Reciprocità nei rapporti tra cristiani e musulmani
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- Creato: 26 Marzo 2009
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I cristiani dovrebbero poter avere i propri luoghi di culto nei Paesi a maggioranza musulmana, così come i fedeli dell'islam hanno il diritto di pregare in moschee nelle nazioni a maggioranza cristiana. Ha sintetizzato in questi termini il "principio della reciprocità" il cardinale Jean-Louis Tauran, aprendo stamane, 26 marzo, alla Pontificia Università della Santa Croce, il convegno internazionale di due giorni sul tema "libertà religiosa e diritti umani".
Richiamando in un contesto molto preciso - l'Arabia Saudita - l'assenza dei luoghi di culto cristiani, il porporato ha auspicato che la Chiesa precisi l'autentico senso della nozione di reciprocità nell'ambito del dialogo tra le religioni e "indichi norme chiare che sanciscano con precisione gli ambiti di applicabilità di tale principio, i limiti invalicabili da salvaguardare nei Paesi di tradizione musulmana, nonché le strade da percorrere laddove i cattolici soffrono ingiustificate situazioni di difficoltà". Secondo il porporato, nel magistero di Benedetto XVI possono essere indicati tre aspetti caratteristici: continuità con le indicazioni dei predecessori; maggiore insistenza sulla necessità della reciprocità, in particolare in relazione ai rapporti tra Chiesa e islam; correlazione tra il tema della reciprocità e quello della mutua comprensione, includendo anche questioni chiave come il problema della libertà religiosa.
Ciò appare evidente nei discorsi pronunciati in occasione di alcuni viaggi, che costituiscono la fonte principale a cui attingere. In relazione al rapporto tra Chiesa e islam, l'attuale Pontefice insiste sulla necessità di una vera reciprocità, strettamente legata all'esigenza di un maggior rispetto tra le parti. Di "rispetto reciproco" il Papa ha parlato ai rappresentanti della comunità musulmana a Colonia il 20 agosto 2005 con un energico richiamo: "Cari amici - ha detto - sono profondamente convinto che dobbiamo affermare, senza cedimenti alle pressioni negative dell'ambiente, i valori del rispetto reciproco, della solidarietà e della pace. La vita di ogni essere umano è sacra sia per i cristiani che per i musulmani. Abbiamo un grande spazio di azione in cui sentirci uniti al servizio dei fondamentali valori morali. La dignità della persona e la difesa dei diritti che da tale dignità scaturiscono devono costituire lo scopo di ogni progetto sociale e di ogni sforzo posto in essere per attuarlo".
Significativo anche il discorso del Pontefice in occasione della presentazione delle lettere credenziali del nuovo ambasciatore del Marocco presso la Santa Sede, il 20 febbraio 2006. Dopo aver affermato che la pace tra i popoli e tra le persone suppone che le religioni e i loro simboli siano rispettati, ha ricordato che l'intolleranza e la violenza non possono mai giustificarsi come risposte alle offese. "L'unica via che può condurre alla pace e alla fraternità - ha spiegato - è quella del rispetto delle convinzioni e delle pratiche religiose altrui, affinché, in maniera reciproca, in tutta la società, sia realmente assicurato per ciascuno l'esercizio della religione liberamente scelta".
Un'altra affermazione in tal senso il presidente del dicastero per il dialogo tra le religioni la rinviene nell'allocuzione di Papa Ratzinger alla plenaria del Pontificio Consiglio per la Pastorale dei migranti e degli itineranti, il 15 maggio 2006: "Sempre più si avverte l'importanza della reciprocità nel dialogo, reciprocità che l'istruzione Erga migrantes charitas Christi definisce giustamente come un principio di grande importanza. Si tratta di una "relazione fondata sul rispetto reciproco e prima ancora di un atteggiamento del cuore e dello spirito" (n. 64)".
Il tema della reciprocità è ritornato poi nel discorso tenuto a Castel Gandolfo davanti agli ambasciatori dei Paesi a maggioranza musulmana il successivo 25 settembre: "Auspico che i rapporti ispirati a fiducia, che si sono instaurati da diversi anni, non solo proseguano, ma si sviluppino in uno spirito di dialogo sincero e rispettoso, fondato su una conoscenza reciproca sempre più autentica". Le affermazioni di Castel Gandolfo sono state riproposte alla fine dell'anno nel viaggio in Turchia. Parlando al Corpo diplomatico accreditato in quella nazione il Papa ha invitato le diverse religioni a conoscersi meglio e a rispettarsi reciprocamente, asserendo: "Il nostro mondo deve prendere coscienza sempre più del fatto che tutti gli uomini sono profondamente solidali e invitarli a porre in risalto le loro differenze storiche e culturali non per scontrarsi ma per rispettarsi reciprocamente".
