Si terrà nel 2016 a Istanbul il sinodo panortodosso
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- Creato: 10 Marzo 2014
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ISTANBUL, 10. Il «sacro e grande sinodo panortodosso» si svolgerà nel 2016 a Istanbul presso la cattedrale di Sant’Irene. Nel tempo che separa le Chiese ortodosse dal raduno una Commissione preparatoria — composta da un vescovo per ogni Chiesa — inizierà i lavori di studio necessari per portare avanti «in maniera fruttuosa» l’incontro. Lo stesso gruppo avrà poi la funzione di segretariato durante i lavori. È quanto è stato deciso dalla Sinaxis, composta dai capi delle Chiese ortodosse, riunitosi a Istanbul su iniziativa del patriarca ecumenico Bartolomeo arcivescovo di Costantinopoli. Prima di questo incontro panortodosso convocato per discutere della situazione del Medio oriente e dell’Ucraina, lo stesso patriarca di Costantinopoli e il patriarca di Mosca e di tutta la Russia, Cirillo, avevano avuto un lungo colloquio privato. Nel futuro “grande concilio” i patriarchi ortodossi dovranno stabilire alcune questioni chiave, prima fra tutte quella riguardante l’ordine di primato tra le varie Chiese ortodosse. Secondo quanto trapelato, al grande sinodo delle Chiese ortodosse dovrebbero partecipare fino a venti vescovi per ogni Chiesa. Inoltre nel corso delle votazioni finali ogni Chiesa avrà un singolo voto a disposizione e le decisioni dovrebbero essere prese attraverso il consenso unanime dei presenti. I lavori della sinassi si sono svolti al Fanar sotto la presidenza del metropolita di Pergamo Ioannis Zizioulas e con la partecipazione di rappresentanti di quindici Chiese ortodosse di tutto il mondo. Molto importante è stata chiaramente la partecipazione ai lavori del patriarca di Mosca Durante l’incontro a Istanbul, oltre a stabilire la data del sinodo panortodosso, sono stati trattati altri temi, fra i quali lo stato del dialogo ecumenico con la Chiesa cattolica, la situazione dei cristiani nel Medio oriente, la povertà nel mondo e altre questioni di natura metodologica. Il sinodo panortodosso, aveva detto nel suo intervento il metropolita Hilarion, capo del Dipartimento per le Relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, «si sta preparando ormai da cinquant’anni e molti di noi si chiedono quanto potrebbe durare ancora questo processo. Dobbiamo abbreviare i tempi per la preparazione e creare un meccanismo che stabilisce il giorno e le regole per il concilio e definisce chi parteciperà e come saranno presentate le diverse Chiese. Un’altra questione importante è chi prenderà le decisioni e in che modo». L’esortazione del Patriarcato di Mosca è stata dunque accolta pienamente. Secondo Hilarion, il tema che sta più a cuore al mondo ortodosso riguarda però attualmente la condizione dei cristiani in Medio oriente, alle prese con difficoltà che stanno seriamente minacciando la loro sopravvivenza e la loro presenza nella regione. Dopo la “primavera araba” e lo sconvolgimento dei regimi esistenti, secondo Hilarion, è cominciata una fase di grande confusione. E con il disordine «hanno preso il sopravvento le “forze estremiste” e gli attacchi contro i cristiani, con rapimenti di sacerdoti, vescovi, suore e la distruzione di chiese. Tutta questa tragedia si sta svolgendo sotto i nostri occhi. È spesso passata sotto silenzio dai media. E noi — ha proseguito — in quanto rappresentanti delle Chiese ortodosse locali, dobbiamo fare tutto il possibile per attirare l’attenzione della comunità mondiale su questa situazione, affermare la nostra solidarietà con i nostri fratelli e sorelle perseguitati affinché il genocidio dei cristiani in Medio oriente si fermi e coloro che sono stati rapiti tornino in libertà e coloro che invece hanno dovuto abbandonare le proprie case possano ritornarci». Particolare solidarietà è stata espressa dal Patriarcato di Mosca alla Chiesa di Antiochia: è stata chiesta in particolare la liberazione dei due vescovi rapiti lo scorso anno che «tutti noi conosciamo molto bene e per i quali preghiamo».
© Osservatore Romano - 10-11 marzo 2014