Nei sotterranei si è più vicini alle fondamenta

sandriLa Congregazione per le Chiese Orientali, col prefetto, cardinale Leonardo Sandri, e l’arcivescovo segretario, Cyril Vasil’, ha recentemente incontrato i greco-cattolici di Bielorussia nella madrepatria e nella diaspora. L’occasione è stata offerta da alcuni anniversari e dall’inaugurazione di un centro pastorale a Londra per gli immigrati nel Regno Unito. Giovanni Paolo II, nel suo libro Memoria e identità, ebbe a riflettere sul mistero del male resosi presente in modo particolarmente visibile nei grandi regimi totalitari del Novecento. La comunità cattolica bielorussa, insieme al resto della popolazione dell’est europeo, è stata vittima di tante violenze frutto dell’odio di chi pensava di poter costituire una nazione in cui Dio fosse cancellato. Sono valori che gli orientali cattolici, ovunque si sono recati nel mondo, condividono con i propri connazionali rimasti nella terra natale nonostante ogni genere di difficoltà. La visita a Londra del cardinale Sandri ha inteso valorizzare un segno di questa capacità di sperare, contro ogni speranza, di cui ha dato prova la comunità greco cattolica bielorussa: la costituzione della residenza Marian House, a Londra, nel primo dopoguerra, fu il segno visibile che la violenza e la sofferenza subite non spensero, bensì spinsero i greco cattolici della diaspora a porre iniziative concrete di accoglienza e ospitalità, di formazione, di valorizzazione del proprio rito e patrimonio liturgico e linguistico, specie nella divina liturgia. Così volle il compianto padre Ceslaus Sipovich, poi vescovo, aiutato dall’a rc h i m a n - drita Alexsander Nadson, ora suo anziano successore. Il cardinale Eugène Tisserant, allora segretario del dicastero, appoggiò la fondazione del centro pastorale, distinguendolo da quello per i fedeli della diaspora russa. Fin dall’inizio, segno che la fede genera una cultura, come ha più volte richiamato Benedetto XVI, all’attività pastorale ordinaria si è affiancata quella della biblioteca bielorussa e dell’associazione di cultura anglo-bielorussa, che conserva nelle adiacenze di Marian House la più grande raccolta di libri e materiale documentario fuori del territorio b i e l o ru s s o . In questi anni si è provveduto a necessari interventi di manutenzione straordinaria grazie al coordinamento dall’arcidiocesi di Westminster e il cardinale Sandri ne ha presieduto la riapertura. Nel suo discorso il ricordo è andato alla prima notte in cui padre Sipovich nel 1946 prese dimora nella nuova struttura, quando scriveva nel suo diario: il mio unico desiderio è che la casa si riempia di uomini santi. Ed è proseguito con i rallegramenti e il rendimento di grazia a Dio nel constatare come la comunità bielorussa rimanga fedele all’intuizione originaria, che volle una Chiesa tra le case, quale espressione di quel Dio che rimane vicino e riempie di gioia e di forza le fatiche che l’uomo di ogni tempo affronta, come i bielorussi hanno esperimentato. Ad accompagnare il cardinale prefetto era il nunzio apostolico in Gran Bretagna, arcivescovo Antonio Mennini, col collaboratore monsignor Brian Udaigwe, l’archimandrita Sergiusz Gajek, visitatore per i greco-cattolici di Bielorussia, il reverendo Flavio Pace, officiale della Congregazione per le Chiese O rientali. Proprio la custodia della memoria e la conferma della propria identità religiosa, cultuale e nazionale hanno segnato gli interventi dell’a rc i v e s c o - vo Vasil’ nella visita in Bielorussia: la comunità nazionale ricordava la conclusione del secondo conflitto mondiale. Al termine della guerra, un quarto della popolazione aveva perso la vita, e i fedeli greco cattolici in particolare furono provati nel cosiddetto cammino del martirio delle zone di Palessie e di Slonim, dall’incendio ad opera delle truppe naziste dei villaggi della parrocchia di Babrovichy, e dall’a r re s t o dell’esarca