Le cicatrici dei cattolici orientali
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- Creato: 19 Agosto 2017
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Sempre più spesso per questo i cristiani orientali intraprendono la via dell’esilio, spopolando la Terra Santa e gli altri luoghi dove il cristianesimo ha iniziato la sua espansione.
Piccoli e grandi problemi nelle temperie della storia talvolta sembrano sommarsi, creando un clima pesante fatto di incomprensioni e delusioni. Lo stanno sperimentando sulla loro pelle i fedeli orientali della Chiesa Cattolica, che in molti paesi del Medio Oriente (in particolare in Siria, a Gaza e in Iraq) si sentono stretti nella morsa dell’Islam fondamentalista e delle guerre che ha generato nell’area). Sempre più spesso per questo i cristiani orientali intraprendono la via amara dell’esilio, spopolando la Terra Santa e gli altri luoghi dove il cristianesimo ha iniziato la sua formidabile espansione, per spostarsi nei territori della Chiesa latina (Italia compresa), dove però faticano non poco a mantenere le proprie tradizioni liturgiche (anche per mancanza di clero orientale, composto in gran parte da preti sposati che nelle diocesi latine, specialmente da noi e in Polonia) sono malvisti .
Ma feriti si sentono anche i fedeli e il clero della più grande (quanto a dimensione) delle chiese di rito orientali in comunione con Roma: quella dell’Ucraina, largamente maggioritaria nel suo territorio. Il conflitto nel Donbas essi lo avvertono come un attacco alla integrità della loro patria, faticosamente riconquistata dopo la dittature sovietica. Ma la Santa Sede deve guardare, con la sua azione diplomatica, alla causa complessiva della pace e non può mettere Putin sul banco degli imputati, in quanto per molti versi oggi il Cremlino certamente svolge un’azione positiva a livello internazionale. Il segretario di Stato Pietro Parolin, che la prossima settimana sarà a Mosca per incontrare al Cremlino il patriarca Kirill ma anche il presidente Putin, si accinge quindi a una difficile missione nella quale non potrà tacere le ragioni degli “Uniati” ma nemmeno potrà gridarle, come essi vorrebbero. Così si sentono - ma solo in parte ciò è giustificato - sacrificati sull’altare delle real politik al pari ad esempio dei cattolici clandestini della Cina e come questi ultimi faticano a comprendere i cambiamenti positivi che invece deriveranno alla causa della pace dal superamento voluto da Francesco delle antiche barricate contrapposte.
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t/2017-08-18/