Un cammino da proseguire
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- Creato: 05 Gennaio 2016
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ROMA, 5. «Riteniamo necessario ribadire con convinzione, alle nostre comunità e a tutti gli uomini ricchi di sensibilità e di sapienza, la necessità di proseguire il cammino di dialogo che vent’anni fa abbiamo voluto iniziare»: è quanto scrivono congiuntamente il rabbino Giuseppe Momigliano, presidente dell’Assemblea dei rabbini d’Italia, e monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto e presidente della Commissione per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale italiana, nel messaggio di presentazione della ventesima giornata per l’a p p ro f o n d i m e n t o e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei.Appuntamento tradizionalmente fissato al 17 gennaio, alla vigilia della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Una giornata che quest’anno, come è noto, vivrà il suo momento più significativo con la visita che Papa Francesco effettuerà al Tempio maggiore e alla comunità ebraica di Roma. Al centro della riflessione c’è la decima parola del Decalogo: «Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo». Questo comandamento divino — spiegano il rabbino Momigliano e l’arcivescovo Forte — «ci insegna a purificare i nostri desideri, a orientarli al disegno di D io». Nel messaggio si legge anche una netta condanna di ogni atto di violenza e di terrorismo falsamente compiuto in nome di Dio. Si sottolinea, infatti, come ormai «viviamo con angoscia gli eventi del presente, che sono carichi di sofferenza e di inquietanti prospettive per il futuro, assistiamo sgomenti a gesti orrendi che profanano il Nome dell’Eterno, perpetrati con l’ignobile pretesa di adempiere alla Sua volontà». Il rabbino e il presule parlano di «un’umanità smarrita» che fa fatica «a concepire progetti per il futuro». E aggiungono: «In questa prospettiva, mentre rinnoviamo la nostra fedeltà ai principi e ai precetti che, con distinte peculiarità, caratterizzano le nostre fedi, sentiamo l’u rg e n t e necessità di ribadire la fiducia che, proprio dal fecondo dialogo da noi intrapreso, dalla ricerca di valori morali e spirituali condivisi nei quali operare in sintonia, possa scaturire una positiva testimonianza di fede, una fede suscettibile di restituire speranza e di rivolgere nuovamente i cuori di molti verso l’Eterno, proprio perché ispira messaggi di vita e di pace, una fede capace di arricchirci nell’anima e di guidarci nelle scelte per il nostro autentico bene, gradite al Signore». Con la riflessione sulla decima parola, viene sottolineato, «arriviamo a conclusione di questo tratto di cammino fatto insieme». Tuttavia, si tratta solo di una tappa nel solco di un cammino iniziato cinquant’anni fa con la Nostra aetate, nella consapevolezza che «ogni cammino può conoscere delle tappe di maggiore slancio, unite forse anche a qualche momento di fatica: ma ogni cammino fatto insieme è indispensabile per la reciproca conoscenza, per il rispetto e la stima, e più ancora per far crescere veri sentimenti di amore dell’uno verso l’altro, nella consapevolezza di quanto grandi siano l’incoraggiamento e la consolazione che ci vengono dall’a m o re reciproco».
© Osservatore Romano - 6 gennaio 2016