Aperto in Polonia l’incontro europeo dei giovani di Taizé. Si può credere in un altro futuro L'Osservatore Romano

taize 80415735 1488757817937860 7549597601994113024 n«C’è molto da apprendere da coloro che sono rimasti fedeli a Cristo quando la tentazione sarebbe stata di cedere alla cosa più facile» e che «hanno osato credere in un altro avvenire», come in passato è stato il caso della Polonia, le cui radici cristiane «hanno consentito al popolo di resistere davanti alle grandi difficoltà, quando la speranza era minata»: è la riflessione proposta da Papa Francesco alle migliaia di giovani della comunità di Taizé che da oggi al 1° gennaio, a Breslavia, partecipano al quarantaduesimo incontro europeo, quel “pellegrinaggio di fiducia sulla terra” così fortemente voluto dal fondatore, fratel Roger.
In un messaggio a firma del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, il Pontefice incoraggia i giovani a «scoprire insieme quanto il radicamento nella fede vi chiama e vi prepara ad andare verso gli altri, per rispondere alle nuove sfide delle nostre società, in particolare ai pericoli che pesano sulla nostra casa comune». Cercando con molti altri — assicura Francesco — «scoprirete che c’è tanta gioia nel mettersi in cammino, a volte, come Abramo, senza conoscere in anticipo la destinazione. Siate sempre pronti a nuove partenze, a testimoniare il Vangelo e a essere pienamente presenti con le persone che vi circondano, in particolare i più indifesi e infelici».
È la terza volta, dal 1978, che l’incontro europeo è organizzato a Breslavia (Wrocław in polacco), città situata non lontano dal confine con la Germania e la Repubblica Ceca. E in precedenza la Polonia ha accolto quattro volte i giovani di Taizé: nel 1989, poco dopo la caduta del muro di Berlino, e nel 1995 a Breslavia, appunto, poi nel 1999 a Varsavia e nel 2009 a Poznań. «Nel momento in cui la vera costruzione dell’Europa incontra molta resistenza, dove si moltiplicano delle incomprensioni tra i paesi, l’incontro in Polonia permetterà a migliaia di giovani di fare l’esperienza che una fiducia reciproca può essere costruita»: viene spiegato così, dalla comunità di Taizé, il senso di questo quarantaduesimo raduno.
Alla vigilia dell’incontro, il priore, fratel Alois, ha diffuso come consuetudine la lettera dell’anno, intitolata Toujours en route, jamais déracinés, che accompagnerà i ragazzi per tutto il 2020. Il titolo, spiega il priore, «si ispira alla vita di una donna polacca, Urszula Ledóchowska, una santa tra i testimoni di Cristo e una cittadina europea di avanguardia». Trent’anni fa, a fine dicembre 1989, ricorda Alois, «eravamo a Breslavia: la Polonia aveva accolto il primo incontro europeo a est della cortina di ferro. Mentre il muro di Berlino stava cadendo, le menti erano prese dall’entusiasmo della libertà ritrovata. Da allora il mondo è cambiato: sono convinto che la nuova generazione aprirà altri cammini di libertà e di giustizia per il nostro tempo». La lettera del priore contiene cinque proposte, cinque buoni propositi: essere pronti a nuove partenze, essere pienamente presenti accanto a coloro che ci circondano, stare insieme con gli esiliati, collegarsi con il Creato, ancorarsi in se stessi.
Oltre a Papa Francesco hanno inviato il loro messaggio molti altri rappresentanti religiosi. Evocando anch’egli la caduta della cortina di ferro, il patriarca ecumenico Bartolomeo afferma che «la fine della guerra fredda, che alcuni consideravano la fine della storia, ha dato al progetto europeo un nuovo slancio, una nuova energia, di cui oggi siamo gli eredi», invitando poi a «capire bene come la distruzione di questa cicatrice che sfigurava il volto dell’Europa è stata un segno di speranza per tutta una generazione. Il processo di riconciliazione non è stato tuttavia sempre facile — aggiunge Bartolomeo — e c’è certamente una lezione da trarre da questa esperienza per noi cristiani di confessioni diverse che desideriamo contribuire alla ricerca di unità e comunione. Senza dubbio è sulla speranza che ci dobbiamo appoggiare se siamo persuasi di dover attraversare insieme l’indispensabile cammino ecumenico». In un messaggio inviato a nome del patriarca di Mosca, Cirillo, il metropolita Hilarion sottolinea che, «riuniti in questo tempo di Natale», i giovani della comunità di Taizé hanno la possibilità di partecipare a «un evento che ha cambiato per sempre la storia dell’umanità». Purtroppo «oggi il mondo diminuisce sempre di più l’attenzione per questa festa — deplora il presidente del Dipartimento per le relazioni esterne — e il nome di Cristo è sempre più spesso nascosto dietro gli alberi di Natale, le decorazioni, i mercatini e gli acquisti nei negozi. Difendere la propria fede in una società secolarizzata è diventata una sfida di attualità per ogni giovane cristiano».
Dal canto suo il pastore Olav Fykse Tveit, segretario generale del World Council of Churches, esorta i giovani a meditare sull’incarnazione di Dio in Gesù, in occasione del Natale. «Dio sta con noi, soffre con noi, dimora in noi agisce in noi», afferma, «poco importa a che punto stiamo del nostro cammino, non siamo mai sradicati dall’amore di Cristo». Il responsabile spera anche nell’arrivo di «un nuovo giorno, dove i semi della contemplazione e della solidarietà possono animare le energie creatrici di giovani impegnati che lavorano a favore di una vita migliore per tutti in Europa». L’arcivescovo anglicano di York, John Sentamu, chiede invece ai giovani di «essere audaci, strenui e coraggiosi, pronti a rispondere alla chiamata di Cristo, ovunque essa ci porti». Anche il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha inviato un messaggio.
Come tradizione, le migliaia di giovani cattolici, protestanti e ortodossi arrivati in città sono ospitati presso famiglie e parrocchie. Il programma ricalca un canovaccio prestabilito che prevede la preghiera del mattino nella parrocchia ospitante, poi incontri con le persone coinvolte nella vita della comunità locale. Il pomeriggio, dopo la preghiera comune, seguono workshop su temi legati all’impegno sociale, all’arte, alla fede e alla vita interiore. Poi la sera ha luogo la preghiera comune alla Sala del Centenario e nelle parrocchie di Breslavia, accompagnata dalle meditazioni di fratel Alois. Martedì 31 dicembre, alle ore 23, ci sarà nelle parrocchie di accoglienza, in comunione con i popoli che soffrono, la veglia di preghiera per la pace nel mondo, seguita dalla “festa delle nazioni”.

L'Osservatore Romano, 28-29 dicembre 2019