In Francia, è stato rinviato a giudizio uno dei tre fermati per presunti coinvolgimenti nell’attentato di Rouen, in cui è stato ucciso l’86 enne padre Hamal. Aveva nel suo telefono il video in cui i due attentatori giuravano fedeltà al cosiddetto Stato islamico. Intanto, ha raggiunto anche l’Italia l’annuncio del Consiglio francese del culto musulmano di invitare i fedeli islamici di recarsi in Chiesa a seguireRouen, Cei: musulmani nelle chiese, enorme segno di solidarietà
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- Creato: 30 Luglio 2016
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In Francia, è stato rinviato a giudizio uno dei tre fermati per presunti coinvolgimenti nell’attentato di Rouen, in cui è stato ucciso l’86 enne padre Hamal. Aveva nel suo telefono il video in cui i due attentatori giuravano fedeltà al cosiddetto Stato islamico. Intanto, ha raggiunto anche l’Italia l’annuncio del Consiglio francese del culto musulmano di invitare i fedeli islamici di recarsi in Chiesa a seguireR. – In questi giorni, il Santo Padre più volte ai giovani riuniti qui a Cracovia ha raccomandato di essere dei costruttori di ponti per evitare la logica dei muri. Il ponte è formato da due sponde, congiunge due rive e ha invitato a fare il primo passo in attesa che gli altri facciano altrettanto. Ecco, penso che questa iniziativa, come quella annunciata per domani, vada in questa direzione: di dire insieme che le guerre ci sono – “il mondo è in guerra”, per riprendere del Santo Padre – ma che non si tratta di una guerra di religione. Le religioni sono per la pace, le religioni sono per l’incontro fra i popoli. Questa presa di distanza di alcune comunità del mondo musulmano, nella misura in cui sarà ampia, sarà condivisa, sarà corale, contribuirà proprio a unirci in una convivenza, che è poi l’unica risposta.
D. – In questo momento lei si trova a Cracovia insieme ai giovani, ai vescovi: è arrivata anche lì questa notizia e com’è stata accolta?
R. – La notizia è stata accolta proprio come una risposta: una risposta che era auspicata, una risposta che era anche attesa. I nostri vescovi italiani hanno detto chiaramente che non possiamo assolutamente usare una logica di chiusura. Questa iniziativa diventa un "dirlo insieme", diventa uno scendere in piazza insieme e riconoscere soprattutto davanti a Dio questa fraternità, in dialogo fra identità che però si riconoscono.
D. – Sono previste iniziative del genere anche in Italia?
R. – Sicuramente. E’ un segno prezioso, è un segno di prosperità, è un segno di solidarietà con chi è stato colpito, in questo caso la comunità cattolica. Ma non dimentichiamo che gli stessi musulmani sono tra le prime vittime dei terroristi. Questa iniziativa è un far proprio quello, in fin dei conti, il Papa a nome di tutti ha più volte detto anche qui a Cracovia: la vita dell’altro è sacra, va sempre accolta, va sempre tutelata, va sempre sostenuta con la cura, con la prossimità.
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