Al largo della Libia l’ennesimo naufragio di migranti: almeno 70 i morti accertati. Centocinquanta persone disperse in un mare di indifferenza
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- Creato: 26 Luglio 2019
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Si è già parlato come della peggiore strage di migranti del 2019: 150 persone disperse tra le onde secondo alcuni testimoni. Uomini, donne, bambini. Un pescatore ha avvistato i naufraghi al largo di Khoms, in Libia, un porto a circa 100 chilometri a est di Tripoli, ne ha soccorsi quanti poteva, poi ha avvisato la Guardia costiera libica che ne ha tratti in salvo 137 mentre 70 corpi galleggiavano intorno al relitto. Secondo i sopravvissuti c’erano circa 300 persone in viaggio, non è chiaro se su un solo barcone o in due che viaggiavano affiancati.Il Mediterraneo continua a inghiottire vite nonostante gli sforzi di ostacolare le partenze: l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni sottolineano come le morti in mare non si siano mai arrestate dall’inizio della buona stagione. Settantadue i corpi recuperati, ma 82 i dispersi, il 12 luglio davanti alla Tunisia, 12 ripescati nell’Egeo e ancora davanti a Lesbo, al Marocco, alla Spagna, tanti davanti alle coste libiche, dove i sopravvissuti vengono riportati in centri di detenzione nei quali il rispetto dei diritti umani è stato messo troppe volte in dubbio.
Ma Unhcr e Onu concordano nel ritenere che molte stragi si consumino nel silenzio, e che le persone in fuga da guerre e miseria che concludono il viaggio in mare siano molte di più. Il gruppo protagonista del naufragio era partito da Khoms e il barcone si sarebbe rovesciato poco dopo. Medici senza frontiere, che sta prestando soccorso ai sopravvissuti, riferisce testimonianze di 70 corpi contati in mare e di un altro centinaio di dispersi. Filippo Grandi, Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), ha ribadito su twitter che occorre «ripristinare il soccorso in mare, porre fine alle detenzioni di migranti e rifugiati in Libia, assicurare passaggi sicuri per uscire dal Paese» e aggiunge che va fatto «ora», «prima che sia troppo tardi per altri disperati».
La notizia del naufragio giunge mentre in Italia la camera dei deputati sta varando il decreto sicurezza bis, che inasprisce fra l’altro le sanzioni per le navi delle ong che operano salvataggi in mare, e mentre un motopeschereccio siciliano vaga da oltre 12 ore in mare aperto tra Lampedusa e Malta con una cinquantina di migranti soccorsi la notte scorsa da un gommone in acque di competenza maltese, a 50 miglia dalla costa, e che nessuno vuole.
Secondo il Centro Astalli le cifre dell’ultimo naufragio potrebbero essere anche più elevate di quelle diffuse sinora. La struttura dei gesuiti, che si occupa in primo luogo di rifugiati esprime «profondo cordoglio» per le vittime e «preoccupazione per la sorte dei migranti riportati in Libia, Paese in guerra e quindi porto non sicuro». «Chiediamo a istituzioni nazionali e sovranazionali di ripristinare immediatamente le operazioni di ricerca e soccorso in mare; di attivare un piano di evacuazione dei migranti dalla Libia, dove la loro vita è in pericolo a causa di violenze e soprusi che sono prassi quotidiana; di prevedere percorsi di ingresso legale in Europa per i migranti oggi costretti a dover ricorrere al traffico di essere umani in assenza di vie sicure e regolamentate; di aprire canali umanitari per chi scappa da guerre, persecuzioni ed estrema povertà e ha diritto a chiedere protezione e accoglienza in Europa».
L’Europa sino a ora non ha dato risposte efficaci. «È assolutamente inaccettabile — ha detto Raffaela Milano, direttrice Programmi Italia-Europa di Save the children — che l’Europa rimanga inerme di fronte alla tragedia che continua a consumarsi alle sue porte». Secondo le ultime stime disponibili, nei primi 5 mesi dell’anno, 1 persona su 14 migranti è morta in mare.
© Osservatore Romano - 27 luglio 2019