Messaggio del patriarca Gregorio III Laham ai musulmani
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- Creato: 01 Agosto 2014
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DAMASCO, 1. «Cristiani e musulmani: noi siamo i migliori garanti gli uni degli altri». È quanto scrive Gregorios III Laham, patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti in un messaggio indirizzato “ai nostri amati fratelli musulmani dei Paesi arabi e del mondo” e diffuso nei giorni scorsi in occasione della festa di Eid al-Fitr, che ha concluso il Ramadan. «Questa festa — si legge nel documento del patriarca — giunge in circostanze particolarmente difficili e drammatiche nel mondo e in modo particolare nei nostri Paesi arabi, mentre l’amata Siria e l’Iraq soffrono, la Palestina e Gaza sono ferite, senza parlare di Marocco, Egitto, Yemen e i Paesi del Golfo. Ovunque — prosegue il messaggio — cola sangue, la desolazione cresce; i luoghi di culto, le moschee come le chiese, sono distrutti; i sacri diritti dell’uomo sono violati e la sua dignità, la sua libertà, il suo onore sono calpestati, minacciando tutte le conquiste umane, artistiche e tecniche, morali e religiose della nostra cultura». Il patriarca greco-melkita, pone l’attenzione sulle origini e la storia della civiltà araba: «l’abbiamo forgiata insieme, cristiani e musulmani, e abbiamo vissuto nel reciproco rispetto. Superando anche “le nuvole di crisi” che a volte ci sono state, abbiamo continuato insieme il cammino della vita; vivendo insieme, costruendo insieme e crescendo insieme. È in piena amicizia e lealtà — sottolinea Gregorios III Laham — che presentiamo i nostri auguri ai nostri fratelli musulmani. Piangendo le vittime innocenti, cristiani e musulmani, donne e uomini, vecchi e giovani che muoiono ogni giorno, bagnando col loro sangue strade, case e luoghi di culto della nostre città e dei nostri villaggi. Mescolano il loro sangue, abbracciati nella morte comune, come lo sono stati nella loro storia, la loro civiltà, la loro cultura». Il patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti, quindi, «scongiura i nostri fratelli arabi a unirsi per salvare l’islam e i musulmani dai nemici, interni ed esterni, che incombono nel mondo arabo, nel mondo musulmano e altrove. Noi, cristiani arabi, siamo i più sinceri difensori dell’islam, perché sappiamo che nella buona come nella cattiva sorte, siamo insieme, conservando insieme la nostra eredità e la nostra storia comuni. Perché, cristiani e musulmani, noi siamo i migliori garanti gli uni degli altri. Facciamo appello alla coscienza del mondo arabo ed europeo e alla comunità internazionale — continua il patriarca — perché ci leviamo insieme, come un sol uomo, di fronte alle correnti takfiriste che invadono i nostri Paesi arabi, sfigurando l’islam spingono i cristiani all’esodo, minacciandoli di morte, umiliandoli, massacrandoli, privando così il mondo arabo dei cuori cristiani e impoverendo il mondo musulmano». I takfiristi costituiscono una corrente confessionale estremamente marginale nell’islam sunnita. Vedono ovunque non credenti e ritengono che il loro omicidio sia legale. Attaccano principalmente i musulmani che li circondano e pretendono che si uniscano alla loro setta. Il patriarca di Antiochia conclude il messaggio ripetendo i termini di una promessa comune islamo-cristiana: «Noi dobbiamo restare insieme, musulmani e cristiani, per costruire insieme un mondo migliore per le nostre generazioni future e il nostro avvenire comune; noi possiamorestare insieme, musulmani e cristiani, per costruire insieme un mondo migliore per le nostre generazioni future e il nostro avvenire comune; noi vogliamo restare insieme, musulmani e cristiani, per costruire insieme un mondo migliore per le nostre generazioni future e il nostro avvenire comune».
© Osservatore Romano - 2 agosto 2014