Pace per l’Ucraina · All’Angelus il Papa ricorda l’anniversario dell’Holodomor affinché queste tragedie non si ripetano ·
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- Creato: 26 Novembre 2018
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Una preghiera per l’Ucraina «e per la pace tanto desiderata» è stata chiesta da Papa Francesco ai venticinquemila fedeli presenti in piazza San Pietro a mezzogiorno di domenica 25 novembre per la recita dell’Angelus.
Ricordando la commemorazione — avvenuta il giorno precedente nel «caro Paese» dell’Europa orientale — dell’anniversario dell’Holodomor, la «terribile carestia provocata dal regime sovietico che causò milioni di vittime», il Pontefice ha evidenziato che «l’immagine è dolorosa», quindi ha auspicato che «la ferita del passato sia un appello per tutti perché tali tragedie non si ripetano mai più».
Prima della preghiera mariana, il Pontefice ha commentato il brano evangelico di Giovanni (18, 33b-37) dell’ultima domenica dell’anno liturgico, in cui si celebra la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo. Essa, ha detto, «ricorda che la vita del creato non avanza a caso, ma procede verso una meta finale: la manifestazione definitiva di Cristo, Signore della storia e di tutto il creato».
La scena è quella del drammatico colloquio tra Pilato e Gesù dopo il suo arresto nel Getsemani. E in quel dialogo, ha evidenziato il Papa, Cristo «vuole far capire che al di sopra del potere politico ce n’è un altro molto più grande, che non si consegue con mezzi umani». Del resto, «lui è venuto sulla terra per esercitare questo potere, che è l’amore, rendendo testimonianza alla verità». Quella «verità divina che in definitiva è il messaggio essenziale del Vangelo: “Dio è amore” e vuole stabilire nel mondo il suo regno di amore, di giustizia e di pace». Anche perché, ha osservato Francesco, «la storia ci insegna che i regni fondati sul potere delle armi e sulla prevaricazione sono fragili e prima o poi crollano. Ma il regno di Dio si radica nei cuori, conferendo a chi lo accoglie pace, libertà e pienezza di vita». Con un ultimo ammonimento: non dimenticare che tale regno «non è di questo mondo. Egli potrà dare un senso nuovo alla nostra vita — ha spiegato il Pontefice — a volte messa a dura prova anche dai nostri sbagli e dai nostri peccati, soltanto a condizione che noi non seguiamo le logiche del mondo e dei suoi “re”».