Il tema della reciprocità è stato evocato anche in alcuni passi del discorso indirizzato ai rappresentanti di altre religioni a New York, il 17 aprile 2008. Lodando le iniziative di carattere interreligioso portate avanti dai cattolici americani, Benedetto XVI ha chiesto di rafforzare la comprensione reciproca dicendosi convinto che il dialogo nel reciproco rispetto delle differenze è un modo per servire la società.
Venendo agli interventi più recenti, è di particolare interesse il discorso alla Conferenza episcopale francese, del 14 settembre 2008, durante il viaggio a Lourdes. "La costruzione di ponti tra le grandi tradizioni ecclesiali cristiane e il dialogo con le altre tradizioni religiose - ha detto - esigono un reale impegno di conoscenza reciproca perché l'ignoranza distrugge più che costruisce".
Per completare il quadro il porporato ha anche accennato a interventi non papali, come quello del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, in occasione di un convegno su "La libertà religiosa pietra miliare della nuova Europa", tenutosi a Varese il 19 ottobre 2007; quello dell'allora patriarca latino di Gerusalemme, Michel Sabbah, nella lettera pastorale del 10 marzo 2008, in cui mostrava la difficoltà pratica dell'attuazione del principio della reciprocità; e soprattutto quello del recente Sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio, che ha toccato il tema nella proposizione 53.
Dalla lettura del relatore - che ha anche offerto una panoramica storica accennando al Concilio e agli interventi dei Papi Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II, mettendo in luce gli elementi di continuità - appare comunque evidente che il recente magistero della Chiesa non fornisce una trattazione sistematica del principio di reciprocità. "La frammentarietà - ha detto - è una nota distintiva sia degli interventi di epoca conciliare che dopo lo stesso Concilio". Tuttavia "si può notare una tendenza crescente di correlare il tema all'ambito del dialogo interreligioso con particolare riferimento alle relazioni islamo-cristiane". Per questo, preso atto del fatto che Benedetto XVI ha parlato di "principio di reciprocità" - "ed è senz'altro un progresso" ha commentato - a tutt'oggi non si dispone di un'illustrazione approfondita di tale principio, né di indicazioni concrete per una sua applicabilità nell'ambito delle libertà fondamentali e in particolare in quello della libertà religiosa. Tanto che "quando si parla di reciprocità - è stata la conclusione - non si va al di là del significato e del contenuto della regola d'oro: "Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te"".
All'incontro di piazza di sant'Apollinare, promosso dalla Facoltà di diritto canonico dell'università, la seconda giornata dei lavori, venerdì 27, si apre con la riflessione del cardinale Péter Erdo, arcivescovo di Esztergom-Budapest, su "libertà, assistenza religiosa e reciprocità fra confessioni cristiane". Particolarmente atteso anche un intervento sul Libano, come "modello di libertà e reciprocità fra le religioni".
(©L'Osservatore Romano - 27 marzo 2009)
Richiamando in un contesto molto preciso - l'Arabia Saudita - l'assenza dei luoghi di culto cristiani, il porporato ha auspicato che la Chiesa precisi l'autentico senso della nozione di reciprocità nell'ambito del dialogo tra le religioni e "indichi norme chiare che sanciscano con precisione gli ambiti di applicabilità di tale principio, i limiti invalicabili da salvaguardare nei Paesi di tradizione musulmana, nonché le strade da percorrere laddove i cattolici soffrono ingiustificate situazioni di difficoltà". Secondo il porporato, nel magistero di Benedetto XVI possono essere indicati tre aspetti caratteristici: continuità con le indicazioni dei predecessori; maggiore insistenza sulla necessità della reciprocità, in particolare in relazione ai rapporti tra Chiesa e islam; correlazione tra il tema della reciprocità e quello della mutua comprensione, includendo anche questioni chiave come il problema della libertà religiosa.
Ciò appare evidente nei discorsi pronunciati in occasione di alcuni viaggi, che costituiscono la fonte principale a cui attingere. In relazione al rapporto tra Chiesa e islam, l'attuale Pontefice insiste sulla necessità di una vera reciprocità, strettamente legata all'esigenza di un maggior rispetto tra le parti. Di "rispetto reciproco" il Papa ha parlato ai rappresentanti della comunità musulmana a Colonia il 20 agosto 2005 con un energico richiamo: "Cari amici - ha detto - sono profondamente convinto che dobbiamo affermare, senza cedimenti alle pressioni negative dell'ambiente, i valori del rispetto reciproco, della solidarietà e della pace. La vita di ogni essere umano è sacra sia per i cristiani che per i musulmani. Abbiamo un grande spazio di azione in cui sentirci uniti al servizio dei fondamentali valori morali. La dignità della persona e la difesa dei diritti che da tale dignità scaturiscono devono costituire lo scopo di ogni progetto sociale e di ogni sforzo posto in essere per attuarlo".
