L'imam e il francescano si scambiano le vesti: i terroristi dell’Isis non sono dei veri musulmani
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- Creato: 03 Marzo 2015
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Un imam marocchino che indossa, sopra il classico caffetano arabo, un saio francescano e tiene in mano il Vangelo. Un frate francescano siciliano che infila il fez e l’abito bianco tradizionale dell’Islam sopra la veste marrone, imbracciando il Corano. Accanto un cardinale, Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, che elargisce sorrisi bonari, canta e fa festa con il popolo e, infine, abbraccia calorosamente l’imam. Una scena che a vederla con i propri occhi ha dell’incredibile. Eppure è vera, nel cuore della Sicilia di Pirandello e di Camilleri, a 13 km da Agrigento: siamo a Favara, piccola cittadina di 33mila abitanti, una realtà “difficile”, per non dire altro. In questa terra la parola mafia quasi non si pronuncia ma si conosce molto bene. Perfino le suore di Madre Teresa di Calcutta svolgono qui un servizio nascosto tra gli ultimi degli ultimi, i cosiddetti “linticchieddi” (“piccole lenticchie”, chiamati così per le lentiggini e i capelli rossi), gente poverissima di mezzi e di cultura, forse discendenti di una etnia rom venuta a Favara nell’Ottocento (ma le ipotesi sono diverse), emarginati e nuovi paria di questa società. Qui passano anche i migranti africani venuti dal mare e a volte mettono radici e si fermano. E proprio qui è accaduto un piccolo miracolo di dialogo interreligioso di base. Dal convento dei Frati minori di Favara è partito un grido di dialogo e speranza, con una Marcia per la pace tra musulmani e cristiani e migliaia di partecipanti.