Nuove polemiche sulla circoncisione

ebrei-festa-circoncisioneGERUSALEMME, 7. Una decisione che costituisce «una macchia morale sul Consiglio d’Europa e alimenta l’odio e le tendenze razzistiche in Europa». La circoncisione «è un’antica tradizione di due importanti religioni, l’ebraismo e l’islam, ed è anche comune in alcuni circoli cristiani»; compararla alla «barbarica pratica delle mutilazioni genitali femminili è, al meglio, ignoranza abissale o, al peggio, diffamazione e odio antireligioso». Con un duro comunicato, letto venerdì scorso dal portavoce, il ministero degli Esteri israeliano ha chiesto al Consiglio d’Europa di ritirare la risoluzione che, il 1° ottobre, ha definito la circoncisione (una tradizione per i neonati ebrei e i ragazzi musulmani) «una violazione dell’integrità fisica dei bambini», arrivando appunto a metterla sullo stesso piano delle mutilazioni genitali femminili. Il documento — approvato dall’assemblea parlamentare di Strasburgo con 77 sì, 19 no e 12 astensioni — chiede agli Stati membri di proibire entrambe le pratiche, a meno che si abbia l’età per decidere e si sia dato il proprio consenso. Israele — riferisce l’Ansa — ha poi contestato che la circoncisione, sempre secondo quanto sostenuto nella risoluzione del Consiglio d’E u ro p a , «faccia male alla salute e al corpo dei giovani». Per il ministero «è falso e non in linea con tutte le evidenze scientifiche. È vero il contrario invece», ha aggiunto, citando un rapporto pubblicato dall’Accademia americana di pediatria nell’agosto 2012 che «mostra i benefici della circoncisione sulla salute dei neonati maschi». Per questo, il ministero degli Esteri israeliano ha bollato la decisione come «un intollerabile attacco sia a una rispettabile e antica tradizione, alla base della cultura europea, sia alla moderna scienza medica e ai suoi risultati». Contro il Consiglio d’Europa si è schierato anche il parlamentare laburista israeliano Nachman Shai, secondo il quale tale decisione «rivela ignoranza e una fondamentale incomprensione di una delle più sacre usanze dell’ebraismo»; per questo, la risoluzione «va fermata qui e subito». Nella risoluzione l’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa si dice «particolarmente preoccupata» per i danni all’integrità fisica e mentale dei bambini provocati dalla circoncisione dei ragazzi maschi per motivi religiosi, da alcuni tipi di interventi medici a un’età precoce, oltre che da piercing, tatuaggi o da operazioni di chirurgia plastica praticate a volte contro la propria volontà. L’invito agli Stati è a «definire chiaramente le condizioni mediche e sanitarie da rispettare, riguardo a pratiche come la circoncisione medicalmente ingiustificata dei ragazzi», e ad «adottare disposizioni giuridiche specifiche in modo che certi interventi e pratiche non vengano realizzati prima che un bambino abbia l’età per essere consultato». Alle critiche delle autorità israeliane ha risposto il relatore della risoluzione, la tedesca Marlene Rupprecht, secondo la quale il provvedimento «non stabilisce in alcun caso un “parallelo” o un “c o n f ro n t o ” tra la circoncisione e le mutilazioni genitali femminili. Abbiamo effettivamente evocato differenti “categorie” di violazioni dell’integrità fisica dei bambini, che noi distinguiamo molto chiaramente e per le quali non è stato fatto alcun amalgama». Il testo votato dai parlamentari, continua la Rupprecht, «non cerca di stigmatizzare alcuna comunità religiosa o le sue pratiche. Al contrario, l’assemblea invita al dibattito pubblico, e al dialogo interculturale e interreligioso, per trovare il più largo consenso possibile sul diritto dei bambini alla protezione contro le violazioni della loro integrità fisica», al pari della lotta contro il razzismo, l’antisemitismo e la xenofobia. Sembra riproporsi dunque lo scontro avvenuto nel luglio 2012 quando la Corte d’appello di Colonia, in Germania, definì «illegali» le circoncisioni dei neonati. Un fatto che suscitò la forte opposizione della comunità ebraica tedesca e di quella islamica, oltre a dure reazioni in Israele. La vicenda si concluse, dopo mesi di polemiche, con una legge varata su sollecitazione del cancelliere federale Angela Merkel e votata a stragrande maggioranza dal Parlamento tedesco. Il provvedimento confermò, nel rispetto di alcune prescrizioni e cautele sanitarie, la legittimità della circoncisione per motivi religiosi in Germania.

© Osservatore Romano - 7 - 8 ottobre 2013