con poco entusiasmo dai membri di questa denominazione religiosa.
Ora invece si afferma che il termine “mormonismo” è «inaccurato» se usato per descrivere «la dottrina, la cultura e lo stile di vita dei membri della Chiesa».
Le nuove linee guida ora costringeranno le chiese e istituzioni della comunità religiosa che ha 16 milioni di fedeli negli Stati Uniti e nel mondo, a una riorganizzazione, come ammette il presidente Russell Nelson: «Abbiamo del lavoro davanti a noi da fare e nelle ultime settimane vari leader e dipartimenti hanno avviato i passi necessari». Bisognerà, per esempio, cambiare il nome del Mormon Channel, il braccio mediatico della comunità e quello dello stesso sito, mormonnewsroom.org, che ha annunciato il cambio di nome. Non è la prima volta che i leader della chiesa, che ha il suo quartier generale a Salt Lake City e nel 2012 ha avuto per la prima volta un suo membro, Mitt Romney, candidato alla Casa Bianca, cercano di cancellare il temine “mormone”. «È un vecchio soprannome per la chiesa e il movimento, ma la leadership della chiesa è sempre stata preoccupata del fatto che questo termine possa oscurare la sua natura fondamentalmente cristiana», spiega Patrick Mason, docente alla Claremont Graduate University e presidente del centro per i “mormon studies”, altra organizzazione che in un prossimo futuro dovrà cambiare nome.
In particolare, Mason, parlando con la Cnn, fa riferimento alla questione della poligamia: «Da oltre un secolo la chiesa ufficiale si impegna a prendere le distanze dai gruppi separatisti fondamentalisti che praticano la poligamia, e non vuole che ci siano più confusioni».
© Osservatore Romano L'Osservatore Romano, 23-24 agosto 2018 Ora invece si afferma che il termine “mormonismo” è «inaccurato» se usato per descrivere «la dottrina, la cultura e lo stile di vita dei membri della Chiesa».
Le nuove linee guida ora costringeranno le chiese e istituzioni della comunità religiosa che ha 16 milioni di fedeli negli Stati Uniti e nel mondo, a una riorganizzazione, come ammette il presidente Russell Nelson: «Abbiamo del lavoro davanti a noi da fare e nelle ultime settimane vari leader e dipartimenti hanno avviato i passi necessari». Bisognerà, per esempio, cambiare il nome del Mormon Channel, il braccio mediatico della comunità e quello dello stesso sito, mormonnewsroom.org, che ha annunciato il cambio di nome. Non è la prima volta che i leader della chiesa, che ha il suo quartier generale a Salt Lake City e nel 2012 ha avuto per la prima volta un suo membro, Mitt Romney, candidato alla Casa Bianca, cercano di cancellare il temine “mormone”. «È un vecchio soprannome per la chiesa e il movimento, ma la leadership della chiesa è sempre stata preoccupata del fatto che questo termine possa oscurare la sua natura fondamentalmente cristiana», spiega Patrick Mason, docente alla Claremont Graduate University e presidente del centro per i “mormon studies”, altra organizzazione che in un prossimo futuro dovrà cambiare nome.
In particolare, Mason, parlando con la Cnn, fa riferimento alla questione della poligamia: «Da oltre un secolo la chiesa ufficiale si impegna a prendere le distanze dai gruppi separatisti fondamentalisti che praticano la poligamia, e non vuole che ci siano più confusioni».