Inclusione rovesciata
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- Creato: 27 Dicembre 2013
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di CRISTIANA DOBNER Si può giungere a una sintesi solo dopo una lunga e ponderata analisi. Il presupposto è una conoscenza capillare che nulla tralasci e tutto sappia collocare. Solo attraverso questo lungo cammino, Sabina Moser, già autrice di saggi weiliani, è giunta, con Il “c re d o ” di Simone Weil ( F i re n z e , Le Lettere, 2013, pagine 148, euro 16,80), a proporre “il credo” di un’autrice che da sempre costringe a pensare. Una sorta di inclusione rovesciata ha abbracciato la breve vita della filosofa francese, un’inclusione però reale perché, se è partita dall’agnosticismo ed è giunta a una professione di fede, non ha perso neppure un frammento di sé grazie a quell’esigenza di pulizia filosofica che pulsava in lei mentre ha potuto cogliere la Bellezza e la rinascita in Cristo. La struttura del saggio, redatto con pacata chiarezza, rivela i nuclei in movimento nel pensiero e nell’esperienza weiliana. Anche quando o, forse soprattutto, si tratti di aderire con tutta se stessa a una Presenza che pure ha sperimentato, Simone sta «sulla soglia della Chiesa» perché urge in lei la trasparenza dei due volti del cristianesimo, mentre la vita spirituale intesa come cammino di verità sembra sobbollire e confrontarsi con dottrine filosofiche, religioni ancestrali, realtà sociali i n d e ro g a b i l i . Il “c re d o ” con i suoi nuclei si viene costruendo in otto capitoli che sono tutti, nella vulcanica mente ed esistenza di Weil, compresenti e solo per soccorso pedagogico distinti e frazionati. Si trapassa quindi da La critica al p e rs o n a l i s m o , al Dio Trinità, da Creazione e decreazionea L’Incarnazione, per toccare La Redenzione che punta al nervo scoperto di I S a c ra m e n t i per raggiungere in conclusione Simone Weil e la Bibbia. Le scansioni, via via, esplicitano senza mezzi termini l’inattualità di alcuni aspetti fondamentali della riflessione weiliana: il concetto di persona o la valutazione complessiva della Scrittura, senza celare la problematicità della scrittrice, morta nel 1943, verso la teologia contemporanea. Simone: operaia, passionaria di ogni causa che coinvolgesse deboli e poveri, combattente ma dentro prigioniera di un Dio che non le dette tregua e l’incalzò in ogni suo passo per donarle libertà vera e duratura. Sempre giocatasi in prima persona con uno sguardo critico alla collettività ma pur sempre rivolta al singolo — perché, afferma, «le collettività non pensano affatto» — allora la strada a un cristianesimo vero, che sia «rinascita alla vita dello Spirito», deve volgersi al discernimento dei valori con un’intelligenza individuale «perché l’intelligenza è specificatamente, rigorosamente individuale». Risuona in queste parole tutta la personalità della giovane ragazza che seppe spendersi per il bene comune della collettività e, salvando totalmente la sua intelligenza, poté scrivere: «Credo in Dio, nella Trinità, nell’Incarnazione, nella Redenzione, nell’Eucaristia, negli insegnamenti dell’Evangelo».
© Osservatore Romano - 27-28 dicembre 2013