Cattolici e ortodossi a confronto in Croazia sulla vita consacrata

agnus deiDUBROVNIK, 28. Per la prima volta religiosi e religiose cattolici e serboortodossi in Croazia si sono incontrati per confrontare la vita consacrata nelle loro rispettive tradizioni. L’incontro si è svolto nei giorni scorsi a Dubrovnik, l’antica Ragusa, ed è stato organizzato dalla diocesi in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, conclusasi lunedì, e nell’ambito dell’Anno della vita consacrata.
L’iniziativa voleva essere anche una risposta alle indicazioni contenute nella Lettera apostolica di Papa Francesco per questo Anno speciale che sta per chiudersi. Ma è stata soprattutto un’occasione unica per conoscersi e per migliorare la comprensione reciproca. Padre Matijas Farkaš, guardiano del monastero domenicano di Dubrovnik, ha illustrato le caratteristiche della vita consacrata nella tradizione latina e — riferisce l’agenzia cattolica croata Ika — ha passato in rassegna gli ordini religiosi maschili e femminili cattolici, mentre l’abate del monastero ortodosso di Žitomislić ha spiegato la vita monastica nel cristianesimo orientale. Due religiose, suor Blaženka Rudić del convento domenicano di Korčula, e suor Pavla Ćuzulan, badessa del monastero dei Santi Apostoli Pietro e Paolo di Trebinje, hanno descritto ai partecipanti la vita religiosa nei monasteri e nei conventi femminili. L’incontro si è concluso con una preghiera ecumenica nella cattedrale di Dubrovnik, copresieduta dal vescovo, monsignor Mate Uzinić, e dall’eparca serbo-ortodosso di Zahumlje ed Erzegovina, Grigorije D urić. Sulla scia del dialogo e del rispetto tra le fedi, lo scorso agosto l’arcivescovo di Zara e presidente della Conferenza dei vescovi croati, Želimir Puljić, si è incontrato con il patriarca ortodosso serbo Irinej. In quell’occasione, il presule cattolico ha sottolineato quanto fosse importante quell’incontro come contributo alla pace e alla stabilità in Croazia e in Serbia. Tenendo conto delle numerose tensioni vissute dai croati e dai serbi, il vescovo Puljić ha aggiunto che «i leader delle nostre comunità religiose, così come i fedeli laici impegnati, hanno molto da offrire in tal senso». «Anche se le cicatrici delle recenti sofferenze del tempo di guerra sono ancora fresche e il terreno non sembra il più adatto per gli incontri e i messaggi ecumenici — ha precisato il patriarca Irinej — io credo che noi cristiani dobbiamo diffondere instancabilmente amore, tolleranza e perdono. Ciò che ci unisce e che abbiamo in comune è molto più grande di ciò che ci divide. Cerchiamo di sostenere ciò che abbiamo in comune, di proclamarlo come metodo, piano e programma della nostra vita, e sicuramente — ha concluso — molte cose andranno meglio».

© Osservatore Romano - 29 gennaio 2016