Piccoli numeri grandi responsabilità
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- Creato: 16 Giugno 2015
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Nel discorso di apertura del sinodo della Chiesa grecomelkita, ieri ad Aïn Trez, in Libano, il patriarca Gregorios III Laham, ha parlato soprattutto dell’emigrazione forzata dei cristiani dalla Siria e dal Libano, invitando tuttavia a non lasciarsi prendere dallo sconforto e a battersi per limitarne la portata. Parlando della «preziosa presenza» delle Chiese orientali cattoliche e ortodosse in una regione a stragrande maggioranza musulmana, il patriarca di Antiochia dei GrecoMelkiti ha detto che si tratta di «un piccolo gregge» ma con «una grande responsabilità in questa terra dove è nato e si è espanso il cristianesimo. Siete come il lievito nella pasta», ha osservato, ricordando le numerose opere della Chiesa nei campi educativo, sanitario o assistenziale. «Siete cittadini di questi Paesi e avete perciò il dovere e il diritto di partecipare pienamente alla vita e alla crescita della vostra nazione. Nella regione siete chiamati a essere artigiani di pace, riconciliazione e sviluppo, a promuovere il dialogo, a costruire ponti, secondo lo spirito delle beatitudini, a proclamare il Vangelo della pace, aperti alla collaborazione con le autorità nazionali e internazionali». Laham, citando Papa Francesco, ha detto che «l’ecumenismo del sangue e della comunione noi lo viviamo giorno dopo giorno innanzitutto sul campo, sopportando insieme una crisi quotidiana ma anche lavorando, riunendoci e pubblicando insieme, cattolici e ortodossi, lettere per le nostre Chiese. Senza dimenticare i vertici che riuniscono regolarmente in Libano i responsabili delle comunità cristiane e musulmane in cui tutte le confessioni sono rappresentate». Il patriarca ha poi colto l’occasione per lanciare nuovamente un invito alla fratellanza rivolto ai musulmani e ai cristiani: «Dobbiamo, possiamo e vogliamo restare insieme per costruire insieme un mondo migliore per le nostre future generazioni e il nostro avvenire comune». I lavori del sinodo stanno affrontando le conseguenze della crisi che tocca il Libano, la Siria (al quinto anno di guerra) e l’Iraq, in particolare il grave problema dei rifugiati che pesa enormemente sulle eparchie, specialmente quella di Damasco che ne ha accolto il numero più grande, con un budget mensile fra i 40.000 e i 50.000 dollari. «La nostra riconoscenza — ha sottolineato il patriarca — va a ciascuno di coloro che in queste crisi sono rimasti al nostro fianco esprimendo con azioni concrete la loro solidarietà e prossimità, e particolarmente al nostro caro Libano che ha accolto e continua a ricevere il maggior numero di rifugiati siriani». All’ordine del giorno anche la questione della famiglia, in preparazione al sinodo dei vescovi in programma a ottobre in Vaticano, l’incontro dei giovani greco-melkiti (a settembre) e il congresso dei consacrati.
© Osservatore Romano - 17 giugno 2015