apostolico, il padre gesuita Anton Niemancewicz, avvenuto nel 1942. Il pellegrinaggio spirituale, nel quale il presule era accompagnato dal visitatore per i greco-cattolici bielorussi e dal reverendo Martin Mihal’, collaboratore del dicastero, si è snodato sui luoghi del passato come luoghi sorgivi per la missione di annunciare il vangelo della vita, della gioia, della speranza, resosi presente nell’evento della pasqua di Cristo. A Minsk, il centro pastorale greco- cattolico di san Giuseppe ha accolto la celebrazione del moleben di ringraziamento e di intercessione per gli abitanti della capitale, cui è seguito l’incontro con il vice ministro degli affari esteri e ambasciatore presso la Santa Sede, Aiargej Alujnik. Dopo la conferenza sul tema «L’importanza dell’Oriente cristiano per la Chiesa universale», rivolto ai seminaristi e ai sacerdoti di rito latino e orientale, ha avuto luogo la concelebrazione eucaristica nella chiesa rossa di Minsk, intitolata ai santi Simeone ed Elena, insieme al nunzio apostolico arcivescovo Claudio Gugerotti e all’arcivescovo di Minsk-Mohilev, Tadeusz Kondrusiewicz. Nel tempio, che accoglie sia la comunità latina sia quella greco-cattolica, monsignor Vasil’ ha sottolineato il valore dell’ospitalità fraterna, dell’aiuto da parte del più forte al più debole sotto il profilo simbolico e storico. Infatti — ha detto l’a rc i v e - scovo — la comunità greco-cattolica si raduna nei sotterranei, è perciò è meno visibile, ma sicuramente è più vicina alle fondamenta. Questa Chiesa è collegata alle profonde radici dell’identità nazionale e spirituale bielorussa; la sua nascita è legata alla nascita stessa dell’ideale di unione fra le Chiese, sorta in queste terre, di quella unione che all’ep o ca, nel momento della sua conclusione a Brest veniva idealmente e bona fide percepita come migliore modo per il superamento dell’infelice divisione della cristianità. Il trasferimento nella regione di Albertyn ha consentito a monsignor Va s i l ’ di condividere la preghiera nel cuore della missione orientale dei gesuiti nel primo dopoguerra, e da dove nel 1942 fu prelevato l’e s a rc a apostolico, padre Niemancewicz. Nell’omelia della celebrazione eucaristica, egli ha concentrato l’attenzione sull’accesso all’eternità di Dio che all’umanità è garantita dalla Pasqua del Signore, poiché l’Eterno è solo Dio. In Lui, sono presenti e vivi tutti i tempi, tutti gli eventi, tutte le persone. In Lui, che è il Bene supremo, viene compiuto e valorizzato ogni bene che abbiamo nella nostra vita realizzato questo bene delle nostre azioni non viene vanificato dalla nostra debolezza umana, non viene vanificato dall’insuccesso umano, non viene vanificato dal tempo, non viene vanificato dal peccato, non viene distrutto neanche dalla morte. Dio, facendosi garante dell’op era compiuta in obbedienza alla sua volontà, la custodisce e la fa fiorire nel corso del tempo. Monsignor Vasil’ ha preso spunto dalla vicenda dei santi Cirillo e Metodio, l’esito della cui missione potè sembrare a molti un fallimento, per fare un paragone con l’ideale di unità portato avanti da padre Niemncewic e dalla Chiesa greco cattolica bielorussa: la comunità greco cattolica bielorussa con fierezza si può sentire fortemente legata a questo loro messaggio. E anche quando si può sentire piccola, forse poco considerata, poco gradita, o addirittura apparentemente dimenticata e non sufficientemente valorizzata, vive la propria fede con la stessa fiducia di santi Cirillo e Metodio, di tanti martiri e confessori della fede dei secoli passati, di padre Niemancewicz e tanti altri bielorussi che hanno sacrificato le loro vite, nella speranza di vedere nel mondo segnato dalle guerre la vittoria della pace, nella cristianità lacerata l’unione fra i cristiani, nell’umanità divisa per tante ragioni un modo di convivenza pacifica fra tutti gli uomini.

© Osservatore romano - 11 luglio 2012