In Ucraina c’è bisogno di solidarietà

Sviatoslav Shevchuk-5KIEV, 25. Un forte appello alla comunità internazionale affinché si adoperi al più presto ad aiutare l’Ucraina è stato lanciato dall’a rc i v e -scovo maggiore di Kyiv-Halyč degli Ucraini, Sviatoslav Shevchuk, durante una conferenza stampa tenutasi martedì mattina nella sede della Radio Vaticana. «In questo momento — ha detto l’arcivescovo Shevchuk — abbiamo bisogno di solidarietà, non solo umana ma anche diplomatica. L’Europa non deve difendersi ed avere paura degli ucraini respingendoli alle frontiere, poiché i nostri giovani stanno costruendo in Ucraina l’Europa » .
Monsignor Shevchuk, che lunedì sera ha preso parte nella basilica di Santa Maria in Trastevere alla veglia di preghiera per la pace, la giustizia e la dignità umana promossa dalla Comunità di Sant’Egidio, ha sottolineato il ruolo determinante svolto dalle Chiese nel Paese. «Le manifestazioni pacifiche, iniziate lo scorso dicembre, sono state caratterizzate da un’unità di intenti. Tutte le Chiese sono riuscite ad abbattere ogni tipo di divisione confessionale. Tutti abbiamo detto e fatto le stesse cose. Siamo stati ispirati dallo stesso Spirito. Le Chiese in Ucraina hanno svolto un ruolo importante: quello di mediatori di pace. Hanno protetto con il loro mantello tutti coloro che chiedevano aiuto, come fa una madre con i propri figli». «Il popolo — ha ricordato il presule — era sceso in piazza per chiedere libertà e democrazia. I violenti scontri sono stati provocati dall’uso sproporzionato della forza da parte della polizia. Non ce n’era bisogno». L’arcivescovo Shevchuk ha poi sottolineato il significato della presenza religiosa in piazza Maidan: una presenza «ricca di sani valori». «Le nostre giornate di protesta — ha ricordato — iniziavano sempre con una preghiera ecumenica e interreligiosa e una celebrazione liturgica. Nella piazza c’erano dei camper all’interno dei quali ci si poteva confessare e la fila delle persone in attesa era lunga. Prima dei violenti scontri degli ultimi giorni, che hanno provocato oltre un centinaio di vittime, in piazza si respirava un clima di gioia e di voglia di libertà». L’arcivescovo maggiore di KyivHalyč degli Ucraini ha sottolineato poi che adesso è iniziato un processo di guarigione nel quale la Chiesa è in prima fila per portare soccorso ai sofferenti. «Durante gli scontri i feriti civili evitavano di farsi curare negli ospedali statali per paura di essere incarcerati. A quel punto abbiamo costituito una rete clandestina volontaria per curare i feriti. Le nostre chiese, le nostre cattedrali di Kiev sono diventate ospedali e sale op eratorie». Quello avvenuto la scorsa settimana nella capitale «è stato uno spargimento di sangue — ha proseguito il presule — che doveva essere evitato perché milioni di nostri fedeli e di altri cittadini ucraini per quasi tre mesi hanno chiesto pacificamente di vivere con dignità». Infine, monsignor Shevchuk ha espressamente ringraziato tutti quei Paesi, come Lituania, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, che hanno offerto il loro aiuto. «Anche l’Italia — ha detto — può aiutarci. Tutti dovrebbero darci una mano perché quello che è successo da noi potrebbe capitare a un altro Paese europ eo». A sostegno dell’Ucraina, la Conferenza episcopale polacca ha lanciato un forte appello a manifestare solidarietà in questo momento particolarmente difficile. In ricordo di tutte le vittime, i vescovi polacchi — informa l’ufficio stampa della Conferenza episcopale — hanno incoraggiato i fedeli a pregare per l’Ucraina nelle intenzioni delle sante messe e hanno annunciato una Giornata nazionale di preghiera e digiuno il 28 febbraio prossimo. «Chiediamo al Buon Dio — scrivono i presuli nel comunicato diffuso dall’agenzia Zenit — che questa chiamata alla preghiera di solidarietà porti ad una soluzione pacifica di questo drammatico conflitto. Ci raccogliamo in un fraterno abbraccio in memoria di tutte le vittime e alle loro famiglie e vogliamo esprimere sentite parole di vicinanza e di preghiera». Intanto in questi giorni la Caritas in Ucraina si è già attivata per prestare soccorso e dare sostegno alle famiglie delle vittime, avviando una prima distribuzione di beni di prima necessità e materiale sanitario, anche grazie alla mobilitazione volontaria delle comunità locali. Sono stati promossi anche dei momenti di preghiera facendo appello ai fedeli di tutte le religioni. Inoltre, si sta predisponendo un progetto nel lungo periodo per il sostegno psicologico alle famiglie delle vittime e per la riabilitazione psico-fisica delle persone rimaste gravemente ferite. Al contempo è stato avviato un primo piano di emergenza, mettendo a disposizione delle Caritas locali risorse che via via giungono da tutte le Caritas in Europa e nel mondo. Si è infatti immediatamente costituito un gruppo di lavoro che vede coinvolte diverse Caritas nazionali europee, inclusa quella italiana, da anni impegnate sul territorio con programmi di sostegno alla popolazione.

© Osservatore Romano - 26 febbraio 2014