Cattolici, ebrei, musulmani e induisti sul tema dell'amicizia

dialogo-interreligioso-12“Le religioni sono chiamate a fornire i tratti alle identità” e a “sostenere quelle che temono di perdere se stesse”. Così mons. Gino Battaglia, direttore dell‘ufficio Cei per l‘ecumenismo e il dialogo, ha aperto oggi nella Protomoteca del Campidoglio il seminario su “L’amicizia nelle culture e nelle religioni”. Il multiculturalismo, ha proseguito, “promette un riconoscimento reciproco, ma di fatto rinuncia a creare una reale integrazione in vista di una base condivisa di convivenza. Per questo occorre una rivoluzione spirituale, se vogliamo che il meticciato culturale e religioso si trasformi in una civiltà della convivenza”. Ciò che serve, ha aggiunto, non è “un differenzialismo acefalo”, ma “quell’unità” senza la quale la diversità non può essere proposta. Una rassegna di episodi di amicizia nella letteratura biblica è stata proposta da suor Maria Ko Ha Fong, docente alla Pontificia facoltà di Scienze dell’educazione “Auxilium” di Roma: da Noemi e Ruth al rapporto di Abramo e Mosè, che “si relazionano con Dio all’insegna della semplicità, schiettezza e libertà”.
L’amicizia è caratterizzata dal “darsi la mano” e “dare una mano all’altro” secondo il rabbino Benedetto Carucci Viterbi, preside del liceo ebraico di Roma: “In ebraico la parola amicizia vuol dire ‘persona con cui si studia’, dunque indica un modo di guardare il mondo in maniera più complessa, con i nostri occhi e quelli altrui”. Dell’amicizia nel Corano ha parlato Abdellah Redouane del Centro islamico culturale d’Italia, facendo riferimento alle “numerose occorrenze” e all’invito a “trattare con rispetto anche i nemici” e a “ricambiare con un atto di bontà chi compie il male”. Dobbiamo “sforzarci veramente di stare più sul territorio che sulla mappa” secondo Franco Di Maria Jayendranatha, presidente dell’Unione induista italiana (Uii): per una “globalizzazione spirituale”, ha detto, occorrono “una strumentazione giuridica e culturale che consideri il pluralismo come strumento di integrazione, comprensione e dialogo per stemperare i conflitti suscitati dalla diversità. Altrimenti - ha concluso - il principio di libertà religiosa rimane di cartapesta”. La figura di padre Matteo Ricci, missionario gesuita che ha stimolato la ripresa del cattolicesimo in Cina, è stata ricordata da padre Gian Paolo Salvini, direttore emerito de “La Civiltà Cattolica”: “Era un costruttore di ponti” e “ha dimostrato all’estremo oriente la capacità che anche gli occidentali hanno di praticare l’amicizia”.

© www.agensir.it - 25 ottobre 2012