“L’Isis ci ha dato tre scelte: convertirci, fuggire o morire”

LAPRESSE 20180309113808 25914404 1 1679x1080La tradizione racconta che nella piana di Ninive, fu san Tommaso a portare per primo il Vangelo. E i cristiani che vivono in Iraq si sentono ancora oggi figli di quella testimonianza. Per circa duemila anni, i seguaci di Cristo hanno potuto vivere in quelle terre.

Una storia non facile, fatta di discriminazioni, di persecuzioni, di senso di alienazione rispetto a tutti i governi che si sono succeduti. Ma sono riusciti a sopravvivere, come uomini e come appartenenti a una delle comunità cristiane più antiche del mondo.

Ma negli ultimi anni, la certezza di poter vivere in pace sulla terra dei loro padri, quei cristiani non ce l’hanno più. Non ce l’avevano già prima che l’Isis innalzasse le sue bandiere e non ce l’hanno avuta, ovviamente, con l’arrivo del Califfato. Lo Stato islamico, dalla sua ascesa alla sua caduta, ha prodotto un trauma probabilmente inguaribile. E tornare alla vita di tutti  i giorni, anche oggi che esiste di nuovo uno Stato, sembra più un sogno che una realtà tangibile.

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