A Grottaferrata incontro sacerdotale promosso dalla Congregazione per le Chiese orientali
- Dettagli
- Creato: 08 Marzo 2014
- Hits: 1090
Con una corale preghiera per la pace in Ucraina, in Siria — in particolare per i vescovi, i sacerdoti e le religiose rapite — e per tutte le Chiese e i cristiani perseguitati a causa della loro fede, si è concluso giovedì sera, 7 marzo, nel monastero esarchico di Grottaferrata, il ritiro spirituale dei sacerdoti della Congregazione per le Chiese orientali e dei loro confratelli orientali impegnati nella Curia romana. Accolti dall’amministratore apostolico ad nutum Sanctae Sedis, il vescovo Marcello Semeraro, e dall’egumeno, l’abate Michael Van Parys, i sacerdoti — accompagnati dal cardinale prefetto del dicastero Leonardo Sandri e dal sotto-segretario monsignor Maurizio Malvestiti — si sono raccolti in preghiera per la recita dei vespri. Nel suo saluto il cardinale Sandri ha sottolineato l’importanza dell’incontro, che per la prima volta vede riuniti a Grottaferrata sacerdoti orientali del dicastero e della Curia (in servizio nella Segreteria di Stato, nelle Congregazioni per la dottrina della fede, per il culto divino, per le cause dei santi, del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, del Sinodo dei vescovi e della Rota romana). Il Porporato ha poi richiamato la lettera di Papa Francesco per la Quaresima, nella quale «si chiede allo Spirito Santo — ha ricordato — di sostenerci nei propositi onde rafforzare in noi l’attenzione e la responsabilità per ricevere il dono della misericordia e diventarne operatori. Potrebbe essere già questa la finalità del nostro ritiro. Ma l’invito alla responsabilità mi ha riportato col pensiero al discorso che il Santo Padre ha tenuto in occasione degli auguri natalizi, in cui ha descritto il profilo di quanti lavorano nella Curia romana indicando due note: la professionalità, che significa competenza, studio, aggiornamento; e il servizio al Papa e ai Vescovi, alla Chiesa universale e alle Chiese particolari». Dunque «le finalità del nostro ritiro — ha aggiunto — si impreziosiscono proponendoci la professionalità e il servizio. C’è poi il terzo imperativo sottolineato in quel discorso ed è la santità della vita, appena evocata. Papa Francesco così si espresse: “Sappiamo bene che questa è la più importante nella gerarchia dei valori. In effetti, è alla base anche della qualità del lavoro, del servizio. E vorrei direi qui che nella Curia romana ci sono stati e ci sono santi. L’ho detto pubblicamente più di una volta, per ringraziare il Signore. Santità significa vita immersa nello Spirito, apertura del cuore a Dio, preghiera costante, umiltà profonda, carità fraterna nei rapporti con i colleghi. Significa anche apostolato, servizio pastorale discreto, fedele, portato avanti con zelo a contatto diretto con il popolo di D io». Sottolineando poi la presenza di tanti sacerdoti di diverse tradizioni rituali (latini, maroniti, copti, caldei, siro-malabaresi, greco-cattolici) il cardinale ha voluto esprimere la sua «gratitudine per la loro partecipazione al ritiro e per il ministero di ciascuno che si fa ora preghiera». Da questa esperienza, ha assicurato, «trarrà senz’altro vantaggio la collaborazione che abbiamo l’onore e la responsabilità di offrire al vescovo di Roma nel servizio petrino alla Chiesa universale. Anche perché — ha detto ancora — vicendevolmente potremo sostenerci nel perseguire quanto il Papa ci ha chiesto: professionalità, servizio, santità». Quindi ha chiesto di pregare «per la pace per tutto l’Oriente, dalla Terra Santa all’Egitto, dalla Siria alla Ucraina. Sentano la nostra vicinanza in particolare i vescovi, i sacerdoti e le religiose che in Siria sono da lungo tempo nelle mani dei rapitori». Dopo la preghiera dei vespri secondo la tradizione orientale, ha dettato la meditazione padre Van Parys, con ampi riferimenti alle tradizioni dell’oriente cristiano, attorno a due espressioni evangeliche: sforzarci sulla parola del Signore di considerare noi stessi «servi inutili» per poter essere da lui chiamati «amici». La preghiera, specie quella basata sull’esempio dei monaci dell’antichità cristiana, ha detto tra l’altro, consente di realizzare questo programma spirituale solo se è prolungata e costante. Bisogna dunque «pregare sempre» come chiede il Va n g e l o . Alla meditazione ha fatto seguito la preghiera personale e la visita alla biblioteca monastica, che custodisce tesori di storia e spiritualità, a cominciare dalla chiesa monastica, con l’arco trionfale che riproduce accanto al trono centrale vuoto perché si è in attesa del definitivo ritorno del Signore, gli apostoli Pietro e Andrea, i due “p olmoni” per il respiro della Chiesa. Si è così realizzato un clima di fraternità spirituale e, soprattutto, una esperienza di una curia romana non solo internazionale bensì interrituale, come sottolineato dal cardinale prefetto nel saluto all’inizio del ritiro.© Osservatore Romano - 9 marzo 2014