Martyrs
Uniti ai martiri cristiani
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- Creato: 11 Novembre 2015
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Comunità cristiane, Chiese, Governi, altre istituzioni, media, persone di buona volontà: è un messaggio a vocazione universale quello dedicato al tema «Discriminazione, persecuzione, martirio: seguire Cristo insieme», diffuso al termine dell’incontro tenuto dal 2 al 4 novembre a Tirana dal Global Christian Forum insieme al Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, pentecostali, evangelici e World Council of Churches. I centoquarantacinque leader religiosi partecipanti lanciano un appello per rafforzare l’unità dei cristiani a sostegno di coloro che soffrono a causa della propria fede. E alla comunità internazionale chiedono, in particolare, di fare di più contro i conflitti in corso e il traffico di armi. Pubblichiamo una nostra traduzione del documento.«Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui» (1 Corinzi, 12, 26). Per la prima volta nella storia moderna del cristianesimo, leader e rappresentanti di alto livello delle diverse tradizioni della Chiesa si sono riuniti per ascoltare le Chiese e i cristiani discriminati e perseguitati nel mondo attuale, imparare da loro ed essere al loro fianco. Questo incontro globale di centoquarantacinque persone si è svolto dal 2 al 4 novembre 2015 a Tirana, in Albania, un Paese definito ateo dalla sua costituzione nel 1967 e che ora ha Chiese fiorenti in un contesto di libertà religiosa, sebbene possa esservi ancora qualche discriminazione. La consultazione, che ha avuto come tema «Discriminazione, persecuzione, martirio: seguire Cristo insieme », è stata indetta dal Global Christian Forum insieme al Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani (della Chiesa cattolica romana), alla Pentecostal World Fellowship, all’Alleanza evangelica mondiale e al Consiglio ecumenico delle Chiese. È stata organizzata in stretta collaborazione con la Chiesa ortodossa autocefala di Albania, la Conferenza episcopale albanese e l’Alleanza evangelica di Albania. Ci siamo riuniti perché la discriminazione, la persecuzione e il martirio fra i cristiani e le persone di altre fedi nel mondo contemporaneo stanno aumentando a causa di una complessa serie di fattori in realtà e contesti differenti. Seguendo Cristo, i cristiani possono essere esposti a ogni forma di persecuzione, sofferenza e martirio, poiché il mondo peccatore è contrario al Vangelo della salvezza. Ma fin dai primordi i cristiani hanno sperimentato la speranza e la realtà della Risurrezione attraverso il cammino della croce. Insieme, seguiamo Cristo perché abbiamo «fame e sete della giustizia» (Matteo , 5, 6) per tutti. Per secoli, la vita della Chiesa è stata una testimonianza costante in due modi: la proclamazione del Vangelo di Cristo e la testimonianza attraverso il sangue versato dai martiri. Il XXI secolo è pieno di storie commoventi di fedeli che hanno pagato la loro devozione a Cristo con la sofferenza, la tortura e la morte. I martiri cristiani ci uniscono in modi quasi inimmaginabili. Riconosciamo che la solidarietà tra le Chiese cristiane è necessaria per rafforzare la testimonianza cristiana dinanzi alla discriminazione, alla persecuzione e al martirio. Nel XXI secolo urge rafforzare la solidarietà fra tutti i cristiani, portando avanti ciò che è stato realizzato con perspicacia e discernimento da questa consultazione. Ci pentiamo di esserci a volte perseguitati gli uni gli altri e di aver perseguitato altre comunità religiose nel corso della storia, e ci chiediamo perdono a vicenda e preghiamo per nuovi modi di seguire Cristo insieme. In comunione con Cristo ci impegniamo: ad ascoltare di più le esperienze dei cristiani, delle Chiese e di tutti coloro che vengono discriminati e perseguitati, e ad approfondire il nostro impegno con le comunità che soffrono; a pregare di più per le Chiese, i cristiani e tutti coloro che subiscono discriminazione e persecuzione, nonché per il cambiamento di quanti discriminano e perseguitano; a farci sentire di più, con rispetto e dignità, con voce chiara e forte insieme, nel nome di coloro che stanno soffrendo; a fare di più nell’intesa reciproca di trovare modi efficaci di solidarietà e di sostegno alla guarigione, alla riconciliazione, e per la libertà di religione di tutte le persone oppresse e perseguitate. Ascoltando l’esperienza di quanti vivono tempi difficili, pregando e discernendo insieme modi per seguire Cristo in quelle dure realtà, la consultazione esorta: tutti i cristiani a includere in modo più evidente nelle loro preghiere quotidiane coloro che vengono discriminati, perseguitati e che soffrono per il compimento del Regno di Dio; tutte le organizzazioni cristiane a livello regionale, nazionale e locale delle diverse tradizioni a imparare, pregare e lavorare insieme nelle loro zone per i perseguitati, al fine di assicurare che ricevano un sostegno migliore; tutte le Chiese a impegnarsi di più nel dialogo e nella cooperazione con altre comunità di fede e a essere «prudenti come i serpenti e semplici come le colombe» (Matteo , 10, 16), rimanendo vigili, attente e impavide dinanzi alla discriminazione e alla persecuzione; tutti i persecutori che discriminano e opprimono i cristiani e violano i diritti umani a cessare questi abusi e ad affermare il diritto di tutti gli esseri umani alla vita e alla dignità; tutti i governi a rispettare e proteggere la libertà di religione e di credo di tutte le persone come diritto umano fondamentale. Ci appelliamo anche ai governi e alle organizzazioni internazionali affinché rispettino e proteggano i cristiani e tutte le altre persone di buona volontà contro le minacce e la violenza perpetrata nel nome della religione. Inoltre, chiediamo loro di operare per la pace e la riconciliazione, di cercare la risoluzione dei conflitti in corso e di porre fine al flusso di armi, specialmente verso quanti violano i diritti umani. Facciamo appello a tutti i media affinché riferiscano in modo adeguato e imparziale le violazioni della libertà di religione, compresa la discriminazione e la persecuzione dei cristiani e di altre comunità di fede; a tutte le istituzioni educative affinché sviluppino opportunità e strumenti per formare, i giovani in particolare, ai diritti umani, alla tolleranza religiosa, alla guarigione dei ricordi e delle ostilità del passato e ai mezzi pacifici per la risoluzione dei conflitti e la riconciliazione; a tutte le persone di buona volontà affinché operino per la giustizia, la pace e lo sviluppo, sapendo che la povertà e la mancanza di rispetto per la dignità umana sono fattori importanti che contribuiscono alla violenza. Raccomandiamo che il Global Christian Forum valuti entro i prossimi due anni il lavoro di questo evento e riferisca a tutti e quattro gli organismi perché possano andare avanti. Che Dio Padre, che per sua grazia ci ha creati uguali, rafforzi i nostri sforzi per superare ogni forma di discriminazione e persecuzione. Che il suo Spirito Santo ci guidi nella solidarietà con tutti coloro che cercano pace e riconciliazione. Che egli guarisca le ferite dei perseguitati e ci conceda speranza mentre attendiamo la gloriosa venuta di nostro Signore Gesù Cristo, che farà nuove tutte le cose.
© Osservatore Romano - 12 novembre 2015