Ortodossi russi e georgiani contro la violenza
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- Creato: 29 Agosto 2008
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Dalla Chiesa ortodossa russa si levano voci di pace e di conciliazione al fine di scongiurare l'inasprirsi delle relazioni fra georgiani e russi a seguito degli eventi delle ultime settimane. La preoccupazione principale è che nella profonda crisi apertasi fra i due Paesi trovi spazio anche la vendetta etnica. A questo proposito dagli ortodossi russi si moltiplicano le iniziative a difesa del Patriarca ortodosso georgiano Ilia ii.
Il diacono Andrei Kurayev, apprezzato dai fedeli per la sua attività e i suoi viaggi missionari in Russia e in Ucraina, ha affermato - secondo quanto riferisce l'agenzia Ecumenical news international - che i tentativi da parte di alcuni media russi di ritrarre il Patriarca Ilia come "fascista anti-russo" si fondano su traduzioni errate delle dichiarazioni da lui fatte all'inizio degli anni Novanta, quando la Georgia era coinvolta in una guerra civile. Dichiarazioni che in ogni caso sono state fraintese. Kurayev ha spiegato che sia il Patriarca Ilia sia il Patriarca Alessio ii stanno facendo il possibile affinché lo scontro tra russi e georgiani non diventi "una guerra del popolo, una guerra santa, come dicono le parole del famoso canto sulla grande guerra patriottica", come i russi chiamano la Seconda guerra mondiale.
Non si tratta di una voce isolata. Come Kurayev, che ha definito "vergognosi" i saccheggi delle case georgiane da parte degli osseti, episodi per i quali non può esservi "nessuna giustificazione", anche altri membri del clero della Chiesa russa ortodossa hanno messo in guardia dalla possibilità che prenda piede un ciclo di odio etnico e di vendetta in seguito alle attuali violenze in Ossezia del Sud.
Il reverendo Vsevolod Chaplin, vice presidente per i rapporti esterni del patriarcato di Mosca, ha detto a Soyuz, il canale televisivo della Chiesa ortodossa: "Solo un folle oggi può dichiarare nemici tutti i georgiani e accendere sentimenti anti-georgiani nel nostro Paese".
Al contempo, comunque, sia Chaplin sia il reverendo Dmitry Smirnov, che è responsabile del dipartimento per i rapporti con i militari del patriarcato di Mosca, hanno dichiarato che la Georgia dovrebbe essere grata alla Russia per l'aiuto ricevuto nei secoli.
"Penso che sia giunto il momento per ricordare al governo della Georgia e al suo popolo ciò che la Russia ha fatto per questo Paese", avrebbe detto Smirnov, secondo quanto riportato nell'edizione del 20 agosto di "Argumenty i Fakty", un settimanale nazionale. "C'è stato un tempo in cui la Georgia ha chiesto di diventare parte della Russia per non essere distrutta e assoggettata dalla Turchia".
Patriarchia.ru, sito internet ufficiale del Patriarcato di Mosca, riferisce che il Patriarca Alessio ha inoltre benedetto l'uso di una nuova preghiera "per la pace in Caucaso".
Separatamente, durante una veglia alla vigilia della solennità della Trasfigurazione, che la Chiesa russa ortodossa celebra il 19 agosto, l'arcivescovo Feofan di Stravropo e Vladikavkaz, due regioni russe vicine alla zona di guerra in Ossezia del Sud, ha consigliato ai fedeli di mettere da parte ogni eventuale sentimento bellico.
"Ora, per quanto possa essere difficile per noi, in nessuna circostanza dobbiamo cedere alle nostre emozioni", ha affermato l'arcivescovo. E ha aggiunto: "Non dobbiamo dirigere la nostra rabbia verso i georgiani, che spesso vivono in mezzo a noi. Poiché è questa la forza del nostro cristianesimo: non essere come coloro che hanno alzato le armi contro dei cittadini pacifici".
(©L'Osservatore Romano - 29 agosto 2008)
Il diacono Andrei Kurayev, apprezzato dai fedeli per la sua attività e i suoi viaggi missionari in Russia e in Ucraina, ha affermato - secondo quanto riferisce l'agenzia Ecumenical news international - che i tentativi da parte di alcuni media russi di ritrarre il Patriarca Ilia come "fascista anti-russo" si fondano su traduzioni errate delle dichiarazioni da lui fatte all'inizio degli anni Novanta, quando la Georgia era coinvolta in una guerra civile. Dichiarazioni che in ogni caso sono state fraintese. Kurayev ha spiegato che sia il Patriarca Ilia sia il Patriarca Alessio ii stanno facendo il possibile affinché lo scontro tra russi e georgiani non diventi "una guerra del popolo, una guerra santa, come dicono le parole del famoso canto sulla grande guerra patriottica", come i russi chiamano la Seconda guerra mondiale.
Non si tratta di una voce isolata. Come Kurayev, che ha definito "vergognosi" i saccheggi delle case georgiane da parte degli osseti, episodi per i quali non può esservi "nessuna giustificazione", anche altri membri del clero della Chiesa russa ortodossa hanno messo in guardia dalla possibilità che prenda piede un ciclo di odio etnico e di vendetta in seguito alle attuali violenze in Ossezia del Sud.
Il reverendo Vsevolod Chaplin, vice presidente per i rapporti esterni del patriarcato di Mosca, ha detto a Soyuz, il canale televisivo della Chiesa ortodossa: "Solo un folle oggi può dichiarare nemici tutti i georgiani e accendere sentimenti anti-georgiani nel nostro Paese".
Al contempo, comunque, sia Chaplin sia il reverendo Dmitry Smirnov, che è responsabile del dipartimento per i rapporti con i militari del patriarcato di Mosca, hanno dichiarato che la Georgia dovrebbe essere grata alla Russia per l'aiuto ricevuto nei secoli.
"Penso che sia giunto il momento per ricordare al governo della Georgia e al suo popolo ciò che la Russia ha fatto per questo Paese", avrebbe detto Smirnov, secondo quanto riportato nell'edizione del 20 agosto di "Argumenty i Fakty", un settimanale nazionale. "C'è stato un tempo in cui la Georgia ha chiesto di diventare parte della Russia per non essere distrutta e assoggettata dalla Turchia".
Patriarchia.ru, sito internet ufficiale del Patriarcato di Mosca, riferisce che il Patriarca Alessio ha inoltre benedetto l'uso di una nuova preghiera "per la pace in Caucaso".
Separatamente, durante una veglia alla vigilia della solennità della Trasfigurazione, che la Chiesa russa ortodossa celebra il 19 agosto, l'arcivescovo Feofan di Stravropo e Vladikavkaz, due regioni russe vicine alla zona di guerra in Ossezia del Sud, ha consigliato ai fedeli di mettere da parte ogni eventuale sentimento bellico.
"Ora, per quanto possa essere difficile per noi, in nessuna circostanza dobbiamo cedere alle nostre emozioni", ha affermato l'arcivescovo. E ha aggiunto: "Non dobbiamo dirigere la nostra rabbia verso i georgiani, che spesso vivono in mezzo a noi. Poiché è questa la forza del nostro cristianesimo: non essere come coloro che hanno alzato le armi contro dei cittadini pacifici".
(©L'Osservatore Romano - 29 agosto 2008)