DAL LIBANO/ “Covid e rabbia, temiamo una guerra civile”

libano beirut esplosione 1 lapresse1280 640x300“Ancora una volta non si sa cosa è veramente successo, come già accaduto in passato, ed è questo che fa aumentare la rabbia e la disperazione dei libanesi. Ancora una volta il Libano è ferito a morte e non si saprà mai cosa è successo davvero”. A parlare è Michele Citton, originario di Padova, dal 2015 in Libano dove lavora in un centro di ricerca dell’Università americana di Beirut. Il giorno della terribile esplosione al porto di Beirut era tornato fortunatamente a casa prima, altrimenti si sarebbe trovato nei suoi uffici investiti dall’esplosione. Lui, la moglie libanese e il figlio di un solo mese vivono poco fuori la capitale, a Beit Mery, “a otto chilometri dall’esplosione ma sembrava fosse stata a duecento metri da casa”. La paura adesso, ci ha detto, è che il Libano possa scivolare di nuovo nella guerra civile: “Hezbollah ha detto che tutte le offese dei manifestanti nei confronti del Mullah non resteranno impunite”. Che l’esplosione sia stata provocata apposta per far 
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