Vaticano Un gesto di amicizia
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- Creato: 26 Gennaio 2018
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Chiamando accanto a sé per la benedizione conclusiva dei vespri ecumenici il pastore luterano Jens-Martin Kruse — che lascia la comunità romana di via Sicilia per proseguire la sua missione nella chiesa di San Pietro ad Amburgo — Francesco ha mostrato coi fatti cosa significa per i cristiani «camminare insieme». Un gesto fuori programma, segno di un’amicizia personale che suggerisce come orientarsi sulla strada da percorrere, sempre e comunque insieme.Il gesto del Papa, che rilancia i contenuti della sua visita del 2015 alla comunità affidata a Kruse, fa comprendere, spiega il pastore, «che siamo veramente già oggi uniti come cristiani: sapevamo che eravamo vicini, che abbiamo tante cose in comune ma con Papa Francesco è una amicizia di cuore. Sì, abbiamo sentito di essere uniti come cristiani». Sposato, padre di tre figli, Kruse ricorda con affetto i suoi incontri personali con il Pontefice: «Ha aperto una porta e adesso abbiamo il compito di camminare con lui in avanti, con coraggio». Per la benedizione conclusiva dei vespri il pastore si è unito così al Pontefice, al metropolita ortodosso Gennadios, rappresentante del patriarcato ecumenico, e all’arcivescovo anglicano Bernard Ntahoturi, rappresentante personale a Roma dell’arcivescovo di Canterbury.
E sono stati proprio i rappresentanti delle Chiese e comunità cristiane ad accogliere Papa Francesco al suo arrivo nella basilica e ad accompagnarlo nella processione d’ingresso per i vespri, con la sosta di preghiera davanti alla tomba dell’apostolo Paolo. Con loro anche il cardinale arciprete James Michael Harvey, l’abate di San Paolo, dom Roberto Dotta, con l’abate primate dell’ordine benedettino, dom Gregory John Frederick Polan, e la comunità dei monaci. Erano presenti tredici cardinali — tra cui il presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, Kurt Koch — e diciannove presuli fra i quali, oltre all’arcivescovo Georg Gänsewin, prefetto della Casa Pontificia, gli arcivescovi Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, Paul Richard Gallegher, segretario per Rapporti con gli Stati, e Romeo Jan Pawłowski, delegato per le Rappresentanze Pontificie, e il vescovo Brian Farrell, segretario Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Con lui anche il sotto-segretario monsignor Andrea Palmieri.
Durante i vespri, le preghiere per tutti i cristiani perseguitati — il Papa li ha ricordati nell’omelia — come anche per l’evangelizzazione e la pace tra i popoli sono state formulate, in particolare, nelle intercessioni proclamate in spagnolo, russo, romeno, serbo, inglese e arabo. Mentre i canti sono stati eseguiti insieme da un coro protestante tedesco e dal coro della Cappella Sistina.
I contenuti della cinquantunesima settimana di preghiera per l’unità dei cristiani sono stati, infine, rilanciati al termine della celebrazione dal cardinale Koch, che ha anzitutto ringraziato il Papa per aver presieduto i vespri. «Lo sforzo ecumenico di ripristinare l’unità dei cristiani è un cammino irreversibile e non in retromarcia» ha ricordato il porporato, invitando alla «conversione, che è l’anima più profonda» del processo ecumenico, e a «vivere in maniera credibile il nostro battesimo pasquale e servire l’unico Corpo del Signore» che «abbiamo ferito» con le divisioni, «nuocendo alla credibilità dell’annuncio del Vangelo nel mondo odierno».
L'Osservatore Romano, 26-27 gennaio 2018
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2018/01/26