Significativo anche il discorso del Pontefice in occasione della presentazione delle lettere credenziali del nuovo ambasciatore del Marocco presso la Santa Sede, il 20 febbraio 2006. Dopo aver affermato che la pace tra i popoli e tra le persone suppone che le religioni e i loro simboli siano rispettati, ha ricordato che l'intolleranza e la violenza non possono mai giustificarsi come risposte alle offese. "L'unica via che può condurre alla pace e alla fraternità - ha spiegato - è quella del rispetto delle convinzioni e delle pratiche religiose altrui, affinché, in maniera reciproca, in tutta la società, sia realmente assicurato per ciascuno l'esercizio della religione liberamente scelta".
Un'altra affermazione in tal senso il presidente del dicastero per il dialogo tra le religioni la rinviene nell'allocuzione di Papa Ratzinger alla plenaria del Pontificio Consiglio per la Pastorale dei migranti e degli itineranti, il 15 maggio 2006: "Sempre più si avverte l'importanza della reciprocità nel dialogo, reciprocità che l'istruzione Erga migrantes charitas Christi definisce giustamente come un principio di grande importanza. Si tratta di una "relazione fondata sul rispetto reciproco e prima ancora di un atteggiamento del cuore e dello spirito" (n. 64)".
Il tema della reciprocità è ritornato poi nel discorso tenuto a Castel Gandolfo davanti agli ambasciatori dei Paesi a maggioranza musulmana il successivo 25 settembre: "Auspico che i rapporti ispirati a fiducia, che si sono instaurati da diversi anni, non solo proseguano, ma si sviluppino in uno spirito di dialogo sincero e rispettoso, fondato su una conoscenza reciproca sempre più autentica". Le affermazioni di Castel Gandolfo sono state riproposte alla fine dell'anno nel viaggio in Turchia. Parlando al Corpo diplomatico accreditato in quella nazione il Papa ha invitato le diverse religioni a conoscersi meglio e a rispettarsi reciprocamente, asserendo: "Il nostro mondo deve prendere coscienza sempre più del fatto che tutti gli uomini sono profondamente solidali e invitarli a porre in risalto le loro differenze storiche e culturali non per scontrarsi ma per rispettarsi reciprocamente".
Il tema della reciprocità è stato evocato anche in alcuni passi del discorso indirizzato ai rappresentanti di altre religioni a New York, il 17 aprile 2008. Lodando le iniziative di carattere interreligioso portate avanti dai cattolici americani, Benedetto XVI ha chiesto di rafforzare la comprensione reciproca dicendosi convinto che il dialogo nel reciproco rispetto delle differenze è un modo per servire la società.
Venendo agli interventi più recenti, è di particolare interesse il discorso alla Conferenza episcopale francese, del 14 settembre 2008, durante il viaggio a Lourdes. "La costruzione di ponti tra le grandi tradizioni ecclesiali cristiane e il dialogo con le altre tradizioni religiose - ha detto - esigono un reale impegno di conoscenza reciproca perché l'ignoranza distrugge più che costruisce".
Per completare il quadro il porporato ha anche accennato a interventi non papali, come quello del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, in occasione di un convegno su "La libertà religiosa pietra miliare della nuova Europa", tenutosi a Varese il 19 ottobre 2007; quello dell'allora patriarca latino di Gerusalemme, Michel Sabbah, nella lettera pastorale del 10 marzo 2008, in cui mostrava la difficoltà pratica dell'attuazione del principio della reciprocità; e soprattutto quello del recente Sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio, che ha toccato il tema nella proposizione 53.
Dalla lettura del relatore - che ha anche offerto una panoramica storica accennando al Concilio e agli interventi dei Papi Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II, mettendo in luce gli elementi di continuità - appare comunque evidente che il recente magistero della Chiesa non fornisce una trattazione sistematica del principio di reciprocità. "La frammentarietà - ha detto - è una nota distintiva sia degli interventi di epoca conciliare che dopo lo stesso Concilio". Tuttavia "si può notare una tendenza crescente di correlare il tema all'ambito del dialogo interreligioso con particolare riferimento alle relazioni islamo-cristiane". Per questo, preso atto del fatto che Benedetto XVI ha parlato di "principio di reciprocità" - "ed è senz'altro un progresso" ha commentato - a tutt'oggi non si dispone di un'illustrazione approfondita di tale principio, né di indicazioni concrete per una sua applicabilità nell'ambito delle libertà fondamentali e in particolare in quello della libertà religiosa. Tanto che "quando si parla di reciprocità - è stata la conclusione - non si va al di là del significato e del contenuto della regola d'oro: "Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te"".
All'incontro di piazza di sant'Apollinare, promosso dalla Facoltà di diritto canonico dell'università, la seconda giornata dei lavori, venerdì 27, si apre con la riflessione del cardinale Péter Erdo, arcivescovo di Esztergom-Budapest, su "libertà, assistenza religiosa e reciprocità fra confessioni cristiane". Particolarmente atteso anche un intervento sul Libano, come "modello di libertà e reciprocità fra le religioni".
(©L'Osservatore Romano - 27 marzo 2009)