Decisivi per la pace
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- Creato: 23 Novembre 2015
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RAGUSA, 23. Anche se «nella realtà attuale, c’è la spiacevole tendenza a considerare la religione come un fattore negativo che alimenta il conflitto», essa invece può offrire un contributo importante e positivo al processo di pace. Lo ha ricordato il cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, intervenendo ieri, domenica, alla giornata conclusiva del colloquio «Mediterraneo: una strada nel mare. Migrazioni di popoli, culture e religioni», organizzato a Pozzallo, in provincia di Ragusa dal movimento Rinascita Cristiana e dal Mouvement International d’Apostolat des Milieux Sociaux Indèpendants. Per i cardinale, «la religione gioca un ruolo importante nel promuovere l’accettazione della realtà in continua evoluzione e con l’impegno a sviluppare il rispetto per persone di diversa provenienza, in particolare laddove gli effetti delle migrazioni sono più fortemente sentiti». In questo senso, ha aggiunto il porporato, «accrescendo il rispetto per la dignità di ogni singolo individuo, e favorendo l’unità del genere umano, la religione può aiutare lo Stato a contribuire alla progettazione responsabile e alla gestione pacifica del mondo globalizzato moderno». Per la Chiesa, inoltre, «la migrazione diventa l’o ccasione per promuovere una vera cattolicità, caratterizzata in primo luogo da una vera e propria apertura, dall’accoglienza e dal rispetto delle diverse culture, portando a un’esperienza di vera fraternità». Così, proprio perché «le tragedie delle stragi terroristiche», come quelle accadute recentemente a Parigi, «aumentano solo la paura e la mentalità di chiusura e respingimento », occorre lavorare per una società più accogliente. «La risposta alla situazione di emergenza che l’Europa sta vivendo — ha detto Vegliò — comporta la necessità di aiutare i Paesi da cui partono migranti e rifugiati: non si limita solo alla guerra agli scafisti o alla restrizione delle norme sull’immigrazione, ma bisogna tenere presente che chi gode di prosperità dovrebbe mettersi a disposizione dei poveri e dei bisognosi». Sul tema delle migrazioni, ha rilevato nel corso dell’incontro il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, «la politica è tremendamente indietro rispetto alla storia e all’attualità». Per il presule, «se l’Europa, che va verso un progressivo e irreversibile invecchiamento, non vuole perdere il livello di progresso che ha raggiunto, deve cambiare testa e strada». Infatti, «la colpa dell’occidente, come pure dell’Italia, è non aver compreso pienamente la complessità della questione delle migrazioni». In tale prospettiva, ha osservato il vescovo di Mazara del Vallo, «la Chiesa deve gridare forte perché altrimenti avrà la colpa di omissione nel non aver aiutato la comunità a guardare avanti». Il colloquio di Pozzallo si è concluso con un triplice appello. Alla politica, perché consideri «i migranti, i rifugiati e i richiedenti asilo in tutta la loro dignità», favorendo «la loro integrazione con giustizia e lealtà, consapevoli delle responsabilità reciproche». Alle istituzioni internazionali, perché sottolineino «tempestivamente e con costanza i diritti e i doveri di ognuno, facendo rispettare le Convenzioni e i trattati firmati dagli Stati». E alle comunità ecclesiali, «perché testimonino l’amore e la misericordia di Dio, partecipino al dialogo interreligioso e lavorino in comune per migliorare la vita insieme».
© Osservatore Romano - 23-24 novembre 2015