Bruxelles preme per la fine delle violenze in Siria

viaggi-siriaDAMASCO, 12. «Il regime ha promesso riforme che non sono mai state realizzate. Pertanto Assad ha perso qualsiasi credibilità e deve lasciare il potere per consentire una transizione reale in Siria». Questa in sintesi la posizione dell’Unione europea sulla crisi siriana, espressa ieri da un portavoce di Bruxelles. Il recente discorso del presidente Assad alla Nazione «è una negazione di tutte le preoccupazioni espresse dalla comunità internazionale, che chiede la fine delle violenze, il rilascio dei prigionieri politici, il ritiro delle truppe e l’accesso nel Paese agli osservatori indipendenti, ai media e agli esperti umanitari» ha detto il portavoce di Catherine Ashton, Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune. L’Unione europea manterrà «la sua politica di misure sempre più restrittive e sanzioni contro il regime, non contro la popolazione civile». Intanto ieri un raduno di sostenitori del presidente Assad è stato colpito da colpi di mortaio. Un giornalista francese, Gilles Jacquier, e altri sette civili siriani sono stati uccisi, mentre un altro reporter, un fotografo olandese, Steven Wassenaar, è rimasto leggermente ferito. Il Governo francese e l’Unione europea hanno chiesto l’avvio di un’inchiesta su quanto accaduto. Lo scontro è avvenuto poche ore dopo un discorso di Assad, tenuto a piazza degli Omayyadi, nel centro moderno di Damasco. Il presidente ha voluto rassicurare l’opinione pubblica interna: «Siamo alla fase finale e la Siria sconfiggerà il complotto» ha detto dal palco Assad. Le autorità di Damasco attribuiscono la responsabilità delle proteste e dei disordini a «gruppi armati» di matrice terroristica infiltrati dall’esterno. Gli attivisti dei Comitati di coordinamento locali hanno intanto riferito dell’uccisione di 16 persone (13 civili e tre disertori) tra Homs, Idlib, Hama e Latakia. La Lega Araba dal Cairo ha annunciato la sospensione dell’invio in Siria di nuovi delegati che avrebbero dovuto rafforzare la missione di 67 osservatori operativi dal 26 dicembre. Due giorni fa uno dei partecipanti alla missione della Lega Araba ha dichiarato che Homs dev’essere definita «zona colpita da disastro umanitario », denunciando numerose violazioni dei diritti umani. Nel frattempo, il personale dell’ambasciata statunitense a Damasco è stato ridotto per motivi di sicurezza: lo ha riferito il dipartimento di Stato americano. «Il dipartimento — si legge in un comunicato — ha deciso di ridurre ulteriormente il numero dei dipendenti a Damasco e ha ordinato che un certo numero di loro lascino la capitale della Siria non appena possibile ». Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha nuovamente criticato l’azione del presidente Assad a causa del suo «agghiacciante cinismo». Centinaia di attivisti — secondo fonti della stampa locale — si stanno radunando al confine turco con la Siria per domandare la fine delle violenze e portare aiuti umanitari. Un portavoce dell’iniziativa «Freedom convoy» ha riferito che oggi gli attivisti tenteranno di attraversare il confine con carichi di cibo, medicine e altri aiuti. Il gruppo — comp osto per lo più da siriani provenienti da Bulgaria, Olanda, Francia e Stati Uniti — si accamperà vicino al confine per un sit-in di protesta di tre giorni se le autorità siriane non li faranno entrare.

© Osservatore Romano - 12 gennaio